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Gibson Les Paul Standard Heritage 80 – Sulla via delle "Reissue" - Part Four

    

Come si è visto nel precedente articolo che parlava della Les Paul KM, verso la fine del 1979 ci si trova di fronte ad una serie di riedizioni della Les Paul 59 più o meno riuscite e tutte prodotte nello storico stabilimento di Kalamazoo. Ed a Nashville che cosa stanno facendo? In questo periodo la competitività tra i due stabilimenti Gibson è all’apice.  Nashville non può stare a guardare. E infatti non lo fa. Nel 1980 al Gotha liuteristico di Nashville viene affidata la realizzazione di un nuovo modello rievocativo dei fasti del passato e ad un signore molto preparato che risponde al nome di Tim Shaw viene chiesto di partecipare alla creazione  di nuovi pick up “replica” dei vecchi PAF.  La nuova creatura prende il nome Les Paul Heritage 80, una “Limited Edition” che sarà prodotta in tre versioni: la Standard, la Elite e la Award.

1980. Le "repliche" prodotte a Nashville

La produzione durerà tre anni, dal 1980 al 1982 e sfornerà  poco più di 3000 pezzi nei vari modelli, i quali risulteranno tutti numerati come edizione limitata. Infatti  oltre al numero seriale di otto cifre normalmente riportato sul retro della paletta, avranno un ulteriore numero di identificazione, stampato anch’esso sul retro paletta ma esattamente nel centro.

Dal punto di vista costruttivo Nashville adotta il sistema già in uso, cioè corpo a pezzo unico e manico in tre pezzi a tenone corto,  ma per la prima volta dal 1975 il manico torna ad essere in mogano, non più in acero, e privo di volute alla base del retro paletta. Dal 1982 la volute non sarà più presente anche su tutti gli altri modelli Gibson.

Ma la vera novità estetica sono finalmente i top in acero “bookmatched”, flamed per le Standard e quilted per le Elite. A distinguere i due modelli Elite e Standard  è la tastiera:  in ebano per le Elite, in palissandro per le Standard. Per informazione e curiosità vanno citate anche le Award che possono avere top in acero sia Flamed che Quilted.

Sono però una produzione limitatissima (circa 50 pezzi) con una numerazione separata e destinate a pochi tra i migliori traders dell’epoca e di conseguenza a clientela molto ristretta. Ho la fortuna di possedere una Les Paul Heritage 80 Standard prodotta nel 1981 e vorrei continuare sulla strada percorsa finora negli articoli precedenti.

Les Paul Standard Heritage 80

Il corpo è in mogano con top in un bell’acero fiammato in colore Heritage Cherry Sunburst. In realtà questa è una delle tante varianti di questo colore, infatti ha la parte Cherry decisamente più sbiadita, un po’ a ricordare alcune vecchie 59 “cotte” dalla luce. La forma del corpo è un po’ diversa dal solito, o per lo meno dalla vecchia produzione “di serie”;  infatti la spalla mancante è leggermente più ampia con una parte terminale leggermente più appuntita e l’andamento del corpo stesso è un pochino più affusolato.

Il binding all’interno della spalla mancante è applicato come sulle vecchie Les Paul del “mitico triennio”, cioè è tutto dello stesso spessore e lascia intravedere una piccola parte di top in acero. Era dal 1968 che invece il binding ricopriva interamente il top e ne seguiva l’andamento anche all’interno del cutaway. La tastiera è in un ottimo palissandro con segnatasti trapezoidali,  il copri truss-rod riporta il nome del modello e il pearl logo ha la “b” e la “o” chiuse. 

L’hardware è nickelato ed è composto dal classico stop bar, ponte Nashville e meccaniche Grover che questo modello monta di serie. Esteticamente fanno bella mostra di sé le manopole “Hat box” ambrate, a ricordarci che stiamo sempre parlando di una reissue, mentre attualmente la chitarra non monta ne' le cover dei pick up e ne' il battipenna che è a riposare nella custodia, scelta estetica ma anche necessità visto che è leggermente crepato.

