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Tone Bender: la storia, il recupero di un esemplare, i suoni

    

Questa non è solo la storia del Tone Bender, è anche la storia di un Tone Bender particolare, una storia che inizia tra le ragnatele di una ex conceria, uno stanzone che negli anni ’70 e ’80 ha ospitato i sogni di gloria di giovani aspiranti musicisti, uno dei quali ero io.  Tone Bender? Che nome strano avevo pensato nel vedere per la prima volta questo pedalino, ma il marchio VOX - lo stesso degli ampli dei Beatles... -  mi faceva ben sperare, in quel lontano 1988. Ci misi una pila nuova, lo collegai tra ampli e chitarra, ma niente, non usciva alcun suono. Rotto. Tone Bender, “curvatore di tono”? Macchè! È un distorsore - mi disse il vecchio proprietario - tienitelo pure! Mi ci vollero quasi vent’anni per scoprire che si trattava di un fuzz! E che Fuzz, signori!

Ma nel frattempo erano successe tante cose, passioni che andavano e venivano, altri generi da suonare e soprattutto traslochi. Avevo provato ad aggiustare il pedale, ma tra l’ignoranza in elettronica e la mancanza di riferimenti, non ci ero riuscito.
Restò smontato in soffitta per anni e durante il cambio di casa persi il circuito elettronico. Due anni fa, durante una visita ai miei genitori, mi tornano tra le mani i pezzi smontati del Tone Bender: chassis, manopoline chicken head, switch a pulsante e mi dico: perché non cercare qualche notizia sul web e provare a rimetterlo in sesto? Inizio così a documentarmi su questo stomp box e scopro quanto segue...

La storia del Tone Bender

I primi fuzz sono prodotti dalla Maestro (Gibson) nel 1962 con la sigla FZ-1. A differenza della saturazione naturale dell’ampli valvolare, i fuzz producono una distorsione a “onda quadra”. Vengono subito richiesti dai chitarristi che cercano di ottenere un suono simile a quello dei fiati e soprattutto di imitarne la durata (sustain).

Subito dopo gli FZ-1 iniziano a circolare i WEM Rush Pep, che sarebbero finiti nel dimenticatoio se non si fosse scoperto che li usavano (oltre ai Maestro FZ-1) sia John Lennon che George Harrison negli anni della beatlemania.

Negli stessi anni muove i primi passi un ingegnere londinese, Gary Stewart Hurst, a cui si rivolgevano i chitarristi dell’epoca per la manutenzione degli ampli e per la realizzazione delle prime “scatolette” artigianali. Tra lavori in proprio e collaborazioni con la VOX, nell’aprile 1965 Gary trova il tempo per realizzare un nuovo modello di fuzz, che lui nomina Tone Bender, oggi classificato come Tone Bender MKI.
 
Il pedale ha un circuito basato su quello del Maestro FZ-1, dotato di tre transistor, ma alimentato a 9 volt anziché a 3, in modo da ottenere più sustain. I controlli sono due: Attack, che regola il livello di fuzz (guadagno) e Level, ossia il volume di uscita dell’effetto. Le manopoline sono già le classiche chicken head.

I tre transistor utilizzati, rigorosamente al germanio, sono un Mullard OC75 e due Texas Instruments 2G381, mentre i collegamenti sono point to point attorno ad una basetta in fibra nera e lo switching è true byass: per l’epoca si tratta di vera avanguardia.

I contenitori dei primi modelli sono in legno e acciaio (si narra che Jeff Beck ne abbia distrutto più di uno a causa della “grazia” utilizzata nel cambio del canale), mutati poi in acciaio ricoperto di hammerite e vernice dorata. In un primo tempo sul top del box compare la dicitura “Gary Hurst designed units”, subito dopo appare il marchio Sola Sound.
Tra gli utilizzatori, oltre al già citato Jeff Beck, ricordiamo Paul McCartney (collegato al basso in Think for yourself, 1965), Pete Townshed e Mick Ronson. La produzione del Tone Bender MKI si protrae fino a tutto il 1965.

L’anno successivo Hurst lancia sul mercato quello che viene considerato il modello di transizione e generalmente conosciuto come Tone Bender MKI.5. I cambiamenti riguardano sia l’estetica che il circuito.
Il box assume la forma del Tone Bender classico, in alluminio con gli angoli arrotondati e ricoperto di hammerite grigia.

I potenziometri sono sempre due (Attack e Level) corredati di manopoline chicken head, ma l’elettronica subisce una variazione: i transistor passano da tre a due (entrambi Mullard OC75) per dar vita a quel circuito che farà da base al Vox Tone Bender e anche all’Arbiter Fuzz Face.

