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Parlando di Anouar Brahem, finisco inevitabilmente per parlare di una parte di me, quella più intima, nascosta e, addirittura, direi quasi viscerale. Confesso di subire parecchio il fascino della cultura mediorientale. I popoli del Maghreb o più in generale, quelli di lingua araba, mi hanno sempre fortemente incuriosito. Probabilmente sono legato ad uno stereotipo quando penso a quelle zone ed ai suoi abitanti. Luoghi incantevoli persi nel tempo, con meravigliose architetture e paesaggi che vanno dagli infernali scorci desertici a scenari paradisiaci, in cui vivono Persone per cui l'ospitalità è sacra, persone rispettose, dalle strane, affascinanti ed antiche tradizioni, usanze e gestualità rituali. Sarà anche uno stereotipo "esagerato", ma lo preferisco di gran lunga all'altro fastidioso stereotipo tanto di moda negli ultimi anni. Senza fare troppa retorica, che alla fine nulla centra con la musica, vi spiego com'è nata la mia passione per questo straordinario artista tunisino e, se posso, cercherò di aiutarvi a soddisfare la vostra eventuale curiosità sull'argomento.

Alberto Guizzetti è un collezionista e commerciante di strumenti "vintage", un vero e proprio pioniere nel suo campo e sicuramente uno dei primissimi in Italia ad essersi occupato di vintage già a partire dalla fine degli anni '70. Ma quello che più colpisce è la passione con cui affronta questo mestiere, dovuta forse anche al fatto che, oltre a collezionarle e a venderle, lui le chitarre le suona anche. Come usa definirsi lui stesso, in lui combattono due anime, come una sorta di dr. Jackyll e mr. Hide: da una parte il "bieco venditore" o "trafficante di armi (a sei corde)", dall'altra il romantico appassionato e collezionista che soffre ogni volta che deve separarsi da uno dei suoi strumenti....

Siamo circa a meta' Gennaio, fa abbastanza freddo e, come spesso accade, mi vedo per qualche birra e qualche ciacola con Enrico. Alla fine gli argomenti sono i più svariati, politica, sociologia, anatomia, fisica quantistica, chitarre, amplificatori, musica. Un po' di tutto insomma. E li che viene l'idea di fare un intervista per Laster. Cosi, visto i pochi giorni a disposizione per la sua imminente partenza per il Messico, decidiamo di vederci il giorno dopo a casa sua. Passo da Ali, un amico pizzaiolo, piglio una capricciosa per me, una siciliana con aggiunta di carciofi per lui, 4 bottiglie di Moretti (basteranno?) e vado....Arrivo da lui, scendiamo in taverna facendo slalom tra amplificatori e chitarre. Ci sono due 335 rosse una davanti all'altra.. “Quale mi porto via.. P90 o Humbucker?” “Humbucker! Sono più lucidi!” Finito di cenare, finita la birra, sapendo che ad un buon superalcolico non so dir di no, tira fuori una bottiglia di Vodka, regalategli in Russia l'anno scorso, durante il tour con Brian Templeton. Versiamo la vodka, ed iniziamo l'intervista.
Blues for Laster. Video inside

Chi dovesse passare su queste pagine per puro caso, prenda nota lo stesso: il doppio CD "Reprints" di Tolo Marton (chitarrista,compositore e cantante stimato anche all'estero) non è indicato solo per gli amanti della chitarra d.o.c. bensì anche per coloro che desiderano semplicemente gustare buona musica e canzoni interessanti, di quelle che si prestano tanto ad un attento ascolto domestico quanto ad una fruizione più disinvolta: zero fatica d'ascolto e coinvolgimento assicurato. Sono già buone ragioni per recensire quella che è la ristampa digitale di 3 dischi introvabili ma sempre validi. Reprints copre la produzione 1981-83 di un musicista che ci tiene compagnia sin dagli anni 70 e la cui cifra artistica gli consente di giocarsela alla pari, sul loro stesso terreno, con i guitar heroes e le band anglosassoni di spicco, senza sudditanze psicologiche, limiti tecnici ed imbarazzi creativi: una posizione anomala perchè poco provinciale, fatta di oneri ed onori che Tolo Marton da Treviso porta con discrezione e coerenza, pensando a fare musica anzichè proclami o piroette.