Dal punto di vista delle finiture generali si può parlare di buon livello anche se la verniciatura del retro lascia un po’ a desiderare perché purtroppo in controluce si notano alcune leggere “bucciature” del trasparente che addirittura mi ha fatto pensare ad un possibile refin. Nulla di grave esteticamente ma è fastidioso vedere una chitarra verniciata bene davanti e male dietro.

Gli scassi sono perfetti, l’elettronica è montata sulla classica basetta metallica ed è isolata da un coperchio a protezione. L’assemblaggio è ben curato e all’altezza del marchio che porta. Prima di affrontare l’argomento suono vorrei spendere qualche parola su ciò che vi incide in maniera determinante: i pick up PAF Tim Shaw.

Come ho scritto, a questo personaggio fu affidato il compito di ricreare delle repliche dei vecchi PAF e, nonostante Gibson allora non fosse un pozzo di risorse, Tim Shaw fece del proprio meglio utilizzando magneti lunghi e avvolgimenti particolari. Non entro nel merito perché non ne ho le competenze tecniche, quindi mi limito a tracciarne a grandi linee la storia.

Questi pick up in alnicoV vennero prodotti tra il 1980 e il 1983 e dotarono, oltre alle Heritage, anche altre chitarre comprese alcune Standard, alcune Custom, alcune riedizioni 335 e alcune Les Paul Studio. A livello di produzioni speciali sono da ricordare in particolare le Les Paul Standard '82 (produzioni reissue fatte a Kalamazoo con top quilted), le Les Paul Gold Top del 30mo anniversario e le bellissime Les Paul Spotlight.

 

 

La basetta ha la classica scritta Patent Number 2,737.842 incisa ma oltre a questa riporta, come tutti i pick up di quel periodo, un numero seriale di 6 o 7 cifre dove le prime 3 stanno ad indicare il tipo di pick up mentre le ultime indicano mese e anno di produzione. Nella fattispecie le scritte  sono 1370181 e 1380181, dove 137 e 138 indicano rispettivamente pick up al manico e al ponte mentre 0181 indica gennaio del 1981. Generalmente le cifre 137/138 indicano con certezza che si tratta di Tim Shaw ma spesso si trovano anche altri codici, in particolare i numeri 101/102, 329/330, 372/373, 392/393 e probabilmente altri ancora perché purtroppo non c’è gran chiarezza su questo argomento.

Tutto questo serve ad identificare un PAF Tim Shaw e può essere utile perché questi pick up, dopo essere stati riscoperti e osannati negli Usa, sono diventati piuttosto richiesti e difficili da trovare sul mercato, tanto che spesso raggiungono cifre di vendita considerevoli. In considerazione di questo fatto, altrettanto spesso si incappa in persone che, consapevolmente o inconsapevolmente, indicano come Tim Shaw dei pick up che non lo sono. In particolare le riedizioni PAF del periodo tra il 1984 e il 1987. Questi ultimi sono degli ottimi pick up ma non sono dei Tim Shaw, non hanno le stesse caratteristiche sonore e non sono così difficili da trovare.

Il suono

Venendo finalmente al suono, si può dire che Tim Shaw e Gibson abbiano centrato l’obbiettivo primario di queste Heritage, ricreando il “tone” perduto delle vecchie anni 50?Per quel che mi riguarda la risposta è no.

Il suono è indubbiamente bello, pieno e corposo, abbastanza equilibrato e piacevolissimo dal punto di vista armonico ma, a mio parere, un po’ troppo gonfio sui bassi e tendenzialmente sempre un po’ “sporco”. Le medie sono belle e non troppo evidenti anche se hanno un colore piuttosto “moderno”. 

In generale si sente un po’ la mancanza di graffio sugli acuti ma l’attacco ha quello “swirling” tipicamente vintage che tanto piace agli estimatori del vecchio sound Gibson.

