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Tolo Marton interview - La Strato, le Orme, Seattle e riflessioni varie

    

Tolo Marton, musicista italiano, di Treviso, classe 1951, è stato uno dei pionieri della musica rock dal vivo nel nostro paese. Maestro e faro di molti chitarristi rock-blues italiani dei giorni nostri, si è guadagnato fama e stima oltre oceano, dove ha ottenuto importanti riconoscimenti. Recentemente ha riportato in vita I suoi primi tre lavori da solista in un doppio CD intitolato “Reprints”. L’abbiamo incontrato un lunedì pomeriggio nella sua casa nella prima periferia di Treviso per una lunga chiacchierata.

Inserito video di Tolo per la "truppa" di Laster.it

  • Ciao Tolo. Iniziamo con una domanda “chitarristica”. Utilizzi prevalentemente chitarre Fender Stratocaster. Perché?

Avevo quasi vent’anni quando comprai la mia prima Stratocaster con uno scambio parziale con il mio basso Fender Mustang e aggiunsi 80mila lire: la chitarra era del 64 di colore rosso. Uno dei motivi di questa scelta è stato sicuramente la mia passione per Rory Gallagher e per la sua musica.

Mi ci trovo bene perché è la chitarra che mi dà più possibilità di dinamica, che risponde meglio agli stimoli, in sostanza non ha limiti espressivi. Il fatto di essere una solid body, con il manico avvitato, il ponte mobile, i single coil, le conferisce energia e una timbrica tutta sua.

La posizione dei controlli poi ti permette di avere tutto a portata di mano. Non so spiegare effettivamente perché sia uno strumento cosi versatile, ma mi vien da dire che Leo Fender aveva capito che cosa si stava cercando da una chitarra già nel lontano 1954!

  • Ho sempre fatto una riflessione confrontando i chitarristi della tua generazione e quelli della mia. Il modo di suonare è molto diverso, l’approccio allo strumento pure, voi siete molto più “autodidatti”. Come è stato il tuo approccio di studio sullo strumento?

Innanzitutto un musicista deve avere una certa predisposizione “innata”, che poi nel corso degli anni necessita di essere nutrita e stimolata. Ci sono alcuni che hanno una facilità di assimilare grandi quantità di informazioni, oltre a una fortunata coordinazione manuale, soprattutto nelle nuove generazioni. Riescono a immagazzinare dati e tradurli sullo strumento molto presto, ma spesso senza poi distinguersi da altri.

Ci sono quelli che invece, fermo restando il fatto di avere un buon orecchio, che si concentrano su pochi ma fondamentali elementi. Io appartengo a questa seconda categoria. Il mio percorso è stato quello di ascoltare i dischi a orecchio, con molta concentrazione, cercando di separare il tutto e far tesoro di cose magari semplici ma importanti per la definizione dei diversi linguaggi musicali. Per me conta capire la struttura della musica, come è fatta, per assimilarne le regole e sapermi poi orientare in contesti differenti.

Quando iniziai a quindici anni era naturale che, ascoltando la radio, cercassi ad esempio di sentire il basso e capire cosa stesse facendo per decifrare gli accordi. Credo che usare il proprio orecchio, senza un maestro che ti dice quello che devi fare, senza mp3 o video didattici, sia un grande fatica perché ci metti una vita per fare una cosa, ma quando l’hai capita diventa tua. Prendi dieci chitarristi della mia età che hanno ascoltato le stesse cose (abbiamo ascoltato tutti Eric Clapton, Hendrix, ecc..) ma tutti suoniamo diversi, come mai?

 

 

Perché ognuno ha usato un proprio metodo personale, le nostre orecchie, la nostra testa, le nostre mani, le nostre diteggiature e la nostra immaginazione. Questo è il pregio della cosa. E credo che sia uno dei motivi per cui in quel periodo sono venuti fuori Eric Clapton, Jimi Hendrix, Johnny Winter, Santana ecc., gente che si riconosce dopo un secondo di ascolto. Oggi certamente si impara più in fretta, si fanno cose tecnicamente difficilissime (ma in passato c'era sempre qualcuno che eccelleva anche in questo), ma credo che sia venuta a mancare un po’ la capacità di capire la musica nel suo significato più nobil.

