Andrea Braido Trio “Plays Hendrix Music”

Author: brunoritchie / Date: Tue, 11/10/2009 - 03:20 /

Auguro una buona lettura a tutti, sperando di non rimescolare la solita aria fritta sul “fenomeno Hendrix”, poiché il mio unico proposito è di rendere un giusto omaggio a validi musicisti di ieri e di oggi. Devo però precisare che, quando morì Jimi Hendrix, ero giovanissimo: non ero quindi in grado di comprendere il grande vuoto che avrebbe lasciato e ciò che rappresentava per un' intera generazione di ventenni nati poco prima di me.

Solo venticinque anni dopo, in età ormai matura, ho avuto modo di documentarmi leggendo articoli e recensioni su giornali specialistici e riviste musicali ed ho ascoltato più attentamente quasi tutti i suoi dischi. 

Un po’ di storia

Ma chi era James Marshall Hendrix ? Le biografie ufficiali lo descrivono come un comune ragazzo afro-americano, nato il 27 novembre 1942 a Seattle, dotato di un carattere timido ed introverso che, quando imbracciava una chitarra in pubblico, si trasformava in un autentico fenomeno della natura.

Istintivo, creativo, carico di intuito e di una non comune capacità di improvvisazione, sviluppò la sua tecnica totalmente da auto-didatta.

Era in grado di riprodurre una infinita gamma di suoni e di effetti sonori, suonando la propria chitarra con il plettro, le dita, il gomito, l’asta di un microfono, il bordo di un amplificatore e, addirittura, con i denti.

Maestro indiscusso nell’uso del cry-baby e dell’effetto larsen, in sala di registrazione sperimentava sonorità ed effetti di ogni tipo, arrivando addirittura ad utilizzare i nastri di registrazione riavvolti al contrario per ottenere effetti originali ed innovativi.

L’energia e il talento musicale di cui era dotato si contrapponeva, purtroppo, alle sue intime fragilità esistenziali; a causa di questo suo dissidio interiore, finì con l’abbandonarsi a un vita completamente sregolata e iniziò a fare un uso sfrenato di alcool e sostanze psicotrope.

Si circondò di falsi amici e di oscuri ed inutili personaggi che gli ronzavano intorno solamente per curare i propri interessi personali: tutta gente cinica, avida e malvagia che sfruttava la scia della sua notorietà per ricavarne guadagni ed opportunità di ogni tipo.

Le conseguenti frustrazioni di questo andazzo lo portarono ben presto alla paranoia, all’auto-distruzione e infine alla morte.

Lo sciacallaggio perpetrato ai suoi danni continuò anche dopo la sua scomparsa: ex-manager ed ex-produttori si assicurarono, per poche migliaia di dollari, i diritti d’autore della sua produzione, facendo autentico scempio della sua memoria e della sua arte, attraverso la pubblicazione di una miriade di produzioni postume di scarsa e alquanto discutibile qualità.

Per concludere, Jimi è stato un essere umano decisamente gracile ed infelice che ha avuto la sfortuna di condurre la propria breve esistenza in un clima di depressione e di totale solitudine interiore.

La mia avventura

Andrea Braido Trio Plays Hendrix Music. In questo caso, poi, posso dire che questo disco l’ho proprio visto nascere e potrei dire che: “quella volta c’ero anche io”!

È una sera qualunque, del mese che non mi ricordo più, dell’anno 2008. Sto facendo le prove con il mio Gruppo e sto suonando veramente male: volumi troppo alti, note sbagliate, stecche, imprecisioni e chi più ne ha più ne metta. Avvilito e arrabbiato con me stesso, spengo l’amplificatore, rimetto la chitarra nel fodero e mi congedo dagli amici, scusandomi per il  macello che ho combinato.

È proprio una di quelle volte che me ne torno a casa fermamente intenzionato ad appendere definitivamente la chitarra al chiodo. Fortunatamente, però, ci rifletto ... ci dormo sopra e, la volta successiva, sono pronto a rimettermi in pista completamente ritemprato e ricaricato.

La nostra sala prove si trova in un comprensorio musicale di oltre 22 locali. Data la promiscuità nella quale convivono decine di gruppi musicali, capita spesso che le sonorità si mischino fra loro, formando intrecci confusi e fastidiosi, ovvero suadenti ed accattivanti.

Nei momenti di ozio o di pausa, l’attività principale di ciascuno di noi consiste nello spiare quel che accade nell’orto del vicino, cercando un po’ di consolazione nelle disgrazie altrui… per dimenticarsi le proprie.

Come dicevo, la sera successiva, animato da un sano spirito di rivalsa, ritorno alle prove pienamente convinto di riuscire a superare le difficoltà della volta precedente. Però, c’è qualcosa nell’aria che non mi convince e, proprio in uno di quei rari istanti di silenzio assoluto, mi arriva all’orecchio una “scaricata” pazzesca di chitarra che sembra arrivare da un altro pianeta: “Vuoi vedere che è proprio lui!?!”.

Smetto di suonare e mi precipito nel locale attiguo dove ci trovo, oltre a Sandro (batterista) e ad Antonio (bassista/cantante), un omone appollaiato su di un minuscolo sgabello che sta letteralmente amoreggiando con una Paul Reed Smith: l’accarezza, la frusta, la brutalizza, l’abbraccia, la respinge, sembrano proprio due corpi e un’anima.

È proprio Andrea Braido che sta facendo le prove generali del concerto nel quale verrà registrato il CD che sto menzionando.
Non appena finito il brano, gli domandiamo: “Possiamo offrirti un caffè”?
“Grazie, ragazzi! E’ proprio quello che ci vuole”.

Ne approfittiamo, quindi, per scambiare con lui quattro chiacchiere e gli chiediamo qualche informazione a riguardo della sua strumentazione: “Ho suonato di tutto, ma mi piacciono molto le Les Paul, le 335, le SG e le GFJ Frudua. Da qualche anno sono diventato endorser dei marchi PRS e Marshall, di cui sono estremamente soddisfatto".