Insomma, i pick up sono belli, secondo alcuni addirittura tra le migliori repliche PAF costruite fino ad oggi ma, a mio parere, la voce della chitarra nel suo complesso è troppo poco “vintage” per poter dire che abbiano centrato l’obbiettivo prefissato.  Sicuramente questa Heritage risente di una elettronica che tende a non fare esprimere al meglio le qualità dei suoi pick up. Monta infatti potenziometri  da 300k nominali e condensatori non bellissimi che certamente contribuiscono a tenere un suono un po’ chiuso ma tant’è ... la chitarra così uscì dalla fabbrica e così deve suonare.

Il confronto diretto, ormai d’obbligo, con la Reissue59 Historic Custom Shop, che sempre utilizzo come per farmi una opinione, mette decisamente in risalto quanto ho scritto sopra. La Reissue CS è sicuramente più brillante, reattiva e “vecchio stile” a livello di “tone”.  Mi pare anche che i nuovi Burstbuckers 1 e 2 siano sicuramente più vicini a “suonare PAF” di quanto lo siano invece i Tim Shaw.

Ciò non toglie che la Heritage '80 Standard sia una buona chitarra che può essere suonata in qualunque contesto anche se l’anima è piuttosto rock oriented. Meno cremosa ma più precisa della Les Paul KM, più “grossa” ed equilibrata ma con attacco meno incisivo della Les Paul Standard 1976 e, per certi versi, simile alla Les Paul Standard 1973 che però ha dalla sua l'attacco deciso ed un tone sicuramente più bello e vintage style.

La suonabilità e l’ergonomia di questa Heritage sono invece di livello piuttosto alto. Pesa poco più di 4 Kg e Il manico ha un profilo molto comodo che è all’incirca a metà strada tra un '50 e un '60. La tastiera è molto precisa e decisamente gradevole al tatto, inoltre le meccaniche Grover svolgono un ottimo lavoro, sono precise e tengono l’accordatura molto bene. 

Va aggiunto che negli ultimi anni queste chitarre hanno via via preso valutazioni sempre più elevate e i motivi possono essere tanti, non ultimi la produzione limitata e la presenza di pick up considerati di grande livello. Ma ciò che più interessa collezionisti ed appassionati è forse quel “fascino dell’imperfetto” che ancora si trova in queste pre-reissue e che si ritroverà in parte anche nelle successive reissue '59 pre-historic. Insomma, avere queste chitarre è un po’ come partecipare alla ricerca del Sacro Graal.

In ultimo vorrei spendere qualche parola sulla produzione delle Les Paul Standard “di serie” che da ora in poi tralascerò volutamente per dedicarmi nello più nello specifico alle Reissue (per chi lo volesse segnalo un interessante articolo a firma AlecB presente su Laster in cui si può vedere un catalogo Gibson del 1983): in buona sostanza le Standard degli anni 80 sono strutturalmente uguali a quelle degli anni 90.

Intorno al 1982/83 anche le Standard torneranno ad avere il manico in mogano in un solo pezzo, con paletta angolata di 17° (e non più di 14°) e senza più la volute mentre prima di vedere un top in due pezzi bookmatched bisognerà aspettare ancora qualche anno. In un periodo di grande confusione alla Gibson, come quello che inizierà a metà anni 80, è possibile però vedere un po’ di tutto, da corpi in più pezzi uniti tra loro a top in 2 o anche 3 pezzi.

 

 

Anche i pick up non saranno sempre gli stessi:  alcune nei primi anni 80 possono montare Original Humbucking (in pratica una versione riveduta e corretta dei T-top usciti di produzione nell’81) oppure PAF Tim Shaw,  mentre dopo il 1984 generalmente si trovano i Paf Reissue (in questo caso spesso è presente un adesivo sulla ghiera esterna del pick up che recita Pat. Appl. For). Purtroppo dal 1984 non saranno più presenti i timbri identificativi dei pick up messi sotto la basetta. Risulta quindi molto più difficile risalire al tipo di pick up montati sui vari modelli.