Sembra che il massimo per molti musicisti o ascoltatori sia vedere qualcuno che fa cose molte difficoltose, e più perfette le fa meglio è (certamente), ma perde di vista il risultato che producono in chi ascolta. Invece aiuta ascoltare gli altri dimenticando che noi stessi suoniamo, così si va molto più in profondità senza farsi abbagliare troppo da tecnicismi e dall’immagine. Oggi si nasce in un mondo dove è tutto è  già fatto, e pochi hanno voglia di ascoltare cose nuove, anche perché non arrivano stimoli genuini dal mondo di chi dovrebbe fare cultura. Forse le mie possono sembrare le solite osservazioni da vecchi, ma provate a pensare quanto in fretta è cambiata la musica tra il 1965 e il 68, in tre anni. E confrontate con quanto è cambiata per esempio tra gli anni 80 a oggi, quasi trent'anni..di flussi e riflussi!

  • Parliamo dei tuoi primi dischi, che hai rimasterizzato e ristampato nel doppio cd “Reprints” uscito in questi giorni. Soprattutto nei primi due, “The Blues Won’t Go Away” e “Let Me Be”, si sente un approccio legato molto più alla “canzone” che a un discorso chitarristico.

Direi di sì, perché ho sempre considerato la chitarra uno strumento, non un fine. Potrei essere stato un pianista, anzi da piccolo lo volevo intensamente, ma la vita mi ha portato a suonare la chitarra. Se fossi stato uno che bada solo alla tecnica chitarristica, avrei dedicato meno tempo alla composizione. Penso che la musica sia una forma artistica, un modo per arrivare alla gente,  frase fatta quanto si vuole.. ma è la realtà. 

Se avessi avuto un altro carattere, meno riservato e timido, probabilmente la musica sarebbe stata solo un passatempo, e invece mi ha facilitato nelle amicizie ad esempio, e a condividere interessi comuni. 

Anche per questo mi sono messo a comporre, perché suonare un assolo di chitarra è più individualista, far sentire una canzone è un'esperienza più... comunitaria. Nei dischi ho cercato sempre di mettere composizioni mie, più varie possibili, che rispecchino mondi diversi ai quali sono legato, e di non porre  in evidenza solo il lato chitarristico, che c'è naturalmente ma non al pari delle registrazioni live.

  • Quindi, come è nato il progetto-idea di fare Reprints?

REPRINTS è appunto la ristampa su CD dei miei primi tre dischi da solista. I vinili erano introvabili ormai da più di venti anni. L’idea di rimettere le mani a queste registrazioni e ripubblicarle su CD ce l’avevo già da un po’. In tanti mi chiedevano dei miei primi lavori, così ho deciso di rispolverare tutto il materiale. C’e voluto tempo, soprattutto per il riascolto di tante registrazioni dal vivo di quell'epoca (primi anni 80), da cui avrei selezionato le molte bonus track, allo scopo di far sentire come suonavamo dal vivo i pezzi registrati in studio.

  • Mi ha colpito molto “One guitar band”, il tuo terzo LP, realizzato sovraincidendo più tracce di chitarra. Come è nato?

E’ un disco completamente diverso dagli altri due, che erano stati realizzati con notevole impegno in studio, sia in termini di tempo sia economici. Soprattutto con “Let me be”, all’età di  32 anni,  volevo dare il meglio di me per ottenere anche un riscontro quasi commerciale che mi aprisse le porte a più esibizioni dal vivo.  Non avendo ottenuto i risultati sperati, con il terzo optai per un disco rilassato, senza nessuna velleità o altri fini, mescolando blues, country, qualche brano jazz, quasi esclusivamente pezzi strumentali.

Mi divertivo (e aggiungo che mi è servito molto) a registrare fin da quando iniziai a suonare nel 1966, quando utilizzavo 2 piccoli registratori, un Geloso e un Philips. Prima incidevo sul registratore A ad es. una ritmica, poi posizionavo il microfono, ricollegato al registratore B, in modo che prendesse sia la nuova parte che suonavo e la ritmica appena incisa che usciva dall'altoparlante del reg. A.