"La Paul Reed Smith custom 22 è una splendida chitarra che mi consente di splittare su una gamma infinita di suoni senza alcuna difficoltà. Utilizzo anche una stupenda Hollow Body II finitura McCarty, bellissima semiacustica, oltre che la McCarty solid body, la Singlecut Trem e la Custom 24 “El Braidus”, quest’ultima realizzata per me con il “Private Stock”  della casa madre".
 
"Per quanto riguarda i Marshall, in studio utilizzo un Vintage/Modern combo 50 watt, mentre da dal vivo trovo più appropriata la testata 100W collegata ad una cassa 1960 4x12. Il nuovo JVM Marshall mi impressiona per la sua qualità timbrica e per la sua enorme versatilità. Però, mi piace sempre ricordare agli amici che il suono di un chitarrista esce soprattutto dalle sue mani e dal suo cuore!".

Ad un certo punto della conversazione mi domanda a bruciapelo: “E così siete voi che suonate qui di fianco ? Bello !”
Non so come ha fatto a capire chi ero e mi veniva voglia di sprofondare sotto terra per la vergogna: “stavolta ce l’appendo veramente la chitarra a quel maledettissimo chiodo!”, per la brutta figura che ho fatto ieri sera.

Non trovando il coraggio di rispondergli in modo sensato, mi limito a biascicare un timido “Grazie”, sfoderando un ampio sorriso da cammello. Le prove riprendono ed io, incollate le scarpe al pavimento, non intendo allontanarmi per nessuna ragione al mondo perché non voglio perdere un solo istante di questa indimenticabile ed irripetibile opportunità.

Riascoltando l’Album

Il primo pezzo è Red House, il celebre blues che Hendrix ha eseguito in tutte le sue esibizioni live. Ho addirittura letto da qualche parte che, una volta, Noel Redding imbracciò una chitarra, gli affidò il basso e ne eseguì una sua personale ed inedita versione. Resta da capire come fece il celebre “mancino” a suonare uno strumento con le corde (per lui) rovesciate!
 
Il groove e la sana cattiveria che Andrea utilizza, già dalle prime battute, ci fa capire che le sue modalità di approccio sono più che adeguate.

La voce di Antonio Cascarano ha una timbrica baritonale, abbastanza vicina a quella di Hendrix, anche se l’imprinting non ha, ovviamente, la giusta connotazione di tipo “black”.

L’agilità e l’energia di Alessandro Napolitano sono di ottimo supporto al collettivo. La sua verve prevalentemente jazz/fusion, ormai profondamente radicata nel suo DNA, gli consente di accentare e contrappuntare i  passaggi della chitarra, esattamente come faceva il mitico Mitch Mitchell. 

Ritengo che la parte più bella di questa riedizione di “Red House” sia quella costruita su un tappeto di suoni molto puliti e stirati, carichi di riverbero e di delay.

L’originalità di Manic Depression consiste nel fatto di essere l’unico brano in tempo di ¾ che Hendrix ha composto.
In questa circostanza, Braido è molto bravo nell’alternare suoni sporchi, carichi di fuzz e di wha-wha, a timbriche estremamente pulite ed aggraziate.

L’assolo centrale non rispecchia fedelmente il copione originale, ma si sviluppa in una serie di fraseggi decisamente più complessi e sofisticati, scelti veramente con un ottimo gusto musicale.

Nella parte più vivace, invece, affiorano le somatizzazioni di almeno altri dodici mostri sacri della sei corde: Steve Morse, Jimi Page, Frank Zappa, Joe Satriani, Tony McAlpine, Steve Vai, Larry Carlton, Eric Johnson, Pat Metheny, John McLaughlin e cosi via.

In effetti, le influenze di Braido sono molteplici: jazz, rock, blues, classica, country ecc., talvolta singole, oppure tutte insieme, tanto da rendere difficile attribuirgli uno specifico stile musicale. Ma l’assolo finale è tutto leva e bending, proprio alla maniera del grande Jimi Hendrix … e tutto torna al suo posto.

 

 

La delicatezza e il sentimento della fine degli anni sessanta ci vengono proposti attraverso una versione di Wind cries Mary, decisamente ringiovanita e vezzaggiata con deliziosi arpeggi, arricchiti con degli effetti di rotazione di nuova generazione e con il cry baby.

Il suono della PRS, viceversa, si avvicina tantissimo a quello di una vecchia “ascia” d’epoca: sarà un caso oppure è solo questione di … manico? Pregevole è la ricostruzione dell’impianto melodico, riscritto in una chiave molto atipica ed originale.

Freedom è stato pubblicato in epoca postuma nell’Album “The cry of love”, che vedeva Mitch Mitchell alla batteria e Billy Cox al basso, oltre ai vocalist The Getto Fighters (“Freedom”), Buzzy Linhart al vibrafono (“Drifting”), Stevie Winwood & Chris Wood al vibrafono e Buddy Miles alla batteria (“Ezy Ryder”), Emeretta Marks vocalist (“In from the storm”) e Gers all’arpa (“My Friend”).

“Freedom, freedom / Give to me / That's what I need / Freedom, freedom / To live / Freedom, freedom / So I can give”.
 
L’attacco è perfettamente identico a quello originale, mentre l’assolo centrale è ricco di note nervose e di tapping, tutte cose che non hanno niente in comune con la tecnica un po’ animalesca e primordiale di Hendrix che, come ben sappiamo, usava al massimo due o tre dita.

Inoltre sfruttava tutte le potenzialità della sua chitarra suonandola nei modi più strani e disparati: strofinata sul di dietro e in mezzo alle gambe, masticata con i denti, calpestata con le scarpe, sfrugugliata con un bicchiere, pizzicata con il turacciolo di una bottiglia, picchiettata con le nocche sulla cassa, sulla paletta e sul retro del manico, ovvero cosparsa di alcool ed incendiata al termine di un vero e proprio rito satanico di profanazione.

 

 

La parte introduttiva di Little Wing non è la fedele sequenza di arpeggi che tutti noi conosciamo e che legittimamente vorremmo sentire. Nemmeno il suono della chitarra rispetta fedelmente le timbriche originali; in realtà, l’intero sviluppo melodico della canzone è stato ristrutturato e riproposto in chiave moderna.

