• HOME

    Torna alla homepage

  • EVENTI

    Manifestazioni e concerti.

  • THE BEST

    Raccolta dei migliori articoli.

  • TOP TEN

    Raccolta degli articoli più letti.

  • I CORTI

    Storie di liuteria spicciola.

Recensioni: Dischi Storici

The Dark Side Of The Moon - Una Storia

C’era sole e polvere in quell’estate e, fino ad allora, tutto era andato secondo norma. Non c’era nulla che potesse far presagire il casino che sarebbe successo, nessuno – soprattutto a quell’età – è in grado di indovinare quello che la vita gli spargerà tra i piedi per farlo correre o, più spesso, inciampare. In ogni caso la mia vita era stata regolata e scandita dai passi che qualunque quattordicenne compie inconsapevole di quello che rappresentano. La musica, per ora, è solo una cornice; il quadro sono gli amici, il pallone, il sole che cala lentamente dietro alla riva opposta del fiume, il sorriso meno innocente del solito di una ragazza. Eppoi…

Anouar Brahem: ascoltiamolo insieme

Parlando di Anouar Brahem, finisco inevitabilmente per parlare di una parte di me, quella più intima, nascosta e, addirittura, direi quasi viscerale. Confesso di subire parecchio il fascino della cultura mediorientale. I popoli del Maghreb o più in generale, quelli di lingua araba, mi hanno sempre fortemente incuriosito. Probabilmente sono legato ad uno stereotipo quando penso a quelle zone ed ai suoi abitanti. Luoghi incantevoli persi nel tempo, con meravigliose architetture e paesaggi che vanno dagli infernali scorci desertici a scenari paradisiaci, in cui vivono Persone per cui l'ospitalità è sacra, persone rispettose, dalle strane, affascinanti ed antiche tradizioni, usanze e gestualità rituali.  Sarà anche uno stereotipo "esagerato", ma lo preferisco di gran lunga all'altro fastidioso stereotipo tanto di moda negli ultimi anni. Senza fare troppa retorica, che alla fine nulla centra con la musica, vi spiego com'è nata la mia passione per questo straordinario artista tunisino e, se posso, cercherò di aiutarvi a soddisfare la vostra eventuale curiosità sull'argomento.

Keith Jarrett – The Koln Concert - Ascoltiamolo insieme

Approfitto della mattinata di mutua (sto ben male) per rendermi utile alla causa di Laster dal mio portatile, sul letto, in maniera totalmente inutile e presuntuosa. E’ giusto sappiate che è solamente grazie alla febbriciattola ed ai balordoni che non mi fanno essere lucido al 100% che ho deciso di scrivere una recensione del Köln Concert di Keith Jarrett, probabilmente l’album più recensito di sempre, recensito dai migliori recensori recensisti (eh!? È la febbre…), descritto come “l’amore e la poesia in musica”. Dunque: il sito è per chitarristi (ma non solo), il disco è una pietra miliare del jazz pianistico (ma non solo), il recensore è altamente inqualificato e fuori forma (ma non solo). Che dire:  buona lettura e buon ascolto!

Recording "Heroes" by David Bowie

Tentando di ristabilire l'ordine all'interno del mio pc, ho trovato una cartella contenente una serie di link ad articoli sulla registrazione sparsi per il web. Uno di questi riguardava le registrazioni di "Heroes" di David Bowie, l'articolo mi ha fatto ricordare alcuni aneddoti interessanti riguardo alle registrazioni di questo famosissimo brano e mi è venuta voglia di condividerli con voi, soprattutto per quanto riguarda la parte di chitarra suonata da Robert Fripp per non parlare dell'apporto di Tony Visconti e Brian Eno.


Carmina Burana: un disco cult per il rocker snob

Salve: sono l'abate cucaniense, tengo consiglio fra i bevitori e voglio far parte della setta di Decio. E chi mi cerca di mattino presto all'osteria, ne uscirà la sera denudato. Quando siamo in taverna, non ci curiamo della sorte. Qui bevono tutti senza freno. Quelli che ci calunniano siano confusi e non siano chiamati tra i giusti. O fortuna, imperatrice del mondo: come la luna instabile, sempre cresci e decresci; il gioco di questa detestabile vita ora accresce ora ottunde l'intelligenza. Una volta ero bello. Povero me, che ora sono tutto nero e bruciato. Lo sguattero mi gira e rigira, il fuoco mi arrostisce tutto, l'oste mi serve a tavola, vedo denti digrignare. Il lieto volto di Primavera si mostra al mondo; le schiere d'inverno -sconfitte- sono già in fuga. Giovani e giovanette si uniscono a buon diritto. Inizia l'ineffabile gioco delle gambe, delle braccia, delle labbra. Nell'instabile equilibrio della mia mente, oscillano gli opposti: l'amore lascivo e il pudore; ma scelgo quel che vedo. Vieni bella che io muoio: oh oh oh sono tutto nel fiore. Londra, Giugno 1965, Abbey Road Studios.