Un sistema rudimentale  per capire che effetto avrebbe fatto l'assieme di diverse parti.  Anche “One guitar band” è nato cosi, registrato in casa con un Teac 4 tracce a bobine. In un paio di brani le tracce sono 5, perché mentre mixavo e riversavo nel master a 2 tracce, suovavo, con qualche manovra ...diciamo di acrobazia, un'altra parte di  chitarra direttamente nel master! One guitar band ebbe le migliori recensioni, tra le quali anche una su Guitar Player del maggio '84.

 

 

  • Quali sono gli artisti che più ti hanno condizionato e che ti piacciono?

Parliamo di chitarristi? Rory Gallagher all’inizio, da lui ho assimilato tantissimo. Non solo lo stile musicale, anche la sua coerenza, il suo andare contro le tendenze del business. Mi aveva colpito perche ascoltandolo non riuscivo a trovare le radici del suo stile. Mi era impossibile capire da dove venivano certe cose del suo modo di suonare.

Un altro è Nils Lofgren. Nel 75 quando ero a Los Angeles a registrare con le Orme, andai a un suo concerto e prima che incominciasse m’incuriosì il look anni ‘50, in quel periodo in cui avevamo tutti i capelli lunghi! Poi approfondii cercando I suoi dischi, e trovai anche in lui il fatto che non si capiva effettivamente da dove si ispirasse nel modo di suonare. Gallagher e Lofgren, diversissimi, uno con una libertà e grinta a volte disperata, l'altro quasi scientifico, ma entrambi originalissimi e anti-divi.

Poi ci sono tutti gli altri, da Hendrix a Clapton con i Cream, Alvin Lee, BB King, Eric Gale con gli Stuff e la chitarra hawaiana che sentivo da piccolo (Santo e Johnny), che mi ha sempre appassionato. Molto importante è il mondo dei musicisti in senso più lato: Joni Mitchell, Paul Simon, Beatles, i Rokes (perché no?), Miles Davis, Ennio Morricone, le musiche da film, Gershwin... Mi piace molto la colonna sonora di Ben-Hur! Prima o poi ne farò un medley, come ho già fatto con i western di Sergio Leone.

  • Un redattore del sito, parlando di te, ha scritto “…ma non solo Blues (e non è certo polemica nè fare il bastian contrario) perchè per me Tolo è anche altro, sin dai tempi della mia gioventù; e a volte 'sto blues confonde le acque ( e potrebbe annoiare qualcuno), benchè sia per me alla base di tutto o quasi. Intendevo dire (soprattutto ma non solo): che belli i tempi di Smogmagica e di quell'Amico di Ieri ascoltata al Juke Box. Quell'entrata di Marton nelle Orme era per me meglio di quella di Walsh negli Eagles. Peccato che poi sia durata poco.”

Mi fa piacere che qualcuno se ne accorga! Purtroppo la gente ha bisogno di “metterti in uno scaffale” per identificarti in un genere musicale, per collocarti.

Questa cosa per un'artista è inaccettabile, perchè per quanto uno faccia, poi tanti non sono capaci di ascoltarti con le orecchie fresche, ma solo piene di luoghi comuni e definizioni sentite dire. Non c'è peggior cosa, per chi con la musica tenta di farsi conoscere per quello che è, che sentirsi fraintesi.

E poi, a essere sinceri, essere accostato continuamente a questa famiglia del blues italiano, dove si respira anche nei giovani una certa monotonia d’intenti, non fa per me... io da anni lo paragono scherzosamente al “liscio”!

Seriamente parlando, per me la parola blues sarà ancora appetibile solo se tornerà ad avere nel suo interno concetti come innovazione e sperimentazione, cosa che mi sembra non stia succedendo più nemmeno negli Stati Uniti ormai.

Con le Orme è stata una bellissima esperienza, soprattutto a Los Angeles quando incidemmo "Smogmagica". Eravamo nell'agosto 1975, cercavano un chitarrista. La loro musica era molto progressiva, con tempi dispari e un po’ complicata, come andava allora. Forse ci ho portato un suono di chitarra fresco, un po’ di rock e di semplicità. Certo ero ancora alle prime armi come compositore, se fosse durata potremmo aver fatto cose migliori.  Ma me ne sono andato subito, per coerenza, perché avrei dovuto travestirmi sul palco, e mi sarei sentito tremendamente a disagio nel farlo.

