(in)credible India

Descrizioni e commenti a freddo dell'esperienza indiana.

Il turista

Mumbay

Arrivati al disastrato aeroporto di Mumbay (ma è in ristrutturazione), 3 oe e mezza per fare 24 km in taxi fino a Colaba (a sud, la zona più carina). Per chi come me non è mai andato in un paese del terzo mondo, Mumbay è un pugno allo stomaco. Ma forte. Gente poverissima che vive in baracche ai bordi delle strade: 3 pezzi di ondulus come muri, un telo come tetto. Sbirciando dal taxi si intravedono due cenci, una pentola e un rete come letto. Quelli che hanno la baracca sotto il ponte non hanno il tetto come telo. Bimbi denutriti, gente che si spulcia in strada, dedali di viuzze sempre più piccole e sempre più sporche. Topi di fogna vivi e morti quasi ovunque. Un traffico incredibile, indisciplinato fino all'inverosimile. Ci mettevamo anche 10 minuti per attraversare una strada. Soprcizia e inquinamento ad ogni angolo. Di contro monumenti e templi bellissimi, sfarzosi in molti casi. O sei zero o sei mille, non c'è la via di mezzo. L'albergo era una carina palazzina vicino al Gateway of India: l'arco di trionfo fatto costruire per la visita dei regnanti inglesi nel 1911. Di posti da vedere ce ne sono a bizzeffe: in questa megalopoli di quasi venti milioni di abitanti (la quinta area urbana più popolata al mondo). Con un bel giro in taxi giornaliero si gustano il lungomare, templi hindu, hare khrisna, moschee, sinagoghe, la stazione dei treni (un vero delirio ma dall'architettura mozzafiato), i giardini pensili, la torre del silenzio dove i zoroastriani buttano i cadaveri dei loro correligiosi defunti come cibo per gli uccelli (http://en.wikipedia.org/wiki/Towers_of_Silence), la casa di Ghandi, la spiaggia di Chowpatti, il mercato Crowford. Questo è il giro che abbiamo fatto noi (io e una coppia di miei amici). Il gestore dell'albergo ci ha dato una grossa mano ad arrangiare la nostra permanenza a Mumbay. Se volevamo potevamo anche fare un film a Bollywood. Solo che la sessione dura 14 ore senza pause e pagano 500 rupie (7.5 euro circa). Posto suggestivo comunque: Mumbay abbraccia una penisola naturale da tutti i lati, anche dall'entroterra, perciò si hanno paesaggi suggestivi di una cosa dall'altra e viceversa.

Goa

Ero abbastanza esausto di Mumbay: già una passeggiata in mezzo a quel casino mi lasciava talmente tanto stress che i pisolini non si contavano. Dovevo ancora digerirla. Si parte per Goa: mitica zona in cui, dai tempi dei Beatles, si radunano gli hippy per fare festa. Spiagge incontaminate appena fuori dalla giungla. Si parte con un autobus con cuccette claustrofobiche. Aria condizionata sparata fortissima a 10 gradi. Tempo previsto 12 ore. Tempo impiegato 17 ore e mezza: quasi fuori da Mumbay si rompe l'idroguida. Ora che è arrivato il meccanico col pezzo e l'ha cambiato ci sono volute 4 ore e mezza. Eravamo fermi a fianco ad una discarica in cui viveva della gente. Era talemente afoso che sono usciti dalle baracche e si sono messi a dormire sul marciapiede in mezzo a cani randagi, escrementi di ogni tipo e... noi. Un temporale (monsone) ha contribuito a infangare il tutto. Finalmente arriviamo. Primo giorno a Magdaone, nell'entroterra per andare a visitare Old Goa, con una chiesa cattolica (Goa era stata conquistata dai portoghesi). Il giorno dopo si parte per Palolem: due ore di autobus tipici, pieni di colori e santini (e diamine se servono nelle auto indiane!). Il posto è davvero un paradiso, una spiaggia con palme, sabbia finissima ma... il cartello per entrare in spiaggia diceva: "non sporcare il posti comuni, non fumare nei luoghi pubblici, vietato molestare i bambini". Cosa?!?! Se lo devono scrivere su un cartello vuol dire che la situazione è tragica. La conferma mi arriva da un giornale: la lettera di un inglese esasperato: ormai Goa pare sia diventata un rifugio di tossici che sbarcano in questo paradiso dalle droghe poco costose. C'erano cartelli con divieto di drogarsi in ogni locale. Questo, ad ogni modo, non ha scalfito la bellezza del posto ai miei occhi. A Goa ci siamo rimasti poco: i monsoni lì erano violentissimi e inoltre il giorno del matrimonio si avvicinava. Deciamo quindi di partire per...

