Torna alla homepage
Domande e risposte.
Manifestazioni e concerti.
Raccolta dei migliori articoli.
Raccolta degli articoli più letti.
Storie di liuteria spicciola.

Prende il via, con questo articolo, la attesissima e preziosa collaborazione di Alberto "Albert" Caltanella con Laster. Iniziamo il video-corso dedicato allo stile flatpicking e, armati di plettro ben saldo tra pollice e indice, prepariamoci a dar battaglia allo strapotere degli "elettrici". Mi rivolgo allo sparuto manipolo degli amanti delle "vuote dentro": non fate prigionieri ! (N.d.R: Un benvenuto ad Alberto da parte della redazione tutta, con ringraziamenti incorporati)

Sanremo 1989, ‘Almeno tu nell’universo’: il pop allo stato dell’arte, ma forse anche qualcosa di più. Chi non conosce questo brano? Probabilmente nessuno; ma in quanti si sono chiesti da chi nasce questo capolavoro della musica italiana? Musica pop o leggera che sia, in realtà qui siamo di fronte al risultato di una perfetta combinazione tra composizione (Maurizio Fabrizio), testo (Bruno Lauzi), interpretazione (Mia Martini), ovvero a qualcosa che possiamo semplicemente definire arte e che proprio nella musica raggiunge la massima espressione quando trascende le mode e riesce a creare un coinvolgimento emotivo ‘universale’, che sa andare oltre i nostri stessi pregiudizi e le nostre stesse convinzioni...

Tolo Marton, musicista italiano, di Treviso, classe 1951, è stato uno dei pionieri della musica rock dal vivo nel nostro paese. Maestro e faro di molti chitarristi rock-blues italiani dei giorni nostri, si è guadagnato fama e stima oltre oceano, dove ha ottenuto importanti riconoscimenti. Recentemente ha riportato in vita I suoi primi tre lavori da solista in un doppio CD intitolato “Reprints”. L’abbiamo incontrato un lunedì pomeriggio nella sua casa nella prima periferia di Treviso per una lunga chiacchierata.
Inserito video di Tolo per la "truppa" di Laster.it

L’intenzione di scrivere qualcosa a proposito di questo album, pubblicato da oltre un anno, mi è venuta l’estate scorsa in concomitanza con il quarantesimo anniversario di “Woodstock”, ma ho impiegato circa tre mesi per mettere ordine nel guazzabuglio di idee che avevo in testa. Andrea Braido Trio “Plays Hendrix": un concerto dedicato a Hendrix rivisitato, ossia la musica di Jimi Hendrix suonata con nuovi arrangiamenti rock rispetto all’originale. Da Antonio Cascarano al basso e voce, Alessandro Napolitano alla batteria e, naturalmente, Andrea Braido alla chitarra!

Ognuno ha la propria idea sui compressori. Non ne ho mai sentito la necessità, nè la sento tutt'ora: il sustain mi va bene, mi piace suonare dinamico. E allora perché mi sono comprato un compressore? Dopo aver letto l'articolo di Enzo sui compressori mi era venuta voglia di provare qualcosa. Infatti il compressore è un effetto che ho sempre usato in fase di registrazione, sfruttando le caratteristiche di attenuazione dei segnali troppo forti (quindi come limiter) soprattutto per le tracce di basso. Letti però alcuni commenti, mi è parso di capire che il compressore, usato col contagocce, vada ad arricchire il suono della chitarra, portando in primo piano delle frequenze che di solito restano un po' troppo indietro. Ho voluto provare questa caratteristica al CBE di Genova. La breve prova (cui è seguito l'acquisto) presso lo stand di Boxguitar (gentilissimi e disponibilissimi, grazie ancora!) mi ha fatto intuire le potenzialità di questo pedale. Impressioni che a casa, nella quiete domestica, si sono rivelate più che azzeccate.