  • Che cosa ha significato per te vincere il concorso mondiale "Jimi Hendrix Electric Guitar Festival" nel 1998 a Seattle?

E’ stata una conferma personale, perchè io mi faccio sempre tante domande e tendo spesso a buttarmi giù da solo. Ricevere un tale attestato proprio dal padre di Jimi mi ha dato tanta più carica per andare avanti. Mi sono sempre considerato uno che avrebbe dovuto fare un altro tipo di cose, sempre con la musica ma non con lo stare sopra un palco. Vincere un concorso così mi ha fatto pensare una volta in più che se fossi rimasto in America forse avrei avuto qualche opportunità seria, o quantomeno maggiori possibilità di essere capito per come sono.

  • Treviso alla fine è meglio di Chicago, Austin o LA?

Ci sono musicisti che pur di inseguire se stessi e le loro ambizioni non badano ad altro, senza tener conto delle persone che hanno vicino. Treviso non è certamente meglio di Los Angeles o di qualsiasi altra città, non mi ci trovo neanche benissimo, ma resta la mia città, e qui sono i miei affetti.

 

 

  • Tornando alla stratocaster, che rapporto hai con gli strumenti vintage e quelli nuovi?

Un rapporto di semidipendenza. Mi piacciono molto le vecchie chitarre, poi scambio manici con corpi diversi per vedere cosa succede… quelle vecchie sono migliori soprattutto perché sono vecchie, vale a dire suonate molto, fatte con legni e verniciature stagionate . Ciò premesso, mettiamo che riascolti una vecchia registrazione in cui ho suonato, credetemi, non riesco neanch’io a capire se quella volta stavo usando una chitarra vecchia o una nuova. Sento solo me che suono, e non percepisco la differenza.

Questo vuol dire che la differenza si sente sì, ma solo nel preciso momento in cui stiamo suonando, ancor più con lo strumento spento e con silenzio attorno. Ma chi ascolta non se ne può accorgere, lo crede solo… mai sentito parlare dell'effetto placebo?
Una volta quando Hendrix era vivo, ascoltando Red House dicevamo tra di noi con aria da intenditori… “Senti che suono ha la Fender Stratocaster!”, per poi scoprire a distanza di anni che quando suonava Red House usava quasi sempre una Gibson!

  • Quanto è importante per te portare la musica dal vivo di fronte ad un pubblico?

E’ il bisogno di condividere. Suonare a casa da solo mi piace, ma poi sono appagato di più se condivido con qualcuno quello che ho imparato, le mie ispirazioni e la gioia di far provare qualcosa. Anche fare un disco non ha molto senso se poi non ne suono i brani dal vivo. Ciò che succede quando si suona davanti al pubblico, 10 persone o 1000 che siano, è irripetibile, nel bene o nel male.

  • Come hai visto cambiare la musica live nel corso della tua carriera? Sei stato uno dei primi, e ora sei uno dei più importanti. Qual è la tua analisi a riguardo?

Fino alla metà degli anni 70 si suonava in sala da ballo. Facevamo tutto ciò che ci piaceva. C’erano da un minimo di 500 fino a 1500 persone alla domenica pomeriggio, e si facevano 4 ore di musica, suonando con molta passione. Compravamo i dischi di Hendrix, Ten Years After, Grand Funk, Deep Purple, Led Zeppelin, Taste, Cream, Joe Cocker, Creedence…, li ascoltavamo, provavamo dei pezzi e li suonavamo e la gente ci ballava sopra. Questa è stata una bella cosa che però è finita con l’arrivo della disco music.

Nel 74 – 75 arrivò la nuova moda con la cassa in 4, arrivarono anche i DJ che davano il cambio al complesso (nell’intervallo). Nacquero anche i primi gruppi che facevano dal vivo la disco music e che come i DJ suonavanoi pezzi in soluzione continua facendo quasi dei medley. Poi, con l’uscita del film “La febbre del Sabato Sera”, finì tutto perché la disco “funzionava” più del rock. Molti vendettero i lori strumenti, ma qualcuno iniziò a cercare altri posti dove poter esprimersi.