Per la prima volta vengono utilizzati una basetta multiforo (strip board) per alloggiare i componenti e cavi schermati per portare il segnale dai jack alla piastra e allo switch true bypass.

Il suono cambia notevolmente: è più denso, con una saturazione meno pesante: insomma assomiglia sempre più al suono dei cari vecchi fuzz vintage.
Questo fuzz, tuttavia, avrà una vita molto breve oltremanica (pochi mesi), mentre si preparerà per emigrare verso i lidi adriatici dell’Italia assieme al suo papà Gary che nel frattempo vara il terzo modello, il Tone Bender MKII.

Questo, dal punto di vista estetico e funzionale rimane inalterato, viene solo aggiunta la scritta “Professional MKII” sotto le manopoline e ricompare il marchio Sola Sound.

Il circuito è una evoluzione di quello del MKI.5, al quale viene aggiunto un terzo OC75. Alcuni esemplari montano al posto dei classici OC75, i transistor - sempre al germanio - OC81, all’epoca molto utilizzati nelle radio. Questi ultimi sono preferiti dai chitarristi per la qualità del suono e perché offrono la possibilità di intervenire sul guadagno del fuzz agendo sul potenziometro del volume della chitarra.

Il Tone Bender MKII Professional inizia anche ad essere prodotto dalla VOX di Tom Jennings e dalla Marshall col nome di Supa Fuzz, quest’ultimo con alcune modifiche derivate dal circuito del modello MKI e con un look completamente differente.
La Sola Sound (in seguito diventerà Colorsound) continuerà a produrre il Tone Bender MKII fino al 1968, quando introduce il Tone Bender MKIII, a tre controlli, che altro non è che una copia del Big Muff dell’Electro Harmonix.

Il VOX Tone Bender italiano

Sempre nel 1966, mentre in Inghilterra usciva l’MKII, la Jen iniziava la produzione di quello che è considerato il Tone Bender per antonomasia, il VOX Tone Bender. Forse i primi modelli vengono realizzati in Inghilterra, ma subito la produzione viene affidata agli stabilimenti Jen di Pescara, dove si costruisce anche il VOX AC30 e dove si sposta anche Gary Hurst, a partire dal 1968.

Il circuito del VOX Tone Bender è quello del modello MKI.5, anche se una scheda con piste di rame rimpiazza i collegamenti point to point e cambiano i transistor e il valore di alcuni componenti. In prima posizione viene messo inizialmente un OC76, presto sostituito dal SFT363E, in seconda posizione troviamo il SFT337.

Il suono ottenuto è più ricco di frequenze alte che ne fanno un pedale adatto per un sound british, specialmente se accoppiato ad un ampli valvolare VOX, Marshall, Hiwatt o Orange.

L’involucro è una evoluzione di quello del MKI.5: box in alluminio con bordi arrotondati, ricoperto di hammerite grigia con l’aggiunta di una piastra quadrata in lamierino nero con scritte bianche sotto le manopoline (Volume e Attack) rigorosamente chicken head.
 
Dal 1969 il look viene leggermente cambiato: il box, sempre in alluminio ricoperto di hammerite, diventa nero e la piastrina in lamierino d’alluminio viene lasciata neutra (grigio chiaro) con scritte nere. Intorno al 1971-72 vengono prodotti esemplari con transistor al silicio, con conseguente perdita di sonorità (per dirla come Gary Hurst: "... Presa un po' alla larga è un po' come la differenza fra la valvola e il transistor...").

Subito dopo il circuito viene stravolto e portato a tre transistor (tutti al silicio): a questo punto non si può più considerarlo un fuzz, bensì un normale distorsore. Questi ultimi modelli sono riconoscibili dalle manopoline cilindriche nere con top grigio al posto delle classiche chicken head.

Il recupero di un Tone Bender

Torniamo al mio Tone Bender.
Preso dalla seria intenzione di riuscire a restaurarlo e renderlo funzionante, inizio a cercare materiale sul web. Sui vari siti e forum sono presenti diversi schemi di circuiti, ma noto subito una gran confusione.

Tre o due manopole, due o tre transistor: tutti nascosti sotto la dicitura Tone Bender. Inoltre non è chiaro il  tipo di transistor da utilizzare: molti schemi suggeriscono transistor al silicio, altri quelli originali al germanio, ma spesso vengono invertite le posizioni.

La svolta arriva quando un giorno trovo un sito italiano che si occupa di chitarre e del mondo che ruota attorno a questo strumento: Accordo. Qui una discussione mi rimanda ad un costruttore di fuzz italiano, Alberto Dani, meglio noto come Mr.T. Lo contatto via mail e subito Alberto mi mette sulla giusta via e mi da alcune dritte fondamentali.