Come ogni recensione tutto ciò che scrivo non è oggettivo, ma filtrato dalla mia sensibilità o insensibilità che sia, anche nei confronti di cose o persone verso le quali esprimerò giudizi. Prendete queste righe per quello che sono: il tentativo di trasmettervi le sensazioni su uno strumento, a mio modo di vedere, eccezionale. E così, giusto per non usare perifrasi, ci tengo a evidenziare che chi non ha il senso dell'ironia eviti accuratamente di fare commenti, perchè evidentemente non ha capito che, da queste parti, l'ironia e l'autoironia (sopratutto) è di casa. Che soddisfazione poter scrivere su questo sito! (Qui non scherzo). Otelma mode ON Notoriamente Ci consideriamo un guru dell'amplificazione e del suono in generale e quindi voi, non unti dal Signore come Noi, dovete credere a tutto quanto Noi scriviamo, senza poter obbiettare e, anzi, fiondandovi nei negozi a comperare quanto Noi vi suggeriamo grazie alla nostra incredibile e sovrannaturale (ma per Noi naturalissima) dote nel settore delle 6 corde. Otelma mode OFF.

Quando si parla di Eventide a me vengono subito in mente 3 cose: suoni stupendi, rack enormi e luccicanti e tanti soldi che escono dal portafoglio. L'idea che ci si fa di un prodotto Eventide è spesso questa, inutile girarci attorno: prodotti professionali, adatti ad un utilizzo in studio di registrazione o ad un utilizzo estremamente serio, da grande palco, "consapevole", non sicuramente da "Garage Band" o da "ragazzino alle prime armi". Questo non solo per la spesa a cui si va incontro, ma anche per le difficoltà che inevitabilmente si incontrano per tirarci fuori dei bei suoni.

Come accennato nell'intervista di qualche giorno fa, Guitar di Tortona ci ha fornito alcuni strumenti per una prova finalizzata a recensioni. Il primo articolo riguarda l'ultimo ampli uscito dallo stabilimento Fender di Corona, California. Ebbene sì, ho scritto Corona, USA, e non Messico, dove viene costruita la maggior parte degli amplificatori Fender. Anche se, a dire la verità, non si tratta proprio di una novità, bensì di una riedizione di un piccolo amplificatore degli anni '50: stiamo parlando del '57 Champ. Eccolo qui, in esclusiva per i lettori di Laster, nel suo scintillante rivestimento tweed e col suo circuito interamente point to point. Buona lettura!

Salve: sono l'abate cucaniense, tengo consiglio fra i bevitori e voglio far parte della setta di Decio. E chi mi cerca di mattino presto all'osteria, ne uscirà la sera denudato. Quando siamo in taverna, non ci curiamo della sorte. Qui bevono tutti senza freno. Quelli che ci calunniano siano confusi e non siano chiamati tra i giusti. O fortuna, imperatrice del mondo: come la luna instabile, sempre cresci e decresci; il gioco di questa detestabile vita ora accresce ora ottunde l'intelligenza. Una volta ero bello. Povero me, che ora sono tutto nero e bruciato. Lo sguattero mi gira e rigira, il fuoco mi arrostisce tutto, l'oste mi serve a tavola, vedo denti digrignare. Il lieto volto di Primavera si mostra al mondo; le schiere d'inverno -sconfitte- sono già in fuga. Giovani e giovanette si uniscono a buon diritto. Inizia l'ineffabile gioco delle gambe, delle braccia, delle labbra. Nell'instabile equilibrio della mia mente, oscillano gli opposti: l'amore lascivo e il pudore; ma scelgo quel che vedo. Vieni bella che io muoio: oh oh oh sono tutto nel fiore. Londra, Giugno 1965, Abbey Road Studios.
 [1973].jpg)
Questa non è una recensione. E' una piccola cronistoria autobiografica di contenuto musicale ambientata nel biennio 1973/1974. Vorrei riprendere il filo di un discorso che avevo perso, all’incirca un anno fa, per raccontare di quella volta che avevo circa quattordici anni e, a causa di un trasferimento per motivi di lavoro di mio papà, avevamo da qualche giorno traslocato a Trieste. Nella nuova città non conoscevo ancora nessuno, mi annoiavo a morte e, non avendo nulla di meglio da fare, andavo tutti i giorni nel giardinetto di Piazza Carlo Alberto, proprio di fronte a casa mia. Mi sedevo su una panchina e strimpellavo per ore ed ore la mia amata chitarra acustica...
Commenti recenti
leggi tutto