Nacquero cosi i primi localini (uno o due nella provincia di Treviso), che facevano suonare musicisti che avessero qualcosa da dire, non quello che si sentiva alla tv e in radio.  Si facevano interminabili jam session, comparivano scalette con qualche brano originale, si faceva jazz rock , blues, fusion, bebop, e la gente arrivava lì proprio per ascoltare quella musica. La cosa nel tempo ha cominciato a prendere piede e diffondersi, attirando nuovi avventori e facendo tornare la voglia di suonare ad altri che avevano smesso.

Le stesse cosidette "Sagre" di paese, da sempre (e giustamente) votate al liscio per gli anziani, cominciarono ad aprirsi anche ad un target più giovane, dedicando loro una serata, e all'inizio anche qui le musiche erano da ascolto. Conseguentemente parecchi gestori di bar, che magari non erano neanche appassionati di musica, ci videro un affare e iniziarono a “convertire” i loro locali, benché incapaci di fare scelte di qualità. Poi con il passare degli anni (siamo negli anni 80), nacquero anche le tv commerciali, che proponevano tutt’altro , e il fenomeno prese una piega diversa.

La mia personale analisi è che ora siamo a un punto in cui ci sono migliaia di locali, piccoli e grandi festival, ecc.. ma quelli che fanno una programmazione innovativa e interessante sono pochissimi. Aggiungo che molti musicisti fanno poco per cambiare questo stato di cose pur di suonare, cosa che è giustificabile per chi vive di musica, che comunque è una minoranza.  La gente vuole sentire quello che già conosce, quello che è abituata e in cui si identifica. Ma tra il piacere di ascoltare ciò che conosciamo e vivere delle esperienze virtuali c'è una bella differenza.

Mi spiego: probabilmente un adolescente che imbraccia la chitarra oggi penserà che suonare in una tribute band sia ovvio perchè si è affacciato alla musica live in questo momento. Ma non sarebbe stato così ovvio 40 anni fa, anzi ci sarebbe stato di che vergognarsi se avessimo provato a fare i cloni di qualcun’altro, perché la gente ci avrebbe mandato a casa a suon di fischi.  Un altro aspetto odierno della musica dal vivo in Italia è che tanto tempo fa non c’erano tutti questi americani che girano adesso dalle nostre parti, pensate che la maggior parte nel loro paese suona per le mance mentre  l’America la trovano proprio qui.

Siamo tutti d’accordo che gli americani sono i musicisti ai quali ci si ispira per lo più, ma quelli che ci hanno insegnato tra gli anni 50 e 70 avevano molto più da dire, e il loro valore non era dato solo da una collocazione geografica. Gli americani.. io avrei voluto vederli 40 anni fa, ma allora non venivano! Un’ultima considerazione, magari un tantino polemica ma che spero farà riflettere qualcuno. Molti musicisti italiani della mia generazione hanno contribuito a far conoscere la musica proveniente dall’America e dall’Inghilterra, suonandola in giro abbiamo rappresentato dei piccoli punti di riferimento per quelli venuti dopo di noi.

Eppure, se si va a vedere le influenze e i cosiddetti tags che tanti giovani scrivono nei vari myspace, quante volte si legge solo una sfilza di nomi stranieri, i soliti e anche i più disparati.  La domanda nasce spontanea: ma davvero avete ascoltato e studiato tutti questi artisti, o stanno lì solo per attirare più visite?  E di nomi italiani? Qualche cosa di buono lo avremo pur fatto anche noi?  Non pensate che io sia negativo, semmai realista e tanto appassionato di musica, come se fosse una persona cara alla quale si augura sempre tutto il bene possibile.

