The Velvet Underground and Nico

Scritto da admin il 29/Jul/2008 alle 21:55

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La sperimentazione di sonorità nuove, l'utilizzo della viola elettrica e la composizione di suite di dieci minuti che raggiungevano il rumore bianco attirarono l'attenzione di Andy Warhol, che li affiancò alla cantante e modella Nico e produsse il loro primo disco, sul quale spicca la celeberrima banana disegnata da Andy.

Grazie all'appoggio del mecenate a capo della pop art, i Velvet Underground non furono costretti da una Major a seguire un determinato stile e quindi produssero un capolavoro che ha influenzato tutta la musica rock dei decenni che seguirono:

The Velvet Underground and Nico.


Il primo brano dell'album è Sunday Morning: si apre con un riff che ricorda una ninna nanna, il suono di un carillon, accompagnato dalla voce tiepida di Reed, con un leggero riverbero che aumenta col finire della canzone.
In quest'atmosfera psychedelica e rilassante si nasconde un testo malinconico: la calma della domenica mattina è contrastata da una sensazione di vuoto e irrequietezza, dall'atroce constatazione che la vita è destinata a finire e la morte si fa sempre più vicina e tornano alla mente gli anni della nostra vita gettati al vento.

Un boogie inframmezzato da accordi distorti dà inizio a I'm Waiting for the Man.
Il ritmo incalzante da l'idea di un atmosfera tesa, è facile immaginare il tossicodipendente all'angolo della strada, che aspetta il suo pusher.
L'uomo non ha nome; quando finalmente arriva, lui ed il cliente si dirigono verso un edificio dove avviene lo scambio, il ritmo diventa un delirio, il brano si conclude con il tossico che cerca di rassicurare la compagna.
Questa era l'ultima volta, poi non ne prenderà più. Ma sa che non è così.

 

Ancora una volta i Velvet Undergound sanno creare una fotografia perfetta attraverso la loro musica. In Femme Fatale abbiamo davanti un altro personaggio della metropoli, una donna stupenda che procede facendosi notare, impossibile da avere.
Un dolce ritmo jazzy di basso e chitarra scandisce i suoi passi, il tutto accompagnato dalla voce particolare di Nico.

La melodia progressive di Venus in Furs, fatto di viola elettrica e di un arpeggio dal suono somigliante ad un sitar, è accompagnata da una marcia trionfale della batteria che a colpi di grancassa porta ad atmosfere psychedeliche, in un testo che parla di amore carnale e violento, con una venere in pelliccia, appunto.

Un cambio radicale del sound ci introduce Run Run Run, un ritmo Texas Sound  leggermente distorto in cui, ad un certo punto, irrompe il suono acido di una strato fuzzata, in un assolo lanciato.
La voce di Lou descrive l'euforia creata dall'assunzione di stupefacienti attraverso personaggi, con brevi strofe che ricordano gli epitaffi dell'Antologia di Spoon River.

 

Una marcia scandita da una batteria simile a Venus in Furs accompagna Reed ed una chitarra dal suono di Sitar in All Tomorrows Parties, che narra con semplicità di una ragazza che deve partecipare ad una festa, per poi tornare alla triste vita di tutti i giorni, vestita solo di stracci:

"A blackened shroud, a hand-me-down gown Of rags and silks, a costume Fit for one who sits and cries For all tomorrow's parties”

Heroin si apre con un arpeggio sul quale si posa leggera la voce di Lou Reed, con un timbro che sembra ricordare per certi versi la voce di Bono Vox,
L'accompagnamento è flebile, quel tanto che basta a mantenere la tensione, le note di una viola crescono di intensità con il resto del brano, sino ad un assolo stridente con il quale aumenta la velocità del brano, per poi concludere in un arpeggio sfumato.

Alcuni stacchi netti di chitarra e batteria danno inizio a There she goes again. Il brano racconta di una ragazza che è ritornata a supplicare il suo uomo, gli amici lo esortano a seguirla, non tornerà un'altra volta.

 

“There she goes again
she's out on the streets again
She's down on her knees my friend
but you know
she'll never ask you please again”

I'll be your mirror  tramite pochi semplici accordi, riporta la classica atmosfera dei Velvet Undergound, fa viaggiare la mente in luoghi fiabeschi in cui la filastrocca cantata da Nico prende forma.

I'll be your mirror
reflect what you are
in case you don't know
I'll be the wind, the rain and the sunset
the light on your door

to show that you're home“

Una viola crea un riff frenetico che continua senza sosta mentre un testo atroce descrive attraverso immagini evocative la situazione dell'angelo nero: The Black Angel Death's Song. La morte terribile del suo compagno ferito, il suo paese devastato: l'angelo si ritrova a dover fare una scelta, ha davanti a se la possibilità di cambiare il proprio destino. Prenderà la via della disperazione, della solitudine: la morte.

 "Choose to loose, choose to go...”

La canzone che conclude quest'album incarna la linea sperimentale dei Velvet meglio di qualunque altro brano: European Son.
Sono sette minuti di jam feroce, in cui una batteria allo spasimo, una chitarra che crea dissonanze, una viola elettrica lanciata ad alta velocità arrivano alle soglie del rumore bianco.

In questo album i Velvet Underground sono riusciti a distillare e concentrare l'essenza della metropoli, della New York del 67, con una musica unica, caratterizzata da un sound fuori dagli schemi, in grado di trasmettere emozioni incredibili nonostante l'assoluta semplicità.

The Masquerade