Tuttavia, il progressivo passaggio dal blues, allo swing ed infine al jazz, scivola agevolmente nelle nostre orecchie, facendo materializzare il fantasma di Wes Montgomery, ovvero l’anima vivente di Pat Metheny. Manco a dirlo, Antonio e Sandro si trovano perfettamente a proprio agio, spaziando nello stile musicale che prediligono e nel quale riescono ad esprimersi compiutamente.

Il secondo assolo, maggiormente convenzionale e carico di fuzz, ricorda maggiormente le pirouettes strumentali di Joe Satriani durante un G3 Concert, piuttosto che le umane ed essenziali scale pentatoniche di cui Hendrix era assoluto padrone. Ma questo non ci deve sorprendere o scandalizzare, perché da Andrea Braido ci si deve aspettare di tutto, anche l’eventualità che, senza alcuna riserva fisica e mentale, si sieda alla batteria o che si metta al basso, oppure ancora che, nel bel mezzo di in un indiavolatissimo pezzo di musica rock, attacchi “Minor Swing” di Django Reihnardt, dopo aver imbracciato al volo una chitarra acustica.

In una intervista disse: "Sento di dover fare sempre delle cose diverse. Questo può essere disorientante, in una società in cui c’è sempre il bisogno di etichettare chi suona: io penso solo in termini di musica, senza pormi il problema del genere, ma di suonare esprimendo emozioni".

 

 

La versione di Foxy Lady è perfettamente fedele al modello originale, già a partire dall’inconfondibile bending introduttivo che esce dal punto più profondo del pavimento, sale e cresce e arriva fino alle stelle, per poi rimbalzarci addosso con il giusto mix di cattiveria e distorsione.


http://www.youtube.com/watch?v=T35_VQdCwXA&feature=related

La versione originale di All along the watchtower che è contenuta nell’album “Electric Ladyland” è veramente molto bella per l’eleganza degli arrangiamenti e per l’ottima qualità dei suoni della chitarra che, ancora oggi, affiorano limpidi e cristallini dalle stanche e consumate tracce del mio vinile.

Tutte le altre edizioni mi sembrano incomparabili e, con tutto il rispetto, anche quella di Braido non fa eccezione: scarna, frettolosa ed evanescente, mi colpisce unicamente per il bello spunto alla Hank B. Marvin degli Shadows che gli è venuto fuori nell’assolo centrale.

Purple Haze mi ricorda il curioso e divertente episodio che mi è capitato durante un successivo concerto estivo del Trio (con Mino Inglese alla batteria, in sostituzione di Alessandro, impegnato professionalmente in altro sito).

E’ noto che Andrea Braido suona la chitarra quasi esclusivamente con le dita della mano destra. Mi sembrò quindi un po’ strano che, ad un certo punto, domandasse al pubblico presente: “C’è per caso un chitarrista che mi può prestare un plettro, magari un Ernie Ball Medium”? 

Corsi a portarglielo, del tutto ignaro di quale brutta fine avrebbe fatto. Adesso non potrei descrivere il gran casino che quella volta ha combinato, ma riascoltando il CD si riesce a rendersi conto dello stress e delle torture alle quali è stato sottoposto il mio povero plettro che gli è servito solamente per supportare i rumori ed effetti sonori inseriti al centro di “Purple Haze”, proprio alla maniera di Hendrix.

Nel mucchio di suoni e di rumori che si sentono nel disco, c’è anche il noto giochetto di Steve Morse della c.d. radio a valvole (cfr. Preludio a “Smoke On the water” da “Total Abandon” 1999) che gli amanti dei Deep Purple conoscono molto bene:

 

 

Alla fine di quel concerto mi avvicinai per salutarlo e per esternargli le mie emozioni e le mie congratulazioni. Egli volle a tutti i costi restituirmi quel che rimaneva del plettro dicendomi: “Scusa, te l’ho un po’ distrutto…”  (che para-pendio!).  

Il malcapitato oggetto è stato ospite di questo mio recente blog su Laster (vedi foto)

Altro cavallo di battaglia non fotocopiato è Hey Joe che, nella prima frazione viene eseguito in modo speculare, utilizzando suoni alternatamente puliti e crunch, molto simili a quelli di una Stratocaster Pre-CBS con il selettore posizionato in prima posizione (lato manico).

Però, dopo il primo inciso, si ritorna a timbriche ed arpeggi più moderni ed elaborati, arricchiti da una folta schiera di note “armoniche”. In uno dei vari concerti tarantini, è stata addirittura inserita una variazione centrale in tempo di reggae. 

Anche Fire ci viene prospettato in versione riveduta e corretta, arricchito da un delizioso assolo di batteria.

Stone Free, a mio avviso oggettivamente piuttosto brutta, viene invece valorizzata da una geniale divagazione, in stile latino-americano, ricamata sul tema principale di “Tequila”, celebre motivo del 1958 scritta da C. Rio. Secondo me, l’originalità di questa trovata consiste unicamente nel fatto che è completamente fuori copione e che non c’entra assolutamente nulla con la musica di Jimi Hendrix.

Scusate, ma devo cambiare chitarra, se no quest’altra si offende!”  disse, alla fine del predetto concerto estivo. “Le chitarre bisogna suonarle sempre, altrimenti si avviliscono e si rovinano”  ed attacca il celeberrimo ed immancabile Voodoo Chile, l’interminabile session contenuta e separata in due momenti nel mitico e già citato album “Electric Ladyland”.

La parte più coinvolgente è quella suonata quasi in silenzio, programmata in modo da creare la giusta atmosfera per congedarsi dal pubblico, durante la quale affiorano sonorità orientali alla Ritchie Blackmore (cfr. “Mistreated” versione live di “Made in Europe”), ovvero esperimenti di tipo elettronico come quelli di Jimi Page in “Whole Lotta Love”, durante il mitico doppio concerto al Madison Square Garden di New York:

 

Epilogo

Peccato che, durante l’evento estivo di cui sopra, sia mancata l’elettricità per ben quattro volte. Alla fine, mentre Andrea stava mettendo a posto le sue cose, ebbi modo di domandargli: “Non hai avuto paura che saltasse il finale dell’amplificatore con tutte quelle botte di corrente che ha preso”?