Lo scoglio più duro è ora trovare i transistor al germanio. Ad una fiera dell’elettronica mi procuro due sostituti compatibili, gli AC128. Realizzo il circuito con una basetta multiforo, ma il risultato sonoro non è soddisfacente. Intanto continua la ricerca sul web del layout originale della scheda del Tone Bender.
 
Finalmente trovo il sito di un produttore inglese di pedali Fuzz: qui leggo la storia dei Tone Bender e trovo foto e materiale utili al mio scopo. Contatto il produttore, David Andrew Main, che molto gentilmente mi manda foto della piastra del Vox Tone Bender e mi fornisce i valori esatti di condensatori e resistenze del circuito originale.
 
Infine, grazie a Ebay, riesco a trovare alcuni transistor al germanio d’epoca, tra cui alcuni OC75, OC76 e un SFT337. Grazie all’aiuto di un amico insegnante di elettronica, realizzo la piastra base con il layout originale e finalmente riesco a ricostruire il mio Tone Bender con un OC75 in prima posizione e un OC76 in seconda.

Il circuito

Il circuito del Vox Tone Bender è molto semplice. Esso prevede l’utilizzo di cinque resistenze, due condensatori, un elettrolitico, due transistor al germanio e due potenziometri. Bisogna fare molta attenzione al valore dei due condensatori, spesso riportati erroneamente da parecchi degli schemi pubblicati sul web.

Il condensatore d’entrata deve avere un valore di .22uf (ma può andare bene anche da .15uf); quello d’uscita è da .0033uf (va bene anche .0047uf). Il valore dell’elettrolitico è di 25uf (a volte è di 22uf).

Le resistenze sono, nell’ordine (dall’ingresso verso l’uscita), da 47K, 10K, 8.2K, 1K, mentre quella collegata al pin del potenziometro dell’Attack è da 820ohm. Il potenziometro Attack è un lineare da 1K, mentre quello del Level è un logaritmico da 50K.

I transistor al germanio non sono facilmente reperibili: praticamente introvabili gli SFT337 e SFT363E, più facilmente acquistabili, soprattutto su Ebay, gli OC75 e gli OC76.
Unico inconveniente è che su uno stock di 10, solo 1 o 2 sono perfettamente funzionanti al massimo delle loro caratteristiche (quelli “scarichi” possono venir bene per realizzare un buffer, ma questa è un’altra storia).
 
Una raccomandazione: il circuito del Tone Bender è un cosiddetto “positive ground”, ossia il polo positivo della batteria va a terra, mentre il negativo alimenta il circuito.
 
Ciò impedisce di fornire corrente al pedale con un alimentatore condiviso con altri effetti (ormai tutti “negative ground”) e quindi si giustifica la mancanza del jack per l’alimentazione esterna. Ma niente paura, il Tone Bender consuma pochissimo e una pila da 9v può durare per mesi.

Naturalmente sul web si trovano gli schemi per trasformare il circuito in “negative ground” e permettere quindi l’alimentazione tramite alimentatore esterno.
L’utilizzo di un box moderno permette anche di aggiungere un LED luminoso che si accende ad effetto inserito: in questo caso occorre sostituire lo switch DPTD con un 3PDT. I files audio qui presenti costituiscono una piccola presentazione dell’effetto.

Sono realizzati con due ampli e due chitarre differenti, proprio per rendere l’idea di come cambia il suono a seconda del set up utilizzato.
Chitarre: Stratocaster con pickups Van Zandt blues e Epiphone Elitist Casino con P90 Gibson USA. Ampli: VOX AC15 made in England (EL84 finali) e Fender Deluxe Reverb reissue (finali 6V6).

Per chi fosse interessato alla realizzazione dell’effetto allego schema, layout dei collegamenti, versione stampabile della piastra del circuito e alcuni links per saperne di più. Chi invece volesse comprarlo già fatto, l’unico produttore che realizza il Tone Bender secondo la “ricetta”  originale del 1966 è Dave Main (vedere sotto per il link del suo sito sito).
Infine desidero ringraziare con tutto il cuore Alberto Dani e David Main.

La storia del Tone Bender è tratta dai seguenti siti:

http://www.stompboxes.co.uk/gpage1.html2.html
http://www.vintageguitar.it/interviste_gary_hurst_1.htm

Le foto dei modelli MKI, MKI.5 sono tratte dal sito www.stompboxes.co.uk (thanks Dave), quelle degli altri modelli sono tratte da varie aste su  Ebay, i disegni sono realizzati da me medesimo.