Sarà solo nel 1991 che la Gibson si deciderà a mettere un po’ di ordine tra i  pick up con l’introduzione dei nuovi PAF Classic 57 sulle reissue e con i 490 e 498 sulle Standard.  Il sistema costruttivo a tenone corto, manico e corpo a pezzo unico di mogano e top in acero in due pezzi, rimarrà praticamente invariato ma sfornerà una produzione più costante e regolare.

A chi ha avuto la bontà di leggere fino a qui va tutto il mio ringraziamento e l’invito a percorrere un altro pezzo di strada con il prossimo articolo che mi porterà dritto fino al 1986.

Alla prossima puntata.
 

Gibson Les Paul Standard 1973 - Sulla via delle "Reissue" - Part One

Gibson Les Paul Standard 1976 - Sulla via delle "Reissue" - Part Two

Gibson Les Paul KM - Sulla via delle "Reissue" - Part Three

Gibson Les Paul Reissue 1986 - Sulla via delle "Reissue" - Part Five


Gigi
cilloz


commenti

cilloz Sab, 20/02/2010 - 11:12

ritratto di cilloz
Sono lusingato

Come autore di questa serie di articoli sono lusingato dalle "attenzioni" che sono state loro prestate. Soprattutto dai tanti commenti di un utente non meglio identificabile (non me ne voglia ma nemmeno io so chi è) talmente preso dalle proprie posizioni da continuare per ore e ore a ripetere sempre le stesse cose.
Personalmente mi sento di tranquillizzarlo: ho capito quello che voleva dire e lo ringrazio dei "consigli". Però delle sue considerazioni non mi può fregare di meno, soprattutto dopo che la risposta alla sua richieste di indicare le "fonti" a cui ho attinto è stata data.
Mi riferisco a fonti a cui ho attinto dal punto di vista strettamente storico (d'altra parte nessuno nasce "imparato"ma la storia si studia sui libri) perchè purtroppo relativamente al periodo di cui mi occupo e con particolare riferimento agli strumenti prodotti in questo periodo, le fonti sono poche, frammentarie e imprecise, o addirittura non ci sono.
Non vedo peraltro quale immaginaria fonte io debba citare quando avendo davanti una chitarra la suono, la smonto, la analizzo, la descrivo e la confronto con un'altra con cui ho fatto la stessa cosa.
Certo, potrei essere considerato non attendibile da chi non mi conosce, non pretendo di esserlo a priori ma se questa attendibilità deve essere necessariamente supportata da "fonti" a loro volta imprecise e talvollta proprio inattendibili allora preferisco che mi sia data col tempo da chi leggerà questi articoli (e sono tanti a quanto pare) e potrà verificarne l'esattezza dei contenuti.
A titolo di esempio di quanto ho detto sopra riporto questa semplice considerazione: il catalogo Gibson del 1970 riporta la costruzione delle Les PaulCustom in mogano Honduras. E' un catalogo ufficiale e quindi una possibile "fonte" attendibile...in realtà scrive una cosa non vera e che chiunque capisca un pò di queste chitarre si sognerebbe mai di dire.
In conclusione: l'utente Lorenzoens ha voluto esprimere i propri dubbi e lo ha fatto, ha avuto le risposte alle sue domande e ora il perseverare nella sua crociata rischia di assumere caratteri pretestuosi e prevenuti che francamente non capisco.
Perciò lo invito a non "sporcare" ulteriormente il lavoro di altri, un lavoro pulito, fatto con passione e senza condizionamenti.
Grazie
Gigi

 


AlecB Sab, 20/02/2010 - 11:31

ritratto di AlecB
R: Sono lusingato
>>> Perciò lo invito a non "sporcare" ulteriormente il lavoro di altri, un lavoro pulito, fatto con passione e senza condizionamenti.

I commenti pretestuosi ed off topic verranno immediatamente cancellati con i relativi post di risposta
L'utente è stato momentaneamente bloccato in attesa di chiarimenti.

Ciao.
Lauro.
AlecB.

cilloz Sab, 20/02/2010 - 11:42

ritratto di cilloz
R: Sono lusingato

Grazie Lauro.