E lui, con il suo inconfondibile e simpaticissimo accento tridentino replicò: “Ma no, il Marsall (senza la acca) è robusto ! Non si rompe mica !”.

Andrea Braido Website

Nel ringraziare  tutti gli amici Lasteriani per la cortese e paziente attenzione prestatami, termino questa lunga chiacchierata augurandomi di non aver annoiato troppo e colgo l’occasione per porgere un sincero ed affettuoso abbraccio a tutti Voi.

Ciao.
Bruno

 

Comments

CecceTue, 11/10/2009 - 04:28 November 10, 2009

Una delle più belle recensione che abbia mai letto. Grazie

P.s: Non picchiatemi (=D) ma Braido lo preferivo quando suonava con Vasco, la grande tecnica non l'aiuta per niente ne nel suonare ne nel riarrangiare i pezzi di Jimi, il suono non mi piace. Il bassista è un bassista che canta, nulla a che vedere con un cantante, comunque sia una bella iniziativa.

Clap67Tue, 11/10/2009 - 12:18 November 10, 2009

Ho un ragionevole dubbio..

 

Mi piace Braido,prima della botta di popolarità derivata dall'aver suonato con Vasco,lo vidi un paio di volte in un locale della mia città,in una situazione trio jazz-fusion,e mi ricordo l'impressione vividamente positiva,nonostante siano passati più di 15 anni.

Ecco,il cd "Braido Plays Hendrix Live" non l'ho ascoltato,ma,sinceramente,guardando i video postati e ascoltando l'esecuzione dei brani,non mi verrebbe lontanamente in mente di farlo.

Sono solo io che avverto la totale superficialità dell'approccio al repertorio di Hendrix,l'assenza delle sfumature,dei chiaroscuri,dell'intenzione eminentemente blues che trasudavano dalle esecuzioni originali di Hendrix?

Non mi pare che i trucchetti tecnici che fanno urlare alla meraviglia il pubblico,possano sostituire l'idea che qui ci siano un trio di musicisti che,senza impegnarsi troppo ad approfondire,hanno buttato giu un repertorio in maniera approssimativa,vendendo più che altro l'evento legato al nome.

Cavolo,se canti "Little Wing"il testo lo DEVI SAPERE!!!

Sgombro il campo da equivoci,non avrei voluto ascoltare una versione carta carbone,ma una buona esecuzione riletta in maniera personale ,ma in modo che l'intenzione della struttura originale del brano sia rispettata,o variata in maniera interessante,non buttando decine di scale,di dive bombs e via trucchettando, anche quando non sarebbe necessario.

Mi ha lasciato esterrefatto anche l'intro di "Smoke On The Water" versione Deep Purple con Steve Morse..carina l'idea della simulazione di ricerca stazioni sulla radio...però perchè una band di nome IMMENSO deve sputtanarsi facendo figure da cover band di terz'ordine?Lasciamo perdere quanto era eseguito male il pezzettino dell intro del solo di "Heartbreaker"degli Zep,ma "Fire" di Hendrix in cui Morse fa il riff e Glover entra e suona fuori tonalità???Ma stiamo scherzando???

Ch ne dite?

Claudio

CecceTue, 11/10/2009 - 13:21 November 10, 2009

Hai avuto la mia stessa impressione, pensavo di essere il solito "Bocca di ciola" (uno che non gli piace niente)!

http://www.youtube.com/watch?v=OrWoEjo-SIE questa è una reinterpretazione

Kernel7Tue, 11/10/2009 - 18:44 November 10, 2009

 

>> Mi ha lasciato esterrefatto anche l'intro di "Smoke On The Water" versione Deep Purple con Steve Morse..carina l'idea della simulazione di ricerca stazioni sulla radio...però perchè una band di nome IMMENSO deve sputtanarsi facendo figure da cover band di terz'ordine?Lasciamo perdere quanto era eseguito male il pezzettino dell intro del solo di "Heartbreaker"degli Zep,ma "Fire" di Hendrix in cui Morse fa il riff e Glover entra e suona fuori tonalità???Ma stiamo scherzando???

Terribile anche questo...I Purple che fan cover degli Zeppelin...La prima volta che l'ho vista non sapevo se ridere o piangere!
Ovviamente, il senso di questo giochetto della radio è quello di fare una "sfilata" di riff famosi, per poi entrare con quello più famoso di tutti (giusto per non vivere di rendita sui propri tormentoni) ... 
I deep purple li ho visti live due o tre anni fa, ma è stato un concerto "quantomeno" deludente...Sono diventati di una paraculaggine estrema. Hanno sparato tutte le canzoni più stupide, cantabili ed orecchiabili del repertorio con Gillan, solo per far contento il pubblico. Ad un certo punto, dato che l'italia aveva appena vinto i mondiali di calcio, Gillan è uscito con una bandiera italiana cantando "We are the champions", mentre il resto della band la eseguiva...Scene che manco alla "sagra della luanega de Montegaldella" accadono ...
Per non parlare della mancanza di Jon Lord, colonna portante dei Purple, e di Steve Morse che ho trovato sinceramente fuori contesto in tutto e per tutto. In generale, durante tutto il concerto vigeva un'aria di paraculaggine, perfettina, ben pettinata, di approccio molto easy...insomma, tutto il contrario di quello che, secondo me, erano i Purple negli anni '70.

Ma quando tornano i VERI deep purple :((((( ?? Quelli cazzari, che suonavano quel che volevano come volevano (cioè a caso :D) , incazzati non si sa bene con chi e con cosa, però tremendamente genuini e carichi di energia?

 ... e perdonate per l'OT tremendo ;P

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"Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse Anarchia"

Clap67Tue, 11/10/2009 - 20:08 November 10, 2009

Dio bon se quoto!!!

Oltretutto hai fatto bene a mettere i video della MK3,quella di Burn e Stormbringer,che secondo me sono l'apoteosi della versatilità e genialità dei Purple.