Buon divertimento
Davide

Altri links ad uso bibliografico-informativo:

http://fuzzcentral.ssguitar.com/index.php
http://www.t-pedals.com/
http://www.generalguitargadgets.com/
http://www.buildyourownclone.com/
http://www.banzaieffects.com/
http://www.thegearpage.net/board/showthread.php?t=281753&page=2
http://www.fuzzeffect.com/index.htm
http://fuzzcentral.ssguitar.com/faq.php

Files audio

Strat + Deluxe Reverb

Strat + VOX AC15

Casino + Deluxe Reverb

Casino + VOX AC15 
 

commenti

j9o9 Mar, 22/09/2009 - 00:13

ritratto di j9o9
sola sound

Mi permetto di intervenire, io sono in possesso di una riedizione del solasound/colorsound tonebender, purtroppo non ho mai avuto la fortuna di provare uno originale come quello descritto nell'articolo ma sarei curioso di sapere che differenza potrebbe passare tra i due oggetti.

In particolare l'esemplare in mio possesso ha tre germanium transistor e il controllo di tone aggiuntivo, purtroppo la riserva di volume non mi  sembra affatto devastante e se con il vox si difende bene come sonorità, con l'hiwatt invece non pompa per niente impasta subito e il volume diventa irrisorio, idee sul perchè?

Piccolo ot: quale pensate possa essere un buon fuzz per gli humbucker (les paul o sg) visto che ne ho avuti parecchi che esaltavani i single coil stratoidi ma risultavano così cos' con la les paul... (page mi insulterà ma tant'è)

g

 

 

...and in the end the love you take is equal to the love you make...

winstonOboogie Mar, 22/09/2009 - 08:28

ritratto di winstonOboogie
R: sola sound
Dunque, il Tone Bender della Vox è più presente sugli alti, quindi adatto per pickup mediosi come gli humbuckers. Per i single coils è meglio un Dallas fuzz face, che ha o stesso circuito del Vox, ma con condensatori di valore più alto e quindi in rado di enfatizzare maggiormente medie e basse frequenze.

I Tone bender, da quello che si legge, andavano bene con ampli Vox, Orange e Hiwatt... quindi, la scelta è quasi obbligata, se riesci a trovarlo originale o in copia.

Ciao
Davide

Bru Dom, 20/09/2009 - 14:54

ritratto di Bru
Caspita, mi ero perso questo

Caspita, mi ero perso questo bellissimo articolo (sguazzavo in acqua salata).

I miei massimi complimenti Davide, una lettura appasionante. E poi la scelta di "She said, She said" per il sample (una delle mie canzoni preferite), pezzo sul quale sto smanettando proprio in questi giorni, cercando di riprendere la cover dei Gov't Mule :-)

Io con i fuzz ho un pessimo rapporto e non so usarli (ho avuto un fulltone 69). Mi piace sentirli nel complesso di un brano, ma non riesco a suonarli.

 

Everybody seems to think I'm lazy, I don't mind, I think they're crazy

winstonOboogie Dom, 20/09/2009 - 20:30

ritratto di winstonOboogie
R: Caspita, mi ero perso questo
She said she said è anche la mia canzone preferita e sta nel mio album preferito del mio gruppo preferito. Si era capito?

Ciao
Davide

Bru Dom, 20/09/2009 - 21:40

ritratto di Bru
R: Caspita, mi ero perso questo

Il disco dove stanno le mie chitarre preferite, del mio gruppo preferito.

 

Everybody seems to think I'm lazy, I don't mind, I think they're crazy

molokaio Dom, 20/09/2009 - 15:10

ritratto di molokaio
R: Caspita, mi ero perso questo

Già.. è incredibile pensare che è già passato un anno! I fuzz sono davvero interessanti... bisogna farci la mano e l'orecchio...

Dipende anche dalla catena e ampli che hai la loro resa.. credo...

Live Slow... Die old! 
___________________________________

Robz

molokaio Sab, 19/09/2009 - 20:02

ritratto di molokaio
1966

Davide, rispolvero questo bell'articolo perchè è una delle cause della mia recente  mania  fuzzosa.

dopo questo articolo mi sono iniziato a chiedere come suonasse un tonebender veramente. Dopo lungo peregrinare sono riuscito a provarne vari "moderni", tutti di ottima fattura e rispettosi del design originale.

Qualche mese fa Ho infatti preso dal sito  cui hai attinto per la storiografia, uno degli ultimi dam 1966 di dave main, ormai fuori produzione... replica del vox '66. Non mi crederai ma ho trovato finalmente il suono fuzzoso che non riuscivo ad avere con altri tipi di fuzz o muff.

la particolarità di questo tipo di pedale è che offre la possibilità di avere il circuito originale vox col taglio delle frequenze basse, oppure una versione "moderna" senza tagli. In entrambe le situazione è un pedale veramente eccezionale.