 

 

Grazie agli amici di Laster per l’ospitalità, ciao a tutti e buon divertimento con la vostra chitarra!
--
Nel sito ufficiale di Tolo Marton potete trovare tutte le info sull’artista e le date dei suoi concerti, oltre ai riferimenti per acquistare i suoi CD, cosa che potete fare anche scrivendogli direttamente.
www.tolomarton.com
jazhat51@libero.it

Matteo

 

commenti

lucius Mar, 17/11/2009 - 11:20

LIVE

Volevo segnalare una manifestazione in cui il nostro prenderà parte:

http://www.time-to-lose.it/concerti-eventi-e-spettacoli-manifestazioni-di-treviso-e-provincia/manifestazioni-a-treviso/guitarland-concerto-al-palateatro-di-villorba.html

Per chi è della zona, dato che oltretutto è pure aggratis :-)

zappa1968 Sab, 14/11/2009 - 20:30

Una bella intervista ad un bravissimo artista

Nel 93 circa, rovistando  in un cestone dei supermercati dove mettono tutti i CD a poco prezzo, mi è passato per le mani un CD di un certo Tolo Marton, precisamente Quarantasuonati.

Per curiosità l'ho acquistato e subito sono andato a casa per ascoltarlo .

Amore a prima vista, (al primo ascolto in questo caso).Successivamente, appena ho saputo che suonava in un piccolo locale che ormai non esiste piu' , a Torno (Como)  al Capolago, sono andato ad ascoltarlo e li ho avuto una piacevolissima sorpresa, come quando assaggi una pietanza nuova che appaga a pieno il tuo gusto, il tuo palato;

le mie orecchie ed il mio cervello erano "rapite" da suoni bellissimi, gimkane musicali, ricami chitarristici che cercavo da tempo . Ricordo di aver ascoltato una fantastica versione di Univibe che ricordero' per sempre.

Da quella volta cerco di andare ad ascoltare Tolo ogni volta che riesco, perchè so che sarà sempre un bellissimo concerto, che mi posso aspettare sempre una versione diversa dei brani che esegue.

Una volta sono andato al Blues House di Milano ad una data improvvisata , eravamo non più di venti persone compresi baristi gestori e Tolo naturalmente, dopo il primo brano per rompere le acque, Tolo ha fatto un concerto da paura, con assoli magnifici, come se fosse in trance e li si è vista la passione , la bravura , la voglia di fare musica per il semplice motivo che ci si diverte e si crede in quello che si fa.

Posso sicuramente contare almeno una quarantina di suoi concerti e mi sento di collocare Tolo tra i migliori chitarristi in circolazione .

Bravo Tolo .

p.s. poi ho cercato tutti i vinili originali ed ora ho tutta la sua discografia e ne sono fiero

cristian cricmarti@tin.it

 

 

 

camp Dom, 15/11/2009 - 00:47

ritratto di camp
R: Una bella intervista ad un bravissimo artista
Ciao, Teo.
Volevo "postare" un commento ma -egoisticamente- ogni volta in cui mi accingevo a farlo preferivo impiegare il tempo disponibile per rileggere con piacere il tuo articolo. Il motivo? In breve: farlo è come un tornare a casa, detto senza alcun birignao. Serve altro? Direi di no. Lascio quindi la parola a mia madre, che non ha nulla a che fare col Rock in senso lato, che solitamente non amo coinvolgere e che altrettanto raramente si lascia intortare. Però, ogni volta in cui c'era qualcosa che ne valesse veramente la pena (un ampli vero, una chitarra ben suonante, un filmato interessante) eccola misteriosamente disponibile e con la sentenza appropriata. Sono bastate tre o 4 parole e l'invito a dare un'occhiata al filmato. Responso: " Questa è una persona giusta. E poi suona bene". Io (da frate mancato e giusto per fare il cretino): " Ma sei sicura che il suono di quella chitarra ti piaccia? Non potrebbe essere un po'  metallico, se la suonasse qualcun altro?". "Può darsi, però lui la sa suonare bene e la canzone è bella".

E adesso cosa vuoi che aggiunga? Se la contraddico, rischio una mattarellata in testa.