Qui erano in stato di grazia totale,Paice non ha più suonato ai livelli del '74/'76,Hughes era un bassista con i controfiocchi,oltre che un vocalist spaventoso,Coverdale imberbe ma fortunatamente lontano anni luce dall'hair metal di 1987,Lord era una costante che dura nel tempo(come diceva una vecchia pubblicità) e BLACKMORE (maiuscolo) era il tripudio di testadicazzaggine,talento,spocchia,ignoranza (in senso di capacità di azzardo)...i brani erano fantastici...veramente,mai più come allora!!

Non so chi di voi ha visto "Almost Famous" di Cameron Crowe,c'è una scena dove il cantante di questa band fittizia (gli Stillwater) va ad un party di studentelli dopo una lite con il resto della band.

Ad un certo punto mentre entra in casa di sti tipi si sente suonare "Burn" e giuro che nella magia del Dolby Stereo mi è venuta un misto di eccitazione mista a commozione che non si può spiegare...Impagabile!!

Kernel7Wed, 11/11/2009 - 00:04 November 11, 2009

Ahah, allora non sono l'unico a preferire di gran lunga l'MK3 alla 2! Ora mi sento meno solo, evviva :D
Purtroppo devo proprio quotarti un'amara constatazione: "veramente,mai più come allora!!" :(

Ciao!
Emanuele

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per raggiungere un posto che si chiamasse Anarchia"

BruTue, 11/10/2009 - 14:54 November 10, 2009

 10 e lode all'articolo. I miei complimenti.

Per quanto riguarda invece il disco in questione: voto 4, solo perché dare un 2 sarebbe antipatico.

Il mio giudizio è dato dall'ascolto dei video postati, ma da quel che posso sentire mi son più che sufficienti e non ho alcun stimolo all'ascolto dell'album.

Tanto amo Hendrix, tanto non mi piace questa rilettura: priva di passione e pathos, piena di tecnicismi inutili che guastano la sostanza della scrittura di Hendrix. Questo perché, a mio parere, Hendrix prima che un ottimo sessionman era un grandissimo compositore.

I gusti son gusti e non è mia intenzione criticarli, ma proprio non mi piace, anzi, ascoltare questi pezzi mi urta :-)

 

Everybody seems to think I'm lazy, I don't mind, I think they're crazy

Kernel7Tue, 11/10/2009 - 18:22 November 10, 2009

Quoto tutto, dai complimenti (veri e meritatissimi) per l'articolo, fino al senso di leggero "fastidio" per l'esecuzione :)
Sul fatto che Braido sappia suonare nessuno può metterlo in dubbio, e vorrei saper suonare un centesimo di come lo fa lui...Però 'ste cover IMHO non si possono proprio sentire :(
Sempre con grande rispetto per l'esecutore, ci mancherebbe altro!

Little wing in particolare l'ho trovata proprio "fuori luogo"... Ma mica perchè "non è Hendrix" oppure "non la suona identica all'originale", ci mancherebbe altro...è solo una mia impressione, ma l'ho sentita abbastanza lontana dall'idea del compositore, come dice Bru, "la sostanza della scrittura di Hendrix" (e Braido non è certo il primo, e nemmeno il più famoso, ad averlo fatto...).
Fattostà che dopo aver sentito quella di Braido, ho sentito la necessità di disintossicarmi dal casino del video di Braido ed andare a riascoltarmi l'originale :).

Niente di personale con Braido eh :D , che credo tutti noi possiamo definire un esecutore di alto livello...però quando fa queste cose a me, in posizione di ascoltatore e non di chitarrista, non convince per nulla...
E non è un discorso di tradizionalismo o bigottismo chitarristico (lungi da me), ma un discorso proprio di "bellezza" e di "senso musicale", qualsiasi cosa questo voglia dire.

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per raggiungere un posto che si chiamasse Anarchia"

BruTue, 11/10/2009 - 19:55 November 10, 2009

 Quoto in toto le tue aggiunte e perfette precisazioni a quello che sostenevo sopra.

Hai spiegato meglio il mio senso di fastidio.

 

Everybody seems to think I'm lazy, I don't mind, I think they're crazy

ciappyTue, 11/10/2009 - 20:34 November 10, 2009

Secondo me, suonare la chitarra in "stile rock moderno" meglio di così è assai difficile. Premetto che non è il mio genere, un disco forse non lo comprerei, ma ho avuto modo di sentirlo quest'inverno in una sperduta località della riviera ligure e mi ha davvero impressionato. Bassista e batterista erano molto giovani, sicuramente non al suo livello. Semplicemente: suona tutto con una naturalezza e un timing perfetti. A quel punto può suonare quello che vuole, una nota, mille note non fa differenza. Se proprio devo trovargli un difetto, nel finale fusion di little wing non ha suonato neanche una pausa (e questo mi fa già escludere che fosse jazz). Anche gli arrangiamenti erano molto efficaci. Bravo Braido, ce ne fossero.

dario

gabboTue, 11/10/2009 - 20:47 November 10, 2009

Preciso sin dall'inizio che il mio non vuole essere un commento d'attacco ma solo un'opinione così evitiamo di incacchiarci!!!

Alur..non entusiasma nemmeno me la sua versione di Little Wing ma mi permetto di ricordare che questa sua è un'interpretazione, può piacere o meno ma cacchio quello che rende un artista degno di essere definito in quel modo è proprio la capacità di prendere un aspetto di qualunque "porzione di realtà" e renderlo proprio, tradurlo nel proprio linguaggio..immagino che per 100 di NOI a cui non piace questa versione ce ne saranno almeno altri 100 a cui piace.

Parallelamente Umberto Eco dice: il miglior regalo che uno scrittore possa fare al pubblico è quello di renderlo uno scrittore migliore.

Credo che la questione sia più o meno questa..

 _________________________________________

gabbo

www.myspace.com/gabbosickfog

www.myspace.com/squaredtomato

 

BruWed, 11/11/2009 - 00:21 November 11, 2009

Sulle doti del musicista Braido credo che nessuno possa dire nulla eh. Ci mancherebbe, è semplicemente un mostro. Volevo giusto puntualizzarlo.

Sull'opera in questione invece ho già detto quel che sento. Non si discute del fatto che uno non debba rifare delle cose a modo proprio; questo è solo un bene, altrimenti uno si ascolta l'originale. A me non piace proprio la sua rilettura. Al contrario non mi dispiaciono alcune riletture Hendrixiane di Stef Burns.

