Decima puntata della rubrica che vede Daniele Bazzani e Giovanni Onofri parlare delle...
“Tutto in un Concerto” – Articolo tratto da TarantoOggi di martedì 13 gennaio 2009.
Torna a far progetti per la sua Taranto Gigi D’Amato, impresario ed organizzatore di concerti storici come quello di Ramazzotti, Laura Pausini, Renato Zero e Simply Red, solo per citarne alcuni.
Nonostante gli impegni come agenti di spettacoli di personaggi di spicco come Alessandro Greco e Patty Pravo, D’Amato è pronto ad “inventarsi” qualcosa che, come sempre, lasci il segno.
“Sono sempre qui, non sono andato via” – dichiara durante un intervista – “Curando gli interessi di grandi artisti, per un fatto di strategie devo avere un ufficio a Roma, città dove ho il mio quartier generale. Sto molto spesso a Taranto: anche qui ho un ufficio, collaboratori, gente con la quale pianifico e mi confronto, ma i contratti bisogna siglarli sempre nella capitale. (omissis)".
In questo periodo, come lui stesso ammette, in cantiere c’è un progetto ambizioso: una manifestazione in cui i protagonisti siano quarant’anni di musica e moda con una serie di concerti e un convegno importante.
“E’ un progetto concreto” – conferma l’impresario – “Voglio riunire sullo stesso palco complessi beat che hanno fatto in qualche modo la storia di Taranto. Alcuni di questi, per divertimento, continuano a suonare: I 4 del Sud, Pettirossi, Double Faces, Spettri, Knocks, Les Amantes, Principi Azzurri, Vampiri, Vengers, Golden, Glom, Planets. Ne dimentico sicuramente qualcuno: bene, mi piacerebbe che si raccontassero su un enorme palco, a suonare cavalli di battaglia dell’epoca, originali o cover”.
“E mettere di contorno un gruppo storico di quegli anni, Equipe 84 o Camaleonti, Dik Dik o Formula 3. Per la generazione di mezzo, anni ’70-80, il concerto di un artista di grande richiamo, da organizzare in un teatro. Fra i nomi, Fiorella Mannoia, Giorgia, Alex Britti o Biagio Antonacci. Stiamo parlando di un ‘toto-artista’ ma uno di questi mi piacerebbe proprio ospitarlo”.
L’idea non esclude che sul palco, eventualmente, salga un gruppo che esprima quello che è il beat del domani. Come i Sud Sound System, per esempio, formazione che a D’Amato piace particolarmente.
Non solo musica, in ogni caso: “Mi piacerebbe condire il tutto con dibattiti e convegni” – conferma – “Non solo con i protagonisti degli anni sessanta di casa nostra, ma anche con personaggi che hanno realizzato pubblicazioni, lanciato la moda: protagonisti loro stessi di quegli anni e, oggi, testimoni di un periodo che è stato un vero spartiacque con quello che è seguito a quell’epoca, beat in primis. Dunque, avanzo ipotesi, più che nomi: Marcello Veneziani e Mario Capanna, autori di libri sui mitici, rivoluzionari e, secondo qualcuno, controversi anni ’60, col ’68 a farla da padrone; Elio Fiorucci, grande griffe e promotore del primo negozio milanese che si ispirava alla moda di Carnaby Street: l’ho incontrato di recente a Milano, ho incassato la sua disponibilità”.
Ma il suo toto-personaggi non si fermerebbe qui. “Red Ronnie, per esempio: giornalista, presentatore, provocatore, promotore di giornali come Tuttifrutti e Popster, di trasmissioni televisive come Bandiera Gialla e Roxy Bar, dalla parte del rock e della musica alternativa. Magari Dario Salvatori, ‘costola’ della banda-Arbore, autore di trasmissioni su un passato musicale sicuramente intramontabile. E ancora, Gianni Minà che sui ‘mitici’ anni ’60 ha costruito parte della sua popolarità”.
“Mi viene in mente anche Marino Bartoletti, esperto di calcio, ma con una insospettabile cultura musicale, in particolare legata al beat. Nomi, alcuni dei quali mi piacerebbe portarli – o riportarli – in riva allo Ionio. Questo per dire che non ho mai dimenticato, neanche un solo istante, le mie origini”.
D’Amato lancia un appello alle band degli anni ’60 e ’70 e le invita a contattarlo presso la sua agenzia “Progetti Italiani” per aderire all’iniziativa.
Telefono: 099/4525781. Indirizzo Mail: info@progettitaliani.it
Dice infine: “Una telefonata, una mail con un curriculum: più siamo, meglio stiamo”.
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