Grazie ( e non poco) a te e a Tolo.  Ed anche questo lo penso e lo scrivo con semplicità, senza enfasi o commozione posticcia (che mi farebbe sentire ridicolo oltre che offendere l'intelligenza dei destinatari).

camp

p.s. anche il blues come il Liscio? Io da anni vado raccontando scherzosamente (mica tanto)  la stessa cosa a proposito del Metal e dei guitar heroes da parata, convintissimi di evocare  o di riuscire a propinare un immaginario del tutto diverso. Siamo messi male, oibò:-) Ma - da ascoltatore-ci godo un sacco a constatare la situazione, così i rockettari da spot televisivo imparano a denigrare il chitarrista di Learco Gianferrari senza manco sapere chi fosse. E studiate, perbacco:-) 

 Sarà meglio che me ne torni ai miei esperimenti, ossia a cercare di avere un tocco da Liscio dopo averlo suonato (malvolentieri)  per anni. Ammetto di non essermi mai impegnato in tal senso. Anzi: ho sempre fatto di tutto per ottenere il risultato opposto. Difatti, il mio obiettivo nascosto è sempre il solito: trovare una band capace di suonare in modo raw, da alpino con telecaster incrociato con un Red Neck trapiantato in Texas , Portantino Che Porti Quel Morto. Ma non c'è niente da fare: oramai anche i suonatori di Liscio sono diventati commerciali ed edulcorati ;-((((

.. .Lauro: chi ha bevuto la Vodka? Che dici? Stavolta sono stato io? Mo' aspetta che rileggo quello che ho scritto e poi ti rispondo. (manco un Off Topic mi riesce stasera). E pensare che avevo una reputazione.

 (ah.. lo so che stilisticamente mi ripeto sino a sembrare sclerato, con tutti questi "Senza enfasi", "Birignao", "Chitarrista di Gianferrari", "Portantino.."! ecc. Ma stavolta  era proprio il caso di  fare queste puntualizzazioni e rispolverare certi tormentoni, perchè per me calzavano a puntino. E' l'ultima volta. Promesso. Questo articolo ha chiarito  in modo amabile tante piccole-grandi verità; o, se si preferisce, è un bell'esempio di buon senso, freschezza e competenza. Good Vibrations. Spero sia letto da tanti).

teotit8 Dom, 15/11/2009 - 12:00

ritratto di teotit8
R: Una bella intervista ad un bravissimo artista

Ciao Camp!

Grazie a te per saper sempre cogliere e poi esprimere la giusta "intenzione" da cio' che viene scritto.

Tolo e' cosi come si legge, sincero, coerente, e maledettamente bravo!

Tua madre e' l'ascoltatore che tutti vorremo essere! Chissa' con quali sottofondi ha potuto urlarti addosso "SPEGNI QUELLA RADIO E FA QUALCOSA" in gioventu'!
Il suono di tolo e' un po' metallico (forse).. ma devi sapere che quando sono arrivato a casa sua, il setup per l'intervista era la sua vecchia strato (la prima) e un pignose... con il quale alla fine di tutto ci siamo divertiti a giocare facendo il wha wha aprendo e chiudendo lo sportello...
Meraviglie della tecnica..
__________________
www.matteotitotto.com

 

 


camp Mer, 18/11/2009 - 00:47

ritratto di camp
R: Una bella intervista ad un bravissimo artista

Proprio nulla da eccepire sul suono del "set-up" di Tolo e - in ogni caso- io tendo ad esprimere valutazioni o percezioni soggettive che non sono necessariamente giudizi di valore (ossia "voti").Oltretutto, lo faccio soltanto quando vale la pena, cioè quando la sostanza c'è, come in questo caso. Sono sensazioni ( non elucubrazioni) legate a sfumature. Nella fattispecie, intendevo dire che il "tipo" di suono che usciva dai primissimi passaggi, pur indubbiamente buono, era per me di quelli che mettono alla prova sia il livello degli strumenti impiegati sia la bravura del chitarrista e - in particolare- la sua interazione (accidenti che espressione) con lo strumento, al fine di trarne il meglio con naturalezza. Tradotto: tutto ok ma, secondo me, altri chitarristi/artisti avrebbero fatto ricorso a qualche ruffianeria, nel timore di sfigurare. Qui no: c'è musica a basta. Senza sfigurare:-)
Quella che sentivo io,  quando mia madre mi urlava di spegnere la radio? Di solito, alquanto eterogenea: da It's Five O' Clock a Johnny Winter dal vivo. Erano gli anni di Per Voi Giovani. Eh sì: la mamma che tutti vorremmo avere ma, accidenti, una volta l'avevo fatta talmente arrabbiare da indurla a prendere la Eko per la paletta e sbatterla ripetutamente per terra, come se volesse trapiantarla nel pavimento, mentre dritto negli occhi. Quella volta me la sono vista brutta. Ciao, Teo!