Gigi


pamaz Mar, 09/02/2010 - 22:10

ritratto di pamaz
lo so che mi ripeto.......

bravo. traducete in inglese queste cose. Mi sembrano estremamente preziose.
Un bell'articolo, sarebbe se Gigi ci spiegasse come nel tempo è riuscito a mettere insieme il puzzle di tutte queste informazioni sicuramente non facili da ottenere.
io voto per un ingresso immediato in redazione ad honorem!

Paolo

cilloz Mar, 09/02/2010 - 23:09

ritratto di cilloz
R: lo so che mi ripeto.......

Ci posso provare Paolo...se la memoria regge perchè ci ho messo tanto eh!

AlecB Mar, 09/02/2010 - 22:55

ritratto di AlecB
R: lo so che mi ripeto.......
>>> io voto per un ingresso immediato in redazione ad honorem!

Io pure sono favorevole.

Gigi, mandami un tuo messaggio in PM o emil in merito...

Grazie.

Ciao.
Lauro.

camp Mar, 09/02/2010 - 23:11

ritratto di camp
R: lo so che mi ripeto.......
"

Gigi, mandami un tuo messaggio in PM o emil in merito...

Grazie.

Ciao.
Lauro."

Per meriti acquisiti sul campo, almeno esentalo dal mandare la foto tessera su sfondo nero "Black Beauty". E' la parte più ardua della procedura ( lo sfondo nero).  Io ho dovuto rinunciarvi (finendo con l'essere degradato a parafulmine) dopo aver provato con un sacco dell'immondizia ;-)

Le risate di Lauro mi avevano sorpreso... forse:-)

Torno ai miei non-lavori.

Ciao. camp
 

AlecB Mar, 09/02/2010 - 20:45

ritratto di AlecB
Caro Gigi...
Questa serie di articoli non solo sono stilati bene, ma sono una fonte unica di info sulle Standard. Ho vissuto quegli anni ma tutte 'ste cose non erano di pubblico dominio e sto imparando anch'io tante cose che mi erano sfuggite.

Visto che sul web non si trova più di tanto e, soprattutto, stilato in questo modo, ritengo che prossimamente questo tema (insieme a pochi altri) debba venire ripreso e tradotto anche in inglese.

Per ora ti ringrazio della proficua collaborazione! Sulle Gibson di quel periodo nessuno che io conosca ha competenza quanto te.

Ciao.
Lauro.
AlecB.

cilloz Mar, 09/02/2010 - 22:15

ritratto di cilloz
R: Caro Gigi...

Azzo Lauro, mi confondi! Mi conosci e lo sai che per me è pura e semplice passione...mi diverte scrivere quando ho tempo e mi piace sempre parlare di chitarre.

Apprezzamenti di questo tipo da te e da tutti gli altri Lasteriani mi danno davvero una enorme soddisfazione!!

Graziz di cuore.

PS: sarei onorato veramente si vedere qualcosa che ho scritto tradotta in inglese...chissà che figata!!!!

Lenny84 Mar, 09/02/2010 - 21:02

ritratto di Lenny84
R: Caro Gigi...

Casomai voleste tradurre questa serie di articoli in inglese e non aveste qualcuno che può occuparsene, mi faccio avanti molto volentieri. Sarei felice di poter dare attivamente una mano a Laster :)

Roberto

AlecB Mar, 09/02/2010 - 21:05

ritratto di AlecB
R: Caro Gigi...
>>> Sarei felice di poter dare attivamente una mano a Laster :)

Aiuto accettato con piacere. Ti contatterò appena ho le idee più chiare.

Grazie!