"We're an American Band" - Grand Funk Railroad - ovvero "La colonna sonora dei miei quindici anni"

Questa non è una recensione. E' una piccola cronistoria autobiografica di contenuto musicale ambientata nel biennio 1973/1974. Vorrei riprendere il filo di un discorso che avevo perso, all’incirca un anno fa, per  raccontare di quella volta che avevo circa quattordici anni e, a causa di un trasferimento per motivi di lavoro di mio papà, avevamo da qualche giorno traslocato a Trieste. Nella nuova città non conoscevo ancora nessuno, mi annoiavo a morte e, non avendo nulla di meglio da fare, andavo tutti i giorni nel giardinetto di Piazza Carlo Alberto, proprio di fronte a casa mia. Mi sedevo su una panchina e strimpellavo per ore ed ore la mia amata chitarra acustica...

The Last Waltz: l'ultimo evento memorabile del Rock?

The Band è il gruppo rock canadese che aveva acquistato notorietà suonando con Bob Dylan. Nel 1976, esso si sciolse e tenne un concerto d'addio filmato dall'amico Martin Scorsese, il quale ne trasse un film documentario intriso di struggente malinconia: L'Ultimo Walzer. Era prodotto nientemeno che dalla Metro Goldwyn Mayer. Tanta musica, inframmezzata da brevi interviste informali realizzate dal regista stesso. E molti ospiti: musicisti famosi e personaggi bizzarri, legati a vario titolo alla Band ed al suo mondo. Il triplo LP del concerto è bello ma il film, nella sua studiata essenzialità, vale molto di più. Attraverso i ricordi e le riflessioni dei componenti del longevo gruppo, filtra buona parte della storia recente della musica americana, le cui radici ed i cui mille rivoli sono tutti presenti e confluiscono in quello che per me rimane l'ultimo evento memorabile e godibile del Rock. Brava The Band! Alla faccia di chi, come me, ti aveva snobbata. Non perdetevi i video all'interno dell'articolo: si completano a vicenda e valgono più di tante chiacchiere.


Rush: Remake

Remake è un album che non troverete in circolazione. Se volete sentire qualcosa del mitico trio canadese beh, non cercatelo su google, né in negozio: non troverete traccia di questo LP, o meglio MC. Eh sì, perchè di musicassetta parliamo, di quelle con il nastrino che si ascoltavano nei primi Walkman o nelle autoradio, nei pericolosissimi mangianastri perchè, beh, il nome era tutto un programma e dalli poi lì con la Bic e cercare di far rientrare tutto quel nastro marroncino. E poi, come faceva ad annodarsi lo sa solo lui...Però lo sanno bene, quelli della mia generazione, erano lì i nostri idoli, i nostri ricordi...


I Colosseum e la Valentine Suite (1969)

C'è chi la considera un capolavoro tout court; chi una pietra miliare del Progressive; chi un LP onesto e di facile ascolto, il cui lato A profuma semmai di Jazz/Rock. Comunque la pensiate voi, è certo che la Valentine Suite procurò ampio credito ai Colosseum, il gruppo inglese capitanato dal notevole batterista (ma anche pianista e compositore) John Hiseman. Non sarà stato un caso se proprio lui e un tale Frank Zappa furono scelti dalla RAI come interlocutori nella tavola rotonda più "impegnata" e autoreferenziale mai tentata dall'emittente italiana. Che io ricordi, rimediammo una figura barbina; ma questa è un'altra storia. Così come sono storia minore certe ramificazioni della Band, quando - poveretta lei - per un certo periodo dovrà arrangiarsi con chitarristi quali Allan Holdsworth, Gary Moore e Ollie Halsall.

Traffic: John Barleycorn Must Die (1970)

Ci sono gruppi musicali che si riascoltano di rado. La loro colpa è quella di aver espresso il proprio potenziale solo a tratti e di essersi concessi sbavature o divagazioni inadatte a reggere l’esame del tempo. Quelle sono le band di cui ci basta un'antologia, eventualmente incentrata sul loro musicista di spicco; e che di quest'ultimo includa i migliori lavori solisti o fatti con altri gruppi. E’ il caso dei Traffic e di Steve Winwood. Sento però le rampogne di quanti esigono il giusto tributo al loro LP più pregevole, inizialmente concepito – guarda caso- come un 33 giri del solo Steve. E sia; ma non senza un prologo audio video, in luogo dell'antologia mai fatta, utile per meglio inquadrare il disco. Vi troveremo i soliti noti (ma Clapton era dappertutto?).