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La prima volta che ho sentito questo titolo ho riso. Sapevo che era un documentario sulla chitarra rock, e ho davvero riso. “Potrebbe farsi rumoroso”, la traduzione letterale. Davvero azzeccato. Poi però ho capito che il titolo era semplicemente preso da una frase che The Edge, il chitarrista degli U2, dice ad un certo punto del film; sta facendo ascoltare dei suoni a persone molto vicine al suo amplificatore, e le mette in guardia dicendo di fare attenzione al possibile alto volume. It might get loud, appunto.

Caro Daniele, ci siamo sentiti qualche giorno fa per telefono ma mi sono ben guardato di parlare del tuo ultimo CD. I miei elogi li volevo fare pubblicamente su Laster, questo sitarello che abbiamo messo in piedi per passione e che continua a riservarci delle grandi sorprese. Perchè il tuo arrivo è stata una sorpresa graditissima e spendere qualche riga per parlare di questo tuo ultimo lavoro (o meglio "capolavoro") inorgoglisce questo vecchio ometto/bambino in cerca di continue emozioni. Vorrei solo dirti che questo, a mio modesto parere, è uno dei migliori CD di fingerstyle mai prodotti o, perlomeno, mai passati per le mie manine. Un CD che resterà un punto di riferimento per tutti coloro che amano la musica e la chitarra in particolare. Musicista o chitarrista, sono termini limitativi: tu sei molto di più... (Videoclip inside)

Un nuovo album di Pat Metheny è sempre accolto con piacere dalla folta schiera degli appassionati del menestrello del Missouri. Nella sua lunga e già di per sé leggendaria carriera, questo musicista ha sfornato una serie di album anche difformi tra loro nella forma e nell’armonia ma sempre uniti da un comune marchio di fabbrica: non ci trovi mai materiale freddo e di maniera, al contrario sono dischi che comunicano, che continuano a vivere e progredire durante l’ascolto, piccola magia riservata a chi sa spargere note segrete e nascoste agli sbadati ed ai frivoli. Metheny è un artista difficile da affrontare criticamente: a volte tremendamente melodico e lirico, altre scarno fino all’essenzialità, una spremuta multicolore di suoni e significanti che, a volte, vanno a sottrarre più che a spiegare.Insomma come passare dalla melodia più pura e tradizionale alla fusion ed al jazz mantenendo un’impronta definita e riconoscibile, un brand ormai istituzionale che lo rende un’icona irrinunciabile nel panorama musicale moderno e non.

E' con grande piacere che mi accingo a recensire in anteprima, in uscita ufficiale il 1° aprile 2010, questo secondo album dell'amico Marco Albani. Un artista a tutto tondo, un amico sincero e persona dai modi affabili e gentili che traspirano dalla sua musica, composta e suonata con la passione e l'entusiasmo di un ragazzo ma con l'accuratezza e il tocco,che l'esperienza di anni votati allo strumento, hanno portato a questo ottimo album strumentale.
All'interno le clip di tutti i brani

“Quando la solidarietà diventa un fatto concreto”, recitava il trailer delle nostre programmazioni: conosciamo già le persone (fate un giro sul sito dedicato per rendervene conto) e le iniziative nobili intraprese nel recente passato. I proventi di questo lavoro saranno destinati all' ABEO (Associazione Bambino Emopatico Oncologico). I musicisti: Dario Fornara, Gabriele Posenato, Paolo Adami, Giovanni Ferro, Giovanni Pelosi ed il grande Rodolfo Maltese. Come ospite compare un grande nella vita quanto nella musica: Eugenio Finardi.

Quando, qualche tempo fa, ricevetti questo disco, pensai di farci una supermega recensione. Non mi venne niente di pubblicabile se non le solite frasi retoriche che ho sempre odiato. Come si può recensire del brani dei Beatles? Non esiste. Allora ho pensato di chiedere l'autorizzazione per pubblicare delle clip dei brani e di farne un filmato. Lo troverete all'interno dell'articolo. Questo disco contiene sedici brani tra i più significativi della più famosa band di tutti i tempi, interpretati da otto virtuosi chitarristi di fama mondiale, tra i quali il nostro grande amico e collaboratore Giovanni Pelosi. Un disco da ascoltare stravaccati in poltrona con luci soffuse, in modo da poter godere, ancora una volta, di quelle melodie ormai intramontabili. Per noi "vecchi" un ritorno alla gioventù. per voi giovani un invito a scoprire i "Fab Four". Titoli ed interpreti all'interno del filmato. Il CD, prodotto da Peter Finger, è distribuito da fingerpicking.net. Buon ascolto.
Video inside

Ah, l’amour … In quanti ne hanno scritto o cantato il profumo, quanti poeti, quanti musicisti … quante visioni, quanti occhi, quante mani … E, a dire il vero, in Italia di musicisti con gli “attributi” ce ne sono tanti. Se poi nel nostro paese proprio non riusciamo a valorizzarli e a rendere loro i giusti onori questa è un’altra storia e, forse, se ne discuterà in un altro momento.

Chi dovesse passare su queste pagine per puro caso, prenda nota lo stesso: il doppio CD "Reprints" di Tolo Marton (chitarrista,compositore e cantante stimato anche all'estero) non è indicato solo per gli amanti della chitarra d.o.c. bensì anche per coloro che desiderano semplicemente gustare buona musica e canzoni interessanti, di quelle che si prestano tanto ad un attento ascolto domestico quanto ad una fruizione più disinvolta: zero fatica d'ascolto e coinvolgimento assicurato. Sono già buone ragioni per recensire quella che è la ristampa digitale di 3 dischi introvabili ma sempre validi. Reprints copre la produzione 1981-83 di un musicista che ci tiene compagnia sin dagli anni 70 e la cui cifra artistica gli consente di giocarsela alla pari, sul loro stesso terreno, con i guitar heroes e le band anglosassoni di spicco, senza sudditanze psicologiche, limiti tecnici ed imbarazzi creativi: una posizione anomala perchè poco provinciale, fatta di oneri ed onori che Tolo Marton da Treviso porta con discrezione e coerenza, pensando a fare musica anzichè proclami o piroette.

Raramente riesco a farmi appassionare da un dvd musicale: mi è capitato con il concerto al Beacon degli Allman Brothers, con l'Anthology dei Beatles, con "The Kids are Allright" degli Who e in poche altre occasioni. Immancabilmente finisco per zappare sul telecomando saltando da un punto all’altro, alla ricerca della chicca che quasi mai si presenta. Questo perché spesso le biografie musicali non sono altro che il risultato di materiale trito e ritrito, rimescolato, rimixato, "ri-commercializzato". Ieri sera, invece, mi sono gustato con estremo piacere questo "Fly", dedicato a una delle mie band preferite da sempre, tanto che custodisco con orgoglio una copia americana di "Surrealistic Pillows" dell'epoca...
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