I tonebender avvolgono le note in un fuzz cattivissimo e maleducato difficile da avere con altri pedali.

ora capisco il perchè dei tonebender... e consiglio a tutti di provarne almeno uno di recente fattura dato che gli originali ormai toccano cifre da chitarra elettrica. Bellissimi per lo stoner rock!

Non capisco perchè i grandi produttori non puntino più molto su questo tipo di pedale...

Davvero bel lavoro Davide, hai tra le mani un bel pezzo di storia rock n roll

Live Slow... Die old!
___________________________________

Robz

Mr.T Dom, 20/09/2009 - 12:51

ritratto di Mr.T
R: 1966

Un ottimo clone del Tonebender si trova anche su BYOC, ci sono le versioni a 2 e 3 transistor.

I Tonebender senza taglio dei bassi (in uscita) esistevano anche all'epoca, ho esaminato personalmente pedali nati con questa "modifica" di serie.

Il circuito del Tonebender 2 transistor è ancora molto usato, visto che può essere considerato una variante dell'onnipresente Fuzz Face... cambiando i condensatori di ingresso/uscita si possono avere entrambi i suoni, volendo si può pensare anche a un pedale che con uno switch può passare da un suono all'altro...

Il suono è adatto allo stoner ma vista la minor presenza di bassi, non raggiunge l'eccellenza del Fuzz Face e comunque entrambi i pedali hanno una scarsa riserva di volume, superabile con delle modifiche.

molokaio Dom, 20/09/2009 - 13:08

ritratto di molokaio
R: 1966

Ciao Al!

Il dam 1966 (MK1.5) che ho aquistato è appunto una versione limitata appunto con le modifiche di cui parli tu, nel setting super bee. Monta dei CV5439 e ha molte basse (in super bee) grazie ai cap  in uscita credo, non sono molto ferrato in materia  ma la strato fa paura attraverso questo pedale.
 

Grazie della dritta sulle similarità col fuzzface (al germanio, presumo)...

Ho un clone mkII con degli oc81D che grazie a uno switch passa in fuzzface, ma avendo il pot del volume in condivisione, il FF suona molto molto debole e scuro. come dici tu, bisognerebbe adattare meglio il circuito probabilmente.

I Byoc non li ho ancora provati ma penso siano un'ottima alternativa grazie al buon prezzo...


Live Slow... Die old! 
___________________________________

Robz

winstonOboogie Sab, 19/09/2009 - 23:42

ritratto di winstonOboogie
R: 1966
Eh lo so che suonano bene, ma penso che il problema stia nei transistor. sempre pù difficile trovarne che vadano bene. Bisogna trovare possibilmente degli OC75 e 76, che abbiano un HFE piuttosto basso (meno di 80) e che siano abbastanza accoppiati (cioè il valore simile). 

Comunque delle ottime riedizioni le fa la JMI, la rinata Jennings che produce anche gli AC30 e AC15  secondo le specifiche pre-1965 interamente point to point.

Ecco il link

Ciao
Davide

Sandro Lun, 20/10/2008 - 16:15

ritratto di Sandro
 ho il pedale originale del

 ho il pedale originale del 'Tone bender' 'Vox' (il pedale della quinta foto) ed il circuito originale. Successivamente cambiai gli 'sft 337 e sft 363' con gli analoghi (sul databook erano riferiti come equivalenti) 'ac126' 'ac128'. i valori presenti sul circuito originale sono:

1 res,. da 10 kiloohm 1/2 watt 

1 res,. da 47 kiloohm 1/2 watt 

1 res. da 8200 ohmm 1/2 watt

1 res. da 820 ohmm 1/2 watt

condenzatore in ingresso: 150.000 picofarad poliestere ,

condenzatore in uscita 2.200 picofarad poliestere (cilindrico, giallo (ancora si trova) non a pasticca)

condenzatore di 'carico' sul centrale del potenziometro lineare da 1 kiloohmm e verso massa (come da schema elettrico) ha un valore di 15 microfarad (elettrolitico).

 

Preferisco questa versione,ho provato a suo tempo anche il 'VOX','l FBT'  e lo JEN che negli anni con mia somma sorpresa scoprii che avevano dentro lo stesso circuito 'VOX',comunque,dicevo che preferisco la versione originale a 2 transistor al germanio,la versione al silicio con 3 transistor è stata sempre poco gestibile e poco 'calda' rispetto alla prima,anche se in alcuni casi 'esasperati' faceva comodo avere una 'botta' in più.

ho riveduto e corretto il circuito anteponendo un 'fet' 'bf244' o '2n3819' al circuito al germanio e collegando l'uscita su un boost ottenuto con un ulteriore stadio al germanio polarizzato in modo lineare e con l'aggiunta di 2 diodi in antiparallelo sull'uscita dell'ultimo stadio verso massa in parallelo ad un ulteriore controllo di gain.

