la strada giusta

oggi è morto di carcinoma polmonare il marito una signora che avevo intervistato per la mia tesi e alla quale mi sono molto legato. ho visto tanta sofferenza e rabbia in lei e in questi giorni in ospedale scappavo da lei appena avevo 5minuti liberi. è stata affianco al marito ininterrottamente per 12 giorni e 12 notti senza mai tornare a casa dai tre figli e sta mettina alle 5 e mezzo suo marito roberto si è spento stringendole la mano. quando l'ho raggiunta in camera mortuaria mi ha stretto forte ed è scoppiata a piangere dicendomi di essere stato l'unico a rimanerle sempre vicino. e la cosa non mi consola affatto. spero solo di stare percorrendo la strada giusta.

gabbo

Comments

Queste sono le storie che non vorrei mai leggere.
Sono affranto.
Poverina, dalle un abbraccio forte da parte di tutti noi, per quel poco che vale in questi momenti...


La risposta è dentro di te...epperò è sbagliata. - Quelo
AlexUnder .::Mururoa::.

è per questo che ho intrapreso questa strada solo che oggi ho avuto dei momenti di sconforto e ancora non mi sono del tutto ripreso..

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gabbo

www.myspace.com/squaredtomato

Gabbo, suppongo che tu sia un medico, e lo sia da poco tempo. Se mi sbaglio, diciamo che parlerò in generale.
Mi sono laureato nel luglio del 1977, con una tesi in ematologia, dopo aver visto morire le dodici persone, che è più personale che dire "dodici pazienti" che avevo seguito per un anno ed erano, in qualche modo, l'argomento della tesi.
Ero morto dodici volte.
Nel periodo di un tirocinio post laurea in clinica pediatrica sono morti, sempre per cause ematologiche, due bambini, Gianni e Roberto, che erano stati ricoverati lì più di un anno.
Nel 1983 ho perduto i miei primi due pazienti, come medico curante. Uno era il fratello di mia madre, l'altro era mio padre. E sono già passati venticinque anni, di effimere soddisfazioni e invariabili tragedie. Perchè, alla fine, si muore.

Quante volte si può morire? essere professionisti in un ambito di questa delicatezza non può e non deve rappresentar la perdita della sensibilità, ma qualche meccanismo di difesa bisogna pur acquisirlo, per sè, per la propria famiglia, e anche per i pazienti.
L'indifferenza è il marcio della medicina, la personalizzazione eccessiva marcisce noi stessi, ed il rapporto con quelli che dobbiamo curare e confortare.
Naturalmente, imho.

Ciao
Giovanni

sono solo un laureando psicologo. e per questo non posso erigere forme di difesa che vadano verso la freddezza e ci devo mettere il massimo del mio sentimento per poter veramente aiutare qualcuno. spero solo di esserne all'altezza..

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gabbo

www.myspace.com/squaredtomato

Mi dispiace che abbia scritto quel "solo", riferendoti al tuo essere laureando in psicologia.
Hai davanti una vita nella quale potrai essere di aiuto e conforto ad una gran quantità di persone sofferenti.
Una volta, ed in parte anche adesso, la funzione di psicologo era affidata ai medici, od agli amici, ai familiari, che spesso non sono in grado di far altro che dire parole di circostanza, o dare una pacca sulla spalla. Non che sia poco.
Però, anzi, proprio per questo, penso che il tuo essere psicologo possa consistere nell'azione professionale.
Credo tu possa confermarmi che, in situazioni di coinvolgimento personale, si sconsiglierebbe ad uno psicologo di prendere in cura qualcuno. Non proprio meccanicamente, discende da questo che il grado di coinvolgimento emozionale con le persone di cui ci si occupa dovrebbe essere, in qualche misura, controllato.
E sono certo che ce la farai, perchè la tua intenzione, da quanto scrivi, è perfetta.

Ciao,
Giovanni

in effetti sarebbe sconsigliato, nonchè deontologicamente scorretto, occuparsi di persone con le quali siamo già affettivamente coinvolte..spero di riuscirci comunque..

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gabbo

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sono d'accordo Giovanni... spesso sento degli amici medici con grande esperienza parlare e penso questa via sia la migliore, ovvero il bilanciamento di tutto. Avere la delicatezza e sensibilità di esigere che tutto funzioni al meglio per il paziente, fare il possibile, trattarlo con rispetto e aiutarlo... ma la fine è inevitabile e bisogna accettarla per non indurirsi dentro, è la natura.

...ma sono sicuro che con un mestiere del genere non sia per niente facile mantenere questo equilibrio.

Tieni duro gabbo e mantieni il tuo entusiasmo.

Hai aiutato questa signora quando nemmeno i più stretti le stavano accanto.. penso dalle tue parole che tu abbia dato del tuo meglio.

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Robz