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Mer, 03/02/2010 - 03:00 scritto da cilloz
Abbiamo visto come, nel 1976, rinasca ufficialmente la Les Paul Standard. Il nuovo modello è una buona chitarra senza dubbio ma, se da una parte fa felici coloro che la aspettavano e soddisfa in parte i nuovi acquirenti, dall’altra fa storcere il naso a tanti vecchi appassionati del marchio che la trovano distante anni luce dalle vecchie produzioni sia dal punto di vista estetico e costruttivo, sia da quello prettamente sonoro. Piano piano però la richiesta stava cambiando anche sul mercato generale mentre le vecchie Les Paul del mitico triennio diventavano sempre più rare e quasi oggetti di culto. Era necessario quindi che la Gibson decidesse di fare qualcosa per andare incontro alle nuove tendenze e tentare di tornare alle origini della Les Paul.
Verso la strada della "ragione"
Già tra il 1976 e il 1978 alla Gibson erano state commissionate una manciata di Les Paul dalla Strings and Things, un trader importante, che avevano le caratteristiche estetiche delle 59, quindi con top in due pezzi di acero flamed, binding con andamento dritto all’interno della spalla mancante e paletta di dimensioni più piccole. Ma rimase una cosa fine a se stessa.
Una bella mano la ebbe nel 1978 quando ricevette una ordinazione da altri importanti “traders”: questi chiesero alla Gibson di produrre un certo numero di chitarre che ricalcassero le caratteristiche delle vecchie Les Paul Burst. L’ordinazione fu per un totale di circa 1500 strumenti e la fabbrica scelta per la produzione fu il vecchio stabilimento di Kalamazoo .
Jimmy Wallace, Leo’s, Guitar Trader e altri rivenditori (tra cui alcuni sul mercato giapponese che risultava anche essere un buon cliente per gli americani) ebbero quindi un numero limitato di Les Paul che rispecchiavano almeno sulla carta la vecchia produzione.
Infatti queste “limited” erano costruite secondo i vecchi dettami con corpo in mogano in un solo pezzo (cosa che era appena stata reintrodotta anche nella produzione di serie) ma con top in acero fiammato bookmatched e con caratteristiche estetiche del tutto simili alle antenate del 1959. In più portavano sul copri truss rod il nome dell’ordinante e addirittura il Guitar Trader si fece costruire 47 pezzi che montarono degli autentici PAF N.O.S.!
Ma queste erano Repliche Custom Order, di nicchia e costose, destinate per lo più a clientela molto selezionata. Era quindi necessario tentare di soddisfare anche la clientela meno “d’Elite” con qualcosa che richiamasse alla mente i fasti del passato.
La risposta a tutto ciò fu la nuova Les Paul KM (Kalamazoo Model) che fu in realtà la prima reissue 59 prodotta per il grande pubblico. O almeno fu il primo tentativo di riuscire in questa operazione.
Questa chitarra fu prodotta solo nel 1979 nello stabilimento storico di Kalamazoo e in poco più di mille esemplari, forse a causa delle sempre più scarse risorse che la Norlin concedeva al vecchio stabilimento. Ho avuto la fortuna di possederne una in colore Antique Burst e tenterò di descriverla. Innanzi tutto la presento.
Les Paul Standard KM
Premetto che la chitarra è marchiata “second” (seconda scelta per qualità estetica), molto probabilmente dato il top in acero in un unico pezzo non fiammato e la mancanza delle scritta Les Paul in corsivo sulla paletta. In realtà questa Les Paul è costruita in maniera analoga alle altre Les Paul Standard e ne differisce solo per alcuni particolari estetici ed elettronici.
Ha il corpo in mogano a pezzo unico, top in acero con binding singolo, manico in acero composto da 3 pezzi con volute e tastiera in palissandro con segnatasti trapezoidali. Fin qui nulla di nuovo quindi. Il logo Gibson è però quello vecchio con B e O arrotondate, le manopole sono delle “speed knobs” e l’hardware è cromato e composto da meccaniche Grover, ponte Nashville e stop bar.