Raramente riesco a farmi appassionare da un dvd musicale: mi è capitato con il concerto al Beacon degli Allman Brothers, con l'Anthology dei Beatles, con "The Kids are Allright" degli Who e in poche altre occasioni. Immancabilmente finisco per zappare sul telecomando saltando da un punto all’altro, alla ricerca della chicca che quasi mai si presenta. Questo perché spesso le biografie musicali non sono altro che il risultato di materiale trito e ritrito, rimescolato, rimixato, "ri-commercializzato". Ieri sera, invece, mi sono gustato con estremo piacere questo "Fly", dedicato a una delle mie band preferite da sempre, tanto che custodisco con orgoglio una copia americana di "Surrealistic Pillows" dell'epoca...

Prende il via, con questo articolo, la attesissima e preziosa collaborazione di Alberto "Albert" Caltanella con Laster. Iniziamo il video-corso dedicato allo stile flatpicking e, armati di plettro ben saldo tra pollice e indice, prepariamoci a dar battaglia allo strapotere degli "elettrici". Mi rivolgo allo sparuto manipolo degli amanti delle "vuote dentro": non fate prigionieri ! (N.d.R: Un benvenuto ad Alberto da parte della redazione tutta, con ringraziamenti incorporati)

Sanremo 1989, ‘Almeno tu nell’universo’: il pop allo stato dell’arte, ma forse anche qualcosa di più. Chi non conosce questo brano? Probabilmente nessuno; ma in quanti si sono chiesti da chi nasce questo capolavoro della musica italiana? Musica pop o leggera che sia, in realtà qui siamo di fronte al risultato di una perfetta combinazione tra composizione (Maurizio Fabrizio), testo (Bruno Lauzi), interpretazione (Mia Martini), ovvero a qualcosa che possiamo semplicemente definire arte e che proprio nella musica raggiunge la massima espressione quando trascende le mode e riesce a creare un coinvolgimento emotivo ‘universale’, che sa andare oltre i nostri stessi pregiudizi e le nostre stesse convinzioni...

Tolo Marton, musicista italiano, di Treviso, classe 1951, è stato uno dei pionieri della musica rock dal vivo nel nostro paese. Maestro e faro di molti chitarristi rock-blues italiani dei giorni nostri, si è guadagnato fama e stima oltre oceano, dove ha ottenuto importanti riconoscimenti. Recentemente ha riportato in vita I suoi primi tre lavori da solista in un doppio CD intitolato “Reprints”. L’abbiamo incontrato un lunedì pomeriggio nella sua casa nella prima periferia di Treviso per una lunga chiacchierata.
Inserito video di Tolo per la "truppa" di Laster.it

L’intenzione di scrivere qualcosa a proposito di questo album, pubblicato da oltre un anno, mi è venuta l’estate scorsa in concomitanza con il quarantesimo anniversario di “Woodstock”, ma ho impiegato circa tre mesi per mettere ordine nel guazzabuglio di idee che avevo in testa. Andrea Braido Trio “Plays Hendrix": un concerto dedicato a Hendrix rivisitato, ossia la musica di Jimi Hendrix suonata con nuovi arrangiamenti rock rispetto all’originale. Da Antonio Cascarano al basso e voce, Alessandro Napolitano alla batteria e, naturalmente, Andrea Braido alla chitarra!

Ognuno ha la propria idea sui compressori. Non ne ho mai sentito la necessità, nè la sento tutt'ora: il sustain mi va bene, mi piace suonare dinamico. E allora perché mi sono comprato un compressore? Dopo aver letto l'articolo di Enzo sui compressori mi era venuta voglia di provare qualcosa. Infatti il compressore è un effetto che ho sempre usato in fase di registrazione, sfruttando le caratteristiche di attenuazione dei segnali troppo forti (quindi come limiter) soprattutto per le tracce di basso. Letti però alcuni commenti, mi è parso di capire che il compressore, usato col contagocce, vada ad arricchire il suono della chitarra, portando in primo piano delle frequenze che di solito restano un po' troppo indietro. Ho voluto provare questa caratteristica al CBE di Genova. La breve prova (cui è seguito l'acquisto) presso lo stand di Boxguitar (gentilissimi e disponibilissimi, grazie ancora!) mi ha fatto intuire le potenzialità di questo pedale. Impressioni che a casa, nella quiete domestica, si sono rivelate più che azzeccate.
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