Ho utilizzao due diodi al germanio tipo: 'oa90'.

Devo ancora provareeeeeeeeeeeeeee!! ma chissà che esce fuori tra vampe e botti in laboratorio !!

Ciao ragazzi! i valori che vi ho indicato si riferiscono al modello venduto a quei tempi,considerate che io l'ho avuto nel '73' ma credo che sia molto più vecchio,andai a cercare gli 'sft' ed erano già fuori prioduzione da tempo..difficile così dare una data precisa all'effetto,se era del '70' i transistor 'sft' dovevo trovarli..se non li ho trovati è perchè erano già transistor obsoleti..

Ciao Grande Mr. T. il circuito e la basetta sono perfetti.! Io però..mi rimonto la 'pcb' origianle in bachelite di 40 anni fa he he(incredibile a quei tempi la robustezza dei circuiti stampati, 'ancora vive!!'

Ciao a tutti! un Abbraccio.

:-)) Sandro.

http://blogshadow-56.blogspot.com/

...La vita è una nota distorta piena di armoniche pari e dispari bellissime... Sandro

winstonOboogie Mar, 16/09/2008 - 23:57

ritratto di winstonOboogie
Ultim'ora...
Oggi ho fatto un salto dai miei, ero nella cucinetta del garage e mi è saltato l'occhio su una vecchia cassetta di legno da spumante (lo spumante l'abbiamo bevuto tanti anni fa) e ci curioso dentro. Cosa c'era all'interno? I due potenziomentri originali del Tone Bender (1 e 50K). Me li sono portati a casa, pronti per eventuale sostituzione. Prima o poi ritroverò anche il circuito originale.

Ciao
Davide

Steve Lun, 08/09/2008 - 21:07

ritratto di Steve
Articolo enciclopedico!

Questa è una disamina scientifica, ottimo! A me piace così!

Steve

molokaio Lun, 08/09/2008 - 20:33

ritratto di molokaio
Complimenti, davvero un bel

Complimenti, davvero un bel articolo.

Non sono un conoscitore di pedali del passato ma Finalmente so cosa è e cosa fa un tone bender. Me lo sono chiesto dal giorno che ho visto il reissue sul sito fender.

Immagino sia stata una missione costosa, ma la soddisfazione traspare da ogni parola e dalla passione con cui hai fatto le ricerche... e doveo dire che mi hai fatto voglia di iniziare a capirci qualcosa di circuiti con tutte queste reference che hai postato!

 

Devo dire che mi piace di più sull'ampli vox. Il deluxe lo inasprisce e assottiglia troppo.

 

 

 

Mr.T Lun, 20/10/2008 - 15:42

ritratto di Mr.T
R: Complimenti, davvero un bel

Fender? Quello forse è il BLENDER...che è un octave fuzz devastante, forse uno degli effetti più NON-armonici che siano mai esistiti!

Mr.T Lun, 08/09/2008 - 15:24

ritratto di Mr.T
Sei un detective!

Complimenti, ho tutti i libri sull'argomento ma una ricostruzione così non l'aveva mai fatta nessuno!

Francamente mi sfugge la differenza sonora tra transistor OC75 e OC81...i primi hanno sicuramente un guadagno più basso, quindi la dinamica (e la possibilità di regolare il gain usando il volume della chitarra) è maggiore rispetto agli OC81.

Se può interessare, tra i primi Tone bender grigi made in Italy si trovano anche delle varianti circuitali, personalmente ne ho trovati un paio che montavano un condensatore di uscita da 0.15 uf. Il condensatore in questione, di marca Ducati, era senza dubbio originale.

Il modello anni'70 con tre transistor al silicio potrebbe essere definito un Feedbacker, vista la devastante propensione al larsen anche a gain minimo! Sicuramente non ha un suono caldo, ma se si cercano suoni acidi e penetranti è ottimo. Si trova sia a marchio Vox che Jen.

Ciao

jeanluke83 Mar, 24/02/2009 - 15:47

R: Sei un detective!

Hey Mr.T sono un appassionato di elettronica e di chitarra....ho un pò di esperienza col saldatore e un pò di transistor al germanio belli caldi per preparare un fuzZzZzZ....

il problema è che non sò quali sono migliori per realizzare il fuzz sia che io voglia riprendere il circuito del tonebender o quello del fuzz face...cosa mi dice quali suoneranno meglio? il valore dell'hfe??