A me poi, quando sento troppi tecnicismi esasperati, viene l'orticaria. Mi piace l'imprecisione :-)

 

Everybody seems to think I'm lazy, I don't mind, I think they're crazy

Island TannerSat, 11/14/2009 - 20:37 November 14, 2009

Davide stavolta devo dissentire da te,anche come tu sai ho ben conosciuto quindi posso dire la mia,non so suonare la chitarra ma riesco a capire quando uno che ascolto è capace a farlo e l' immagine che ho di lui è quella di una persona che ogni volta che suona aspetta che gli dicano"ma quanto sei bravo!!"per lui il suonare il più veloce possibile probabilmente è una forma di rivalsa per il fatto di non essere  mai riuscito a sfondare definitivamente come avrebbe voluto.Ho di lui l' immagine di un chitarrista estremamente immaturo,di quelli che quando a 15 anni si fanno le rassegne di bands ascolta tutti gli altri chitarristi,si paragona e ne gode di essere quello che ha fatto l'assolo più veloce!!Zero sentimento in quello che suona,ha passato la vita a clonare prima Blackmore poi Metheny poi Benson poi Vai poi Van Halen  e a mio modesto parere non si è occupato di fare la cosa basilare per uno che vuole distinguersi,sviluppare qualcosa di personale.Copiare va bene ma solo agli inizi,altrimenti si rimane solo imitatori,magari tecnicamente bravi come lui indubbiamente è,ma solo imitatori.Preferisco Solieri,ha un decimo della sua tecnica ma quello che suona è parte di lui,non è un collage di Zappa di Vai di metheny e altri......Riguardo alla batteria,e qui posso parlare un po' più tecnicamente,è molto rumoroso e pasticcione,quando suona dal vivo continua a disturbare vuoi il chitarrista in assolo o il cantante con continui rulli,pochissimo rispetto per chi divide il palco con lui..............

dariorepenSun, 12/13/2009 - 14:58 December 13, 2009

Quoto!

ciao Dario

maoskorpioWed, 11/11/2009 - 11:16 November 11, 2009

 Ho sempre ammirato Andrea per le sue doti e il suo gusto da quando lo ascoltai strabiliato su "fronte del palco", quel suo modo di suonare così fresco e tecnico, e anche sui dischi di Baccini dove il suo tocco di arrangiatore si sentiva pienamente. Acquistai anche alcuni suoi dischi a partire da" Le bizzarre avventure del dott. Kranius"  ed il primo "Eleonor"  fino a "Space Braiduss" seguendo anche le sue performance dal vivo. quest'ultimo lo ritengo veramente un lavoro superficiale anche se la chitarra di Braido ha un groove spettacolare. Ho anche divorato i suoi video didattici dove veramente si evince una straordinaria capacità tecnica di improvvisazione.

Credo però che Braido sbagli a cercare di essere un "cane sciolto", a non legarsi con un artista in particolare, ma questo dipende dal suo ego troppo elevato che non gli permette di stare all'ombra di nessuno, ed il suo voler fare 100 cose insieme lo porta a performance improvvisate (troppo) con elementi poco adatti, dove la sua tecnica diventa protagonista assoluta fuorviando dal resto del gruppo che rimane solo un colorito e poco efficace supporto. I suoi rapporti con le varie star sono sempre stati conflittuali a causa del suo imporsi a tutti i costi, ad avere visibilità sul palco (basta vedere su Youtube i live con Vasco o Celentano) e di tutti gli artisti ai quali ha impreziosito i brani non è riuscito a mantenere una collaborazione continuativa a parte forse Mina. Mi piacerebbe rivederlo in situazioni live più importanti piuttosto che con gruppetti e repertori "cotti e magnati" curando di più la sua immagine di chitarrista( un pò svenduta ultimamente) curando anche meglio la sua produzione musicale, perchè Braido con la sua preparazione musicale è uno  che "rompe le ossa" a molti chitarristi del panorama italiano questo è indubbio.

FiloexpWed, 11/11/2009 - 13:43 November 11, 2009

Quoto ogni singola parola!

Phil

damWed, 11/11/2009 - 13:21 November 11, 2009

Grazie Bruno, ottimo spunto.
Ieri sera, dopo aver letto la recensione (e non aver guardato i video), ho messo in macchina il cd in questione e devo dire che tutto sommato non mi dispiace, a differenza del primo e unico ascolto che ne feci un paio d'anni fa', appena acquistato, dal quale ne ucsii molto perplesso.

Ne approfitto per chiacchierare un po'...

Hendrix
Lo conosco più per "sentito dire" che direttamente (non lapidatemi). In realtà qualcosa di suo l'ho ascoltato ma conosco e apprezzo di più le cover che tutti hanno fatto piuttosto che gli originali (l'ho detta grossa?). Penso sia per questo che apprezzo anche il lavoro di Braido pur non gridando al miracolo, causa soprattuto la troppa diligenza (pochi acuti, ma si sa, la star è Braido) con cui vengono svolti i lavori di voce, basso e batteria; ma questo potrebbe dipendere dalla scelta di Braido di aver registrato tutto alla prima take (come racconta nelle note di copertina) e sovrainciso giusto qualche acustica o qualche coro qua e là.
Stamattina, ascoltando i pezzi venendo al lavoro, non ho potuto fare a meno di ricordare qualche hendrixcover, in chiave moderna e non, alla quale sono particolarmente legato; mi permetto di segnalare (omettendo le "ovvie" Little wing di SRV, Lukather e Sting!!!):
Angel degli Spin One Two (ma anche Jeff Healey, da "Cover to cover"). Questa canzone è meravigliosa, armonicamente micidiale! Questo supergruppo (tra cui Phil Palmer -l'eterno secondo- alla chitarra, Tony Levin al basso, Seve Ferrone alla batteria) ha fatto un album "one shot" e seconde me merita.
Purple Haze di Luca Colombo. Questo chitarrista nostrano a inciso un disco strumentale intitolato "Haze on the water" (non male, eh?) che contiene una versione del brano in cui il cantato è eseguito interamente col talk box.
Freedom di Steve Lukather. È la traccia 2 del suo album Candyman. Avevo proposto al gruppo di farla per aver la scusa e la spinta per tiramela giù ma niente. La ritengo tra le più fedeli all'originale, ma arricchita dal tiro e dal timbro della voce di Lukather, che adoro.
The wind cries Mary di Finardi. Alla chitarra c'è Francesco Saverio Porciello che, come spiega Finardi nelle note di copertina (album "Acustica"; se vi capita fra le mani fatelo vostro, secondo me soldi spesi bene), non conosceva hendrix fino a che quella volta gli hanno chiesto di suonare questa! Gusto smisurato (ma veramente INARRIVABILE... vorrei averci pensato io, ma so che se provassi a rifarlo nota per nota non saprei ottenere tanta efficacia) nell'accompagnamento e nell'assolo.