Bangalore

l'ultima tappa del nostro viaggio. Ci facciamo furbi: autobus con sedili reclinabili. Bellissimo, ultralusso, due sole considerazioni; la prima sui film di Bollywood sparati fino alle due del mattino, la seconda su quel ca..o di ubriacone che avevo a fianco che no mi faceva dormire da quanto si moveva e dal fiato che aveva. All'arrivo ci viene a prendere la sposa con la mia ex arrivata la notte prima. Ci salutiamo e andiamo nel residence prenotato per noi dalla sposa. Mai vista una roba del genere: un appartamento con tre stanze enormi, un bagno per ogni stanza, salone immenso, colazione alla mattina, personale che si faceva in 4. Tutto pagato da lei: in India la famiglia della sposa paga tutte le spese del matrimonio quindi i genitori risparmiano fin dalla nascita. Avevamo anche il taxi solo per noi che ci portava avanti e indietro dalla cerimonia, tutto già pagato. Bangalore è molto più pulita di Mumbay, o meglio, la zona più vicina ad un'idea occidentale di città à molto più grossi di quella vissuta da noi a Mumbay. Il traffico anche qui però è terrificante, pieno di tuc tuc che fanno quello che vogliono. Abbiamo girato poco a Bangalore: sopratutto shopping per il matrimonio e la cerimonia ci hanno portato via tutti i giorni disponibili. Solo un paio di templi, un mercato nella zona musulmana e un parco pubblico.

La cerimonia

Il primo giorno eravamo liberi: riguardava solo la sposa a casa della famiglia dello sposo. Secondo giorno a casa della sposa che le donne si sono fatte dipingere le mani con l'henna: due ore e mezza per le amiche e 4 ore per la sposa. Aveva le braccia coperte fino al gomito. Uno spettacolo. Il terzo giorno siamo andati nel posto dove si celebrava il matrimonio: nella loro tradizione è l giorno in cui lo sposo chiede la mano al fratello della sposa. Mille invitati che facevano un bordello indescrivibile, musica con un complesso tipico, 4 santoni indù (uno assomigliava stranamente ad Antonio Fazio...), un mare di doni sul palco, insomma quanto di più distante da una cerimonia cattolica. Si mangiava nel seminterrato e i piatti erano foglie di banana. Fortuna che quando ci hanno visto ci hanno fornito di cucchiai: tutti gli altri mangiavano con le mani. Riso con salse piccantissime e altro tutto vegetariano. Niente Alcol (sigh, e manco dovevamo guidare). Il tutto è durato dalla mattina alla sera. Il secondo giorno c'è stata la cermonia vera e propria: è così complicata che ci hanno fornito di un libricino per seguirla. Ecco, non ci abbiamo capito niente e abbiamo perso il filo. L'unica cosa che ricordo bene sono stati i 7 giri intorno al fuoco con lo sposo mentre venivano bombardati da riso fritto (freddo) dai parenti e dai santoni.

La gente ea carinissima con noi: pensate all'effetto che ha suscitato la vista di 3 occidentali e una cinese vestiti come indiani che arrivano da lontanissimo. Non potevamo essere più coccolati, e non solo dai parenti della sposa, ma da tutti proprio. Eravamo sempre tra i primi a mangiare, tuti che si peoccupavano se stavamo bene, i fotografi ufficiali che si giravano e facevano le foto a noi invece che agli sposi. Una festa anche per noi.

Il portafoglio

L'india è estremamante economica: si mangiava in giro per strada, nei ristoranti tra scarafaggi con l'equivalente di 50 cent a testa. La cucina è piccantissima, spesso vegetariana, al massimo si trova il pollo. Il pesce non ho avuto il coraggio di assaggiarlo: a Mumbay il mare è talmente inquinato che avrei fatto prima a mangiarmi un termometro, e a Goa non ho avuto occasione. I vestiti costano 10 volte in meno che da noi, anche roba di marca: per il matrimonio ho comprato un paio di pantaloni di marca a 11 euro. In tutto sono andati via meno di 250 euro, aerei esclusi, per 20 giorni di vacanza.

La spiritualità e altro

Dal giornale che leggevo a Goa: a Magdaone il giorno prima che arrivassimo i musulmani avevano tirato giù un tempio induista. In un altro posto hanno eretto un tempio hindu nel quartiere musulmano in una notte, tanto per far capire chi comandava. In un tempio hare krishna, un adepto ci ha fatto una filippica sui beni materiali fallaci contrapposti agli immortali valori spirituali. Nel mentre stava giocherellando con un i-phone. Allora non prendetemi per il culo! Davvero, non lo sopporto. IMHO: la religione è solo uno strumento per mantenere il potere sulle masse, ed anche un comodo scarico di responsabilità. Tanto è sempre colpa di qualche dio, di qualche santo (poco) protettore o del fato, del destino, il dio degli dei... Tutti i mortali occupati a pensare a loro stessi. Si è tanto occupati a vedere il cielo che non ci si accorge del posto in cui si vive anche se si affoga nella merda.  Se c'è scritto che non si può sputare lì (masticano tabacco), lì è pulito, a fianco è marrone. In macchina è l'anarchia. Gente vestita di cenci ma col telefonino. Una burocrazia assurda: per fare il check-in dei bagagli ci siamo dovuti districare tra carte, bollini da applicare su tutte le valigie, controlli su controlli (dei bollini, non delle valigie). Infrastrutture inesistenti. Devono farne di strada per arrivare dov'è arrivata la Cina. Ma in compenso tutto funziona, anche se non sembrerebbe. Pensate, ad esempio, che a Mumbay c'è un servizio di gente che porta il pranzo dalla famiglia al posto di lavoro del capofamiglia. Quasi tutti sono analfabeti, e riescono a portare il pranzo in mezzo a quell'inferno. Solo un pranzo su 6 milioni si perde. La Mitzubishi sta studiando un algoritmo basato su questo loro sistema.

Vanya

Dopo un anno e mezzo che non la vedevo ero ok, tranquillo. Ci siamo visti tutto bene. Ero tranquillo. In casa viene in camera mia zompettando col suo sorriso dolcissimo e mi regala una spilla a forma di chitarra con su scritto "rock'n'roll is NOT dead". Cazzo così non si fa. mi sono sciolto, ho passato 5 giorni a tenermi a freno, combattuto tra la voglia di rivivere i vecchi ardori e la consapevolezza che sarebbe stato peggio. Tanto è finito tutto. Pazienza... ma che bello averla rivista, averci parlato, litigato, baciarla ancora. Buon viaggio e buona vita piccola, se hai bisogno io sono qui a NOVEMILATRECENTOSESSANTA chilometri di distanza. Mi viene da star male, ma quando sono tornato ho buttato via i vestiti che aveva lasciato qui. Cazzo se è dura da voltare 'sta pagina...

 

Ok, credo di avervi detto molto, mancano solo le foto. La prima tranche è qui:

http://picasaweb.google.com/Corrado.Locati/2008India

 

A presto

Corrado

Comments

 Bellissimo racconto davvero ... con risvolti inaspettati ... ci sta bene per una canzone direi ...


Tiziano Demaria

 

...bella pagina!!!
Grazie!!

Ciao Ciao!!

Fulvio

Easy like sunday morning... Sometimes!