Questo è l'elenco dei componenti che ho a disposizione:

mullard OC76 NOS

mullard OC77 NOS

mullard OC84 NOS

mullard OC140 NOS

mullard OC170P NOS

SFT 337 (di recente produzione)

SFT 353 (di recente produzione)

AC 128 (di recente produzione)

AC 127 NOS

AC 138 NOS

Sono tutti pezzi unici tranne gli AC 128/127/138 di cui ne ho diversi....

Su quale base si 'SELEZIONANO' i transistori adatti per fare dei buoni pedalini fuzz? quali sono più adatti al circuito del tonebender e quali a quello del fuzz face? premesso che non ho intenzione di fare pedali per venderli ma mi sono procurato sta roba solo per vedere se riesco a combinare io qualcosa di buono con le mie mani e suonarci!!... ^_^

Potreste darmi un consiglio su come scegliere questi componenti o come abbinare la 'coppia' adatta a far suonare un bel fuzz???? Mai possibile che con tutta sta 'mazzamma' di roba non riesco a tirarci fuori dei bei suoni?

Grazie mille,

Gianluca

winstonOboogie Lun, 08/09/2008 - 17:07

ritratto di winstonOboogie
R: Sei un detective!

Ciao Alberto, che piacere sentirti qui. Riguardo alla differenza tra OC75 e OC81 ci hai azzeccato. I modelli di MKII con OC81 sono ricercatissimi e costosissimi. Ho visto foto dei Tone bender italiani col ducati da 0.15, sono quelli che hanno il circuito che ricalca l'MKI.5. Ho visto anche dei MKI.5 made in england con quel condensatore, forse Gary Hurst se li è portati dall'Italia dopo il suo primo viaggio da noi nel '65. Ho provato anch'io un TB a tre transistor al silicio e sono d'accordo con te sul suono. Aggiungo una foto (che avevo salvato e che ho ritrovato nel pc) in cui si riconosce il condensatore Ducati.

Ciao

Davide

 

joevint Lun, 08/09/2008 - 13:29

ritratto di joevint
Bellissimo

e completo articolo. Complimenti!

joe

camp Lun, 08/09/2008 - 14:14

ritratto di camp
R: Bellissimo
Meglio di così non si sarebbe potuto fare.

Oltretutto, il Tone Bender non me lo aspettavo proprio.

Bel colpo, Winston. MA l'appetito vien mangiando ( e la fame vien saltando... i pasti): ho appena aperto la custodia della Stratocaster per tirarne fuori il vecchio Owner's Manual del 1974. Oltre alle istruzioni, sul libretto ci sono gli amplificatori e un pedale: il Fender Blender. Quando ce ne farai la recensione?

:-)

camp

winstonOboogie Lun, 08/09/2008 - 15:05

ritratto di winstonOboogie
R: Bellissimo

Rispondo a Camp per riallacciarmi al discorso Blender, ma naturalmente i ringraziamenti vanno, oltre che al maestro, anche Joevint, Alfio e Blackrooster. Per quanto riguarda il Fender Blender, bisognerebbe procurarsene uno vintage e poi fare il confronto col reissue da poco reintrodotto. Per quest'ultimo si potrebbe chiedere aiuto al nostro comune amico, vero Camp? Non sarebbe male farne un bell'articolo comparativo con tanto di files audio. Quindi se qualcuno sa dove trovarne uno vintage, si faccia vivo.

Ciao

Davide 

camp Lun, 08/09/2008 - 15:11

ritratto di camp
R: Bellissimo
"Per quest'ultimo si potrebbe chiedere aiuto al nostro comune amico, vero Camp? Non sarebbe male farne un bell'articolo .."

Già: io so che tu sai che io so che lui sa ( e pure the Eggman come in Te Walrus) ecc ecc ecc. In pratica, solo io e te non ne abbiamo parlato direttamente:-) Ci aggiorniamo, come si dice.

Ora devo andare a riordinare la legnaia. Uff..

Ciao, Winston. Ci sentiamo dopo.

camp

black rooster Lun, 08/09/2008 - 12:22

ritratto di black rooster
complimenti

bell'articolo!!ho ascoltato con attenzione i sample,specialmente quelli con il deluxe reverb (di cui sono soddisfatto utilizzatore) e ti diro' che il suono sembra proprio fedele all'epoca!!benche' io non sia mai stato amante dei fuzz....troppo acidi per i miei gusti,riconosco che certi suoni storici li si ottiene solo attraverso queste scatoline!!hai fatto un'articolo esaustivo in tutto e per tutto,con tanto di sample e link!!sei stato d'avvero bravo!!

alfio Lun, 08/09/2008 - 11:34

ritratto di alfio
grande

Articolo splendido, esauriente, storico... tutto!