La vera particolarità sono però i pick up. Sono due Patent Number T-top scoperti con bobine color crema e un particolare sovra avvolgimento, che li rende differenti dalla produzione di serie e studiato per riprodurre delle sonorità più vicine alle “matrici” di riferimento sopperendo così alla mancanza di “corposità” che molti riscontravano nella produzione di serie.
L’elettronica è identica alle altre Les Paul del periodo con potenziometri da 300K e condensatori ceramici montati su basetta metallica e isolati da una calotta all’interno del vano.Il top come ho detto è (strano ma vero) in un solo pezzo di acero ed è privo di fiamma ture; alcune però furono prodotte con top in acero fiammato in due pezzi.
E’ comunque piuttosto bello a vedersi e ben verniciato. Non si può dire altrettanto del retro del manico che, come ho riscontrato in altre produzioni Kalamazoo dello stesso periodo, tende un po’ a “sfarinare” dando in definitiva un tatto non proprio piacevole e un po’ gommoso. L’assemblaggio generale è comunque ottimo e non si notano sbavature o imperfezioni.
Come suona?
Questa Les Paul è tanto bella quanto probabilmente lontana dalle caratteristiche sia della produzione di serie dell’epoca, sia probabilmente da quelle di una vera Reissue. Ha infatti una timbrica particolare, decisamente spinta, estremamente aggressiva con una marcata presenza di medio basse e una cremosità davvero notevole. Rispetto alla produzione di serie dello stesso anno è un pò meno graffiante sugli acuti ma più equilibrata su tutte le frequenze.

I pick up hanno un uscita maggiore dei t-top normali e la loro incidenza sul suono è sicuramente più elevata; il suono però risulta sempre pastoso e armonico anche se talvolta un po’ impastato sui bassi. Inoltre, a mio parere, manca un po’ di reattività dinamica e le risposte alle sollecitazioni della mano destra non sono sempre prontissime, cosa che il confronto diretto con la Reissue59 Custom Shop che possiedo mette assolutamente in evidenza.
Timbricamente sono due chitarre estremamente diverse e da destinare ad utilizzi diversi. La KM entra nel suo territorio solo dal crunch in su dove fa valere la sua pastosità, il suono grosso e compatto e una voce ottimale per gli amanti del suono “alla Gary Moore”, tanto per capirci meglio. In leggero crunch e sui puliti le prende di santa ragione senza nessuna possibilità di appello.
In definitiva credo che questa KM abbia sicuramente mancato l’obbiettivo. E’ costruita in modo praticamente analogo alla normale produzione di serie e perciò lontana dalle specifiche costruttive di una 59, inoltre il suono ha delle caratteristiche differenti. Ciò nonostante si tratta di uno strumento ottimo che ha comunque trovato numerosi estimatori e che la piazza di diritto nel novero delle Les Paul ben riuscite in quel periodo.
Forse il vero problema è il peso notevole (rasenta i 5 kg) che la rende poco agevole da imbracciare e che mina le fondamenta muscolari anche del chitarrista più robusto. Rappresenta comunque il primo passo della Gibson verso il passato, cosa che avverrà negli anni successivi e continuerà fino ai giorni nostri. La “via della Reissue” è quindi ancora lunga da percorrere comunque e densa di progetti più o meno riusciti che proverò a descrivere nei prossimi articoli.
Restate con noi!
Gibson Les Paul Standard 1973 - Sulla via delle "Reissue" - Part One
Gibson Les Paul Standard 1976 - Sulla via delle "Reissue" - Part Two
Gibson Les Paul Standard Heritage 80 – Sulla via delle "Reissue" - Part Four
Gibson Les Paul Reissue 1986 - Sulla via delle "Reissue" - Part Five
commenti
Cecce Gio, 04/02/2010 - 01:02Login o registrati per inviare commenti
Complimenti, grazie a te
Complimenti, grazie a te mi sto facendo una bella cultura sulle Gibson. Mi stampo tutto LoL
gianninord Mer, 03/02/2010 - 21:31Login o registrati per inviare commenti
Ottimo articolo
Anche questa volta ti devo fare i complimenti. Ormai attendo i tuoi articoli dedicati alla "seconda giovinezza" della Les Paul con molta curiosità. Continua così e.... ricordati dei P.U. Tim Shaw. Ciao