camp

p..s il particolare del timbro leggermente metallico, ovvero la scelta di questo aggettivo, era più che altro mirato a mettere alla prova mia madre:-)

moonlite Dom, 15/11/2009 - 01:37

ritratto di moonlite
R: Una bella intervista ad un bravissimo artista
>>> Spero sia letto da tanti <<<

L'articolo ha superato le mille letture in poco più di due giorni, bel risultato davvero...

Evidentemente, Fratello Camp, Tolo ha tanti estimatori (pienamente meritati..) e l'articolo ha completamente soddisfatto loro e tutti gli altri che lo conoscevano meno ... compreso, ahimè, il sottoscritto...

Ciao e buona domenica
Paolo

lobardo Lun, 16/11/2009 - 11:39

ritratto di lobardo
R: Una bella intervista ad un bravissimo artista

Purtroppo anch'io lo conoscevo molto poco. Un'intervista e una persona che fanno venir voglia di sapere e conoscere molto di più. Complimenti a Teo e giù il cappello per Tolo ... tralascio smancerie e corro a scrivere la letterina a Babbo Natale ... urgono cd !

Mauro

camp Dom, 15/11/2009 - 02:38

ritratto di camp
R: Una bella intervista ad un bravissimo artista
"

Ciao e buona domenica
Paolo "

Anche a te, Paolo. La mia sarà frammentaria come questo sabato. La vacanza (causa pc incidentato ed altre coincidenze transitorie) è finita; e con essa anche il tempo disponibile per mettersi in camera propria con la chitarra o un libro:-)

... nemmeno io conosco  tutte le canzoni di Tolo Marton e la cosa (facciamo di necessità virtù) non mi dispiace , perchè di fatto mi sono tenuto qualcosa  da scoprire. Non solo chitarra (oggi, chitarra equivale a " te lo sbatto in faccia" ma io a volte preferisco il semplice assolo -che non chiamerei nemmeno tale, tecnicamente parlando- di The Night Before dei Beatles, tanto per fare un esempio minimale. Non sarà granchè ma è  espressivo e funzionale al brano: e mal che vada non fa in tempo ad annoiarmi. Viceversa, quando sento i Virtuosi che sparano mille note al secondo, forse nel comprensibile  tentativo di coprire le carenze di composizione di autori stranieri ed italiani, mi verrebbe da dire loro:"Ok ma si può sapere quando finisce il riscaldamento ed inizia il concerto?" ) .

Ciao:-)


camp

dariorepen Dom, 15/11/2009 - 13:44

R: Una bella intervista ad un bravissimo artista

Non conosco Tolo Marton,non avendolo mai incontrato,ne come uomo e nemmeno personalmente udito quale chitarrista,ma istintivamente temo si tratti di una brava persona  e chitarristicamente,mi fido dei vari elogi ampiamente elargiti nei suoi confronti.Oltretutto è del 51'(un po' più giovane del sottoscritto),pertanto rientra tra quelli delle buone annate di chitarristi Blues/Rock di origine garantita (più o meno nati tra gli anni 1943-1953),quelli dopo,sono da ritenere troppo giovani per avere avuto la fortuna di apprezzare,inquanto al tempo ancora adolescenti,i primitivi guitar heroes dell'età dell'oro.

Camp,quando si è molto giovani tutto è competizione tra coetanei e quindi  dimostrazione di forza,di quantità spesso giustamente banali (altrimenti a che serve essere ragazzini),è necessario confrontarsi con i coetanei e possibilmente prevalere;è un fattore naturale che aiuta a crescere e poi con la maturità ovviamente svanisce.Pertanto tra ragazzi molto giovani la competizione è una costante,c'è il più forte,il più abile a saltare,il più veloce nella corsa,quello che arriva sempