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Storie di liuteria spicciola.

Siamo circa a meta' Gennaio, fa abbastanza freddo e, come spesso accade, mi vedo per qualche birra e qualche ciacola con Enrico. Alla fine gli argomenti sono i più svariati, politica, sociologia, anatomia, fisica quantistica, chitarre, amplificatori, musica. Un po' di tutto insomma. E li che viene l'idea di fare un intervista per Laster. Cosi, visto i pochi giorni a disposizione per la sua imminente partenza per il Messico, decidiamo di vederci il giorno dopo a casa sua. Passo da Ali, un amico pizzaiolo, piglio una capricciosa per me, una siciliana con aggiunta di carciofi per lui, 4 bottiglie di Moretti (basteranno?) e vado....Arrivo da lui, scendiamo in taverna facendo slalom tra amplificatori e chitarre. Ci sono due 335 rosse una davanti all'altra.. “Quale mi porto via.. P90 o Humbucker?” “Humbucker! Sono più lucidi!” Finito di cenare, finita la birra, sapendo che ad un buon superalcolico non so dir di no, tira fuori una bottiglia di Vodka, regalategli in Russia l'anno scorso, durante il tour con Brian Templeton. Versiamo la vodka, ed iniziamo l'intervista.
Blues for Laster. Video inside

A Padova sono ormai moltissimi anni che la figura del bassista elettrico è incarnata al meglio da Paolo Andriolo. Il suo esordio -nei primissimi anni ottanta- è avvenuto come per molti musicisti, col blues, ma già la sua collaborazione coi Koma Wave (storica band padovana capace di spaziare dal reggae al funk alla fusion) ne ha presto messo in luce la peculiare versatilità. Le sue collaborazioni successive, difatti, hanno spaziato dal reggae dei Pitura Freska alla rumba gitana dei Gipsy Kings, al pop di Francesco Baccini e Alan Sorrenti. La sua continua crescita artistica l'ha portato, ovviamente, a collaborazioni anche in ambito jazzistico (bastino i nomi arcinoti di Fabrizio Bosso e Marco Tamburini) ma la sua cifra stilistica predominante e che l'ha reso riconoscibilissimo (e richiestissimo) è indiscutibilmente legata alla musica brasiliana, come si può legge nell'intervista che ho realizzato "al volo", in occasione di una jam session da lui capitanata in un locale padovano.

Tolo Marton, musicista italiano, di Treviso, classe 1951, è stato uno dei pionieri della musica rock dal vivo nel nostro paese. Maestro e faro di molti chitarristi rock-blues italiani dei giorni nostri, si è guadagnato fama e stima oltre oceano, dove ha ottenuto importanti riconoscimenti. Recentemente ha riportato in vita I suoi primi tre lavori da solista in un doppio CD intitolato “Reprints”. L’abbiamo incontrato un lunedì pomeriggio nella sua casa nella prima periferia di Treviso per una lunga chiacchierata.
Inserito video di Tolo per la "truppa" di Laster.it

Da un'idea di Giovanni Pelosi e Reno Brandoni, fondatori di Fingerpicking.net, giunge alla sua settima edizione il Ferentino Acustica, un festival interamente dedicato alla chitarra acustica in generale e che ospita ogni anno nomi nazionali ed internazionali che hanno fatto grande questo strumento. Noi di Laster Guitar abbiamo fatto due chiacchiere con alcuni dei protagonisti di questa edizione: Micky Piperno e Giovanni Ferro.

"De longo in gìo", continuamente in giro in genovese (si legge "de lungu in gìu", NdR), non è solo il titolo di una canzone di Paolo Bonfanti, è anche una frase che ben sintetizza i quasi 25 anni di carriera del grande chitarrista blues genovese: un quarto di secolo sempre sulla cresta dell’onda, calcando i palchi di tutta la penisola e di mezzo mondo, senza mai stancarsi di comunicare emozioni.
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