Grazie

 


www.younglustband.it
www.myspace.com/younglust06

The_song_is_over Lun, 08/09/2008 - 11:31

ritratto di The_song_is_over
Caro Davide,

hai scritto uno degli articoli piu belli e interessanti che abbia mai letto! Bravo!
Io sono un patito dei fuzz, piu per la capacità espressiva che hanno che per il suono in se e per se.
Ne provai uno una volta di questi tone bender e lo trovai molto carino ma dal sound troppo vintage per i miei gusti.
La quadratura del cerchio l'ho ottenuta con Big Muff e T-Fuzz.
Complimenti ancora!
saluti

Luca





..::ZIO::....::LNF::....::Datemi una maschera e vi dirò la verità. Oscar Wilde::..


winstonOboogie Lun, 08/09/2008 - 11:56

ritratto di winstonOboogie
R: Caro Davide,

Ciao e grazie per i complimenti. Il T-fuzz è un gran pedale, mi piace molto. Invece il Big Muff mi ha un po' deluso, l'ho avuto per qualche mese, ma non mi ha entusiasmato, con la strato suonava proprio male. Forse bisognerebbe averne uno vintage anni '70, dicono che non c'è paragone, come per quasi tutti gli attuali pedali della EH. Io ho uno Small Stone del '78 ed è una bomba, mentre dicono che l'attuale è molto fiacco, non per niente consigliano di modificarlo.

Ciao

Davide

g.marras Lun, 08/09/2008 - 11:17

ritratto di g.marras
Complimenti

Complimenti per l'articolo...

E te lo dice uno che, di solito, quelli sulle pedalerie nemmeno li legge!

Sarà la commistione di tecnica-storia che mi ha intrigato...

Bravo.

PS: una curiosità: tra quelli delle varie foto quale è il tuo?

winstonOboogie Lun, 08/09/2008 - 11:58

ritratto di winstonOboogie
R: Complimenti

Grazie per i complimenti. Il mio non c'è, anche se è uguale a quello dell'ultima foto. Allego due immagini del mio TB qui sotto, esterno e interno durante la ristrutturazione: dovrebbe essere di un periodo compreso tra il 1969 e il 1971.

 

 

Ciao

Davide

Enzo85 Lun, 08/09/2008 - 09:40

ritratto di Enzo85
articolone...
...interessante, pure con samples e schemi ! L'ho già letto un paio di volte...
Grazie Davide!

Io non sono un amante dei Fuzz, però devo dire che ogni volta che ne provo uno riesco a divertirmi parecchio, chissà che il tuo articolo non sia uno stimolo per cercare il fuzz che fa per me o, perchè no, provare a costruirlo da solo...

Ciao.
Enzo

winstonOboogie Lun, 08/09/2008 - 14:58

ritratto di winstonOboogie
R: articolone...

Grazie Enzì, qui ci stiamo incensando l'un con l'altro vicendevolmente ;-))   ... e non scrivo quello che ho pensato alla prima, parafrasando Wolf di Pulp Fiction, altrimenti rischiamo di cadere nel volgare e pornografico. A parte gli scherzi, grazie di cuore. Ciao

Davide

camp Lun, 08/09/2008 - 15:01

ritratto di camp
R: articolone...
"Grazie Enzì, qui ci stiamo incensando l'un con l'altro vicendevolmente ;-))   "

Ma non ti stiamo incensando;-) Enzo, per pararsi, ha precisato di non amare i Fuzz ed io ti ho chiesto un'altra recensione;-)

Ciao.

camp

Enzo85 Lun, 08/09/2008 - 16:10

ritratto di Enzo85
R: articolone...
Ecco! Un pò di sano cinismo ci vuole! ;)

A parte gli scherzi, molte volte evito di commentare con frasi banali gli articoli, anche se ne ho apprezzato il contenuto e la forma, altre volte mi viene più facile esternare i miei complimenti, credo che sia un gesto di riconoscenza nei confronti dell'autore e di chi ha editato per l'impegno dimostrato.

Devo ammettere che è sempre meglio quando un commento va ad aggiungere qualcosa all'articolo oppure è una richiesta d'aiuto o un suggerimento, così si può sviscerare l'argomento ed arricchire i contenuti...

Vabbè fine dell'OT. ;)

Enzo

gabbo Lun, 08/09/2008 - 08:13

ritratto di gabbo
ciao, ora sto scappando ma

ciao, ora sto scappando ma ho letto mezzo articolo e ascoltato i sample e..compimenti per entrambi!!!oggi pom finisco di leggere..

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gabbo

www.myspace.com/squaredtomato

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