Braido
Per me è (o meglio era) un marziano. Sentito per la prima volta su una videocassetta del concerto di Zucchero al Cremlino, ho impiegato mesi per capire come facesse a suonare così. Cresciuto a U2 e Baglioni (ho due sorelle più grandi) capite che il salto è stato grosso. Da lì ho sempre cercato di seguire i suoi lavori, e per un periodo è stato facile perchè tutti lo volevano alle chitarre. A parte Fronte del palco e i successivi tour di Vasco ricordo le collaborazioni con Ramazzotti, Pausini, Raf, Branduardi, Panceri, a Sanremo (sì, capita che lo guardo) con Tullio De Piscopo (!!!), oppure in tutti gli interventi in band fisse di trasmissioni televisive: Fiorello, Chiambretti e Celentano. Quella era la formula che preferivo. Ora, pur rispettando la sua scelta di non voler più suonare al servizio di altri artisti, trovo un tantino faticoso l'ascolto dei suoi ultimi lavori, forse anche a causa della differenza di gusto che ho rispetto a lui per ciò che riguarda la scelta dei suoni sulle chitarre e, in generale sui brani registrati sui suoi dischi.
Dei suoi lavori mi permetto di segnalarvi il disco "Relive", ormai è introvabile (se non per "vie traverse", come del resto i suoi primi album... penso di essere uno dei pochi possessori dell'originale di "Eleonor", di cui lui stesso stesso aveva messo a disposizione il download dal suo sito) e che contiene qualche inedito e qualche pezzo dei primi due album (Eleonor, appunto, e "Le bizzarre storie del dott.Kranius") ma risuonati e notevolmente migliorati.
Inoltre, tornando al Cremlino (solo discorsivamente, neh?!), la versione di "Senza una donna" contenuta nel cd e nel DVD (che ovviamente ho comprato) non è quella orininale, o quantomeno non della stessa serata (furono due) ripresa dalle immagini (infatti è evidente che video e audio non sono sincroni): per me la versione originale dell'assolo è la miglior lezione di improvvisazione a cui abbia mai partecipato.

Ora vado a leggermi gli altri commenti...

Numberone
   Dam

"Signore è stata una svista, abbi un occhio di riguardo per il tuo chitarrista"  I.Graziani

MillerWed, 11/11/2009 - 16:35 November 11, 2009

Per concludere, Jimi è stato un essere umano decisamente gracile ed infelice che ha avuto la sfortuna di condurre la propria breve esistenza in un clima di depressione e di totale solitudine interiore.

Scusate ma leggendo questa recensione, e soprattutto la parole che ho riportato, mi è venuto in mente quando ho letto Room Full Of Mirrors: A Biography Of Jimi Hendrix di Chrales R. Cross. Splendido libro sulla vita del Grande Jimi. Ho divorato questo libro circa sei mesi fa riscoprendo un chitarrista totalmente nuovo rispetto ai miei ascolti adolescenziali. Riascoltare i suoi dischi mentre si legge la sua vita ti fa davvero capire meglio la sua musica. Lo consiglio a tutti, soprattutto a chi lo conosce solo per le cover di altri. 

Tornando al disco. Anche a me è venuta voglia di ascoltarlo, davvero bellissima recensione. Ho sentito questo trio alla fiera di rimini che si teneva fino a qualche anno fa e  devo dire che mi avevano piacevolmente impressionato. Braido secondo me è un fenomeno e penso che la sua dimensione giusta sia quella del solista o leader di band, il mestiere di turnista, pur facendolo benissimo, gli stava un po' stretto. Sinceramente anche gli altri erano all'altezza pur non superando Andrea ma non ricordo se effettivamente erano gli stessi del disco.

Comunque mi cerco subito l'album!! Grazie Bruno

Ciao!

Clap67Wed, 11/11/2009 - 16:59 November 11, 2009

Ho letto con interesse gli altri commenti sull'argomento,e ovviamente rispetto le opinioni di tutti.

Una volta si diceva che c'era una differenza sostanziale tra il "sapere" e il "saper fare"..

Ecco in questo caso,l'eccellenza tecnica di Braido è indiscutibile,quello che mi fa storcere il naso è comunque quello che arriva all'orecchio.

Siccome non credo di essere in grado di spiegarmi in maniera compiuta con parole mie,faccio dei paragoni:

Eric Johnson quando suona Hendrix è ok all' orecchio,e non mi sembra che faccia una interpretazione poco personale

Carl Verheyen lo stesso..

Stevie Ray Vaughan ne era quasi l'emanazione spirituale,come pure Frank Marino

Eric Clapton ha fatto una Stone Free da paura nel cd "Stone Free A Tribute To Jimi Hendrix

Qui invece sento poco cuore,e anche un po voglia di tirare un po via,di non preparare un prodotto rispettoso del pubblico.

La stessa sensazione che ho avuto sentendo il tributo ad Hendrix fatto da Paul Gilbert,ma almeno li la giustificazione era che quello di Gilbert era un set tirato giù all'ultimo momento per sostituire qualcun altro (non ricordo ora con precisione chi).

 

 

brunoritchieThu, 11/12/2009 - 14:36 November 12, 2009

Non ho potuto intervenire prima e mi scuso. In questo periodo il lavoro non mi da tregua. Auff!