Lauro.
AlecB.

camp Mar, 09/02/2010 - 09:17

ritratto di camp
Se mai ve ne fosse stato bisogno,
questa puntata è la riprova che il tuo articolo sulle Les Paul è un capolavoro. Non mi aspettavo un intero, dettagliatissimo  capitolo sulle Heritage, che ho letto quasi con cupidigia, anche perchè (più ancora che riguardo ai modelli 25/50) questa serie di LP era quella che aveva risvegliato in me l'interesse e la voglia di acquistare una GIbson, dopo anni di Strat e la parentesi SG Special. Penso di avere ancora l'articolo di una rivista di quegli anni,  le cui foto mi attiravano non poco, specialmente per via della sfumatura scura, da violino, delle sunburst, con poca o punta fiammatura dell'acero del top. Almeno, così apparivano. Però, nell'articolo si menzionavano solo due versioni: la Standard e l'Elite. Ciò di cui non sono sicuro (potrei confondermi con tutt'altre chitarre e recensioni) era la precisazione del giornalista, riguardo al numero differente di pezzi che componevano il body: solo una lo aveva in pezzo unico. Questo tuo articolo chiarisce molte cose. Grazie ancora e complimenti. Ciao:-) camp

gianninord Mer, 10/02/2010 - 20:19

R: Se mai ve ne fosse stato bisogno,

Mi sono letteralmente divorato i tuoi articoli; complimentissimi. Quando ho scoperto di avere i p.u. Tim Shaw sulla mia Standard dell'82 ho cercato di approfondire l'argomento traducendo, anche con il misero traduttore automatico, tutto quello che riuscivo a trovare. In realtà ci sono solo alcuni interventi sui forum specializzati che trattano l'argomento. Poi questi pochi (meno di cinque articoli) sono riportati centinaia di volte dai vari navigatori. Ora, grazie a te, ci sono ottime informazioni, dettagliate e scritte come si deve. Sulle Les Paul dell'epoca poi sei stato illuminante. Ho anche apprezzato molto le tue riserve sui PU progettati da Tim Shaw. Troppe volte vengono esaltati solo perchè rari e d'epoca. In realtà sono degli ottimi pick up, ma realizzati senza mezzi economici, in quanto il propietario della Gibson gli chiese di riportare un po' di qualità negli strumenti, ma senza aumentare i costi. Come ho già scritto le altre volte, attendo con impazienza i tuoi prossimi interventi. Prenditi ferie e scrivi per noi. Ciao

 

cilloz Mer, 10/02/2010 - 22:46

ritratto di cilloz
R: Se mai ve ne fosse stato bisogno,

Io non ho espresso reali "riserve" sui Tim SHaw in quanto tali ma solo sul fatto che non siano delle vere repliche PAF dal punto di vista del suono. In realtà penso siano ottimi pick up ma assolutamente figli del loro tempo come lo sono ad esempio i Dirty Fingers sul versante Superhumbucking.
La Gibson allora li presentò in pompa magna con tanto di apposita brochure e puntò molto sull'immagine nuova che questi PAF avrebbero dovuto portare. Peccato che poi non ci fu uno sviluppo del progetto altrettanto impegnato e molte risorse furono utilizzate per altri tipi di  pick up ceramici che francamente non meritano grande attenzione....ma questa è un'altra storia.
Grazie mille dei complimenti.

cilloz Mar, 09/02/2010 - 12:07

ritratto di cilloz
R: Se mai ve ne fosse stato bisogno,

Grazie a te dei complimenti e di aver letto tutto!:D

In effetti delle Award non si parla molto perchè non erano in listino ma erano solo una sorta di "regalo" ai traders. Per quanto riguarda in corpi "pluri pezzo"  va detto che sono diffusi anche in questo periodo ma di solito solo sulle produzioni più economiche e senza top in acero tipo le Studio(grandi chitare le primissime) o la XR oppure le The Paul. Più avanti nel tempo, dopo la metà degli anni 80, ho visto una sola Les Paul Standard con il corpo in 2 pezzi uniti al centro...le altre le ho trovate tutte a un unico pezzo.

C'è casino negli anni 80...parecchio anche ed è difficilissimo dare indicazioni precise purtroppo. Ci si deve limitare a indicazioni di massima ma spero siano comunqu eutili quelle che darò anche nel prossimo articolo.

Un grazie anticipato a chi leggerà.

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