Desidero ringraziare tutti Voi, cari amici, per i preziosi contributi che avete apportato al mio scritto che non voleva esssere altro che un modesto omaggio a validi musicisti, di ieri e di oggi, scritto semplicemente con il cuore da "fan" e senza avere la pretesa di essere una vera e propria recensione che, peraltro, non sarei nemmeno in grado di realizzare compiutamente.

Premesso che Hendrix rimane Hendrix, cioè unico, irripetibile ed inimitabile per  il suo talento, la sua inventiva ed anche con le sue imperfezioni del tutto umane e sacrosante, sono dell'avviso che tutti noi dobbiamo rimanere fedeli a noi stessi, mantenendo integra la nostra personalità, cercando di esaltare i nostri pregi e, se possibile, di correggere i nostri difetti. E ringraziamo il Cielo che ci sia dato modo di poter rimanere unici, liberi, autonomi ed indipedenti nelle nostre scelte perché, se fossimo tutti fabbricati con lo "stampino", beh ... La nostra esistenza sarebbe veramente vuota e monotona. 

Sono convinto che il Grande Maestro, da lassù, tollera ed approva tutte le interpretazioni postume del suo repertorio, sia che vengano pedestramente eseguite dal Gruppo Boy-Scout di una Parrocchia, sia che vengano suonate alla perfezione da "mostri sacri" della musica internazionale. In fondo, se ci pensate, non potrebbe mai venire meno ai principi basilari su cui si è poggiato il suo profilo artistico e musicale: libertà di espressione e libertà di interpretazione.

FREEDOM, dunque e libertà sia, nei dovuti modi e con il dovuto rispetto.

Tutto ciò premesso, l'approccio di Andrea Braido ad Hendrix, di cui Vi assicuro è discepolo devoto e rispettoso, non è della serie "juke box", tipico cioè delle "Tribute Band", ma (cfr. copertina del CD): "Andrea Braido Trio “Plays Hendrix" è un concerto dedicato a Hendrix rivisitato, ossia la musica di Jimi Hendrix suonata con nuovi arrangiamenti rock rispetto all’originale".

Vi assicuro che Andrea esegue ed interpreta la musica di Jimi Hendrix soprattutto con il cuore e con il sentimento, mettendoci quanto di meglio possiede, dal punto di vista tecnico e musicale, per costruire un prodotto valido ed originale nel quale il pubblico possa apprezzare pienamente la sua inventiva e la sua capacità di improvvisazione. Qualche imperfezione perdoniamogliela, giacché nessuno di noi umani è perfetto, anche perché i video postati sono meramente amatoriali e non gli rendono piena giustizia. Visto ed ascoltato dal vero è tutta un'altra cosa.

Colgo l'occasione per porgere un caloroso abbraccio a tutti e, se lo vorrete e se lo gradirete, Vi intratterrò ancora con qualche altro mio racconto.

Ciao a tutti.

Bruno

FritzFri, 11/13/2009 - 07:12 November 13, 2009

Facendo le doverose premesse, ovvero che mi rendo perfettamente conto del livello di un musicista come Braido che rispetto ed ammiro, a me la sua rivisitazione di Hendrix non piace.

L'ho visto live un paio di volte e mi ha lasciato sempre perplesso. Non sono di certo un purista di Hendrix, accetto tranquillamente (anzi mi piacciono) rivisitazioni che cambiano l'originale...però a mio gusto Andrea fa troppo "casino", nel senso che si lascia andare a parti in cui ho l'impressione che siano più le mani a suonare che la testa o il cuore.

Invece dissento da chi dice che i Deep Purple di oggi siano solo un pallido ricordo di quelli vecchi. I Purple di oggi sono semplicemente unaltro gruppo, ma io dico che suonano alla grande, Paice è in forma come sempre, DOn Airey è un grande e Morse ha dato al gruppo un entusiasmo nuovo. I loro ultimi dischi sono molto belli. Ovviamente assai diversi da In rock o Machine Head, più posati e raffinati, ma sono degli ottimi dischi. Ho da poco preso il dvd Live in Montreaux del 2006 ed è una bomba.

 

http://www.myspace.com/fritzroma

Jones_85Tue, 12/15/2009 - 15:18 December 15, 2009

 

Anch'io ho avuto l'occasione di vedere Braido suonare dal vivo il tributo a Hendrix.

Non commento i video qui postati perchè non li ho visti e secondo me non rendono l'idea...assistere al concerto di persona è tutta un'altra cosa.

Premesso che sono un fanatico di Hendrix, a me il concerto è piaciuto tantissimo e lo ricordo con particolare piacere, da quella volta Andrea Braido è diventato uno dei miei idoli.

Neanch'io sono un amante della tecnica esasperata fine a se stessa, anzi...però devo dire che quella sera Andrea ha suonato con il cuore oltre che con le mani, o almeno questo è quello che mi è arrivato, avevo i brividi; in più, essendo in teatro, c'era una bellissima acustica.

Con questo non voglio certo dire che preferisco Braido a Hendrix o viceversa...semplicemente sono due chitarristi diversissimi.. e non voglio neanche paragonare Braido ad altri chitarristi famosissimi che fanno tributi a Hendrix; Braido è Braido e ha il suo stile personale, che per carità, ad alcuni può anche non piacere. Però non dite che è "freddo" e non ci mette l'anima..quando l'ho sentito l'anima ce l'ha messa eccome!! :)

Ha fatto anche dei dischi di qualità secondo me...come ad esempio "Eleonor"...consiglio CALDAMENTE ai jazzisti del sito di ascoltarsi "I love Miles" e "Braido Blues", oppure "My Child Age" quest'ultima dall'album "Le bizzarre avventure del dottor Kranius" , sono pezzi stupendi dove Andrea dimostra, secondo il mio umile parere, di avere, oltre alla tecnica, grandissima sensibilità e cuore!! :)

e aggiungo se qualcuno se lo stesse chiedendo:  NO, non sono stato pagato da Braido per scrivere questo commento.

Per gli appassionati dei Purple: beccatevi questo http://www.youtube.com/watch?v=_HXf5hogplw

:)

CIAO a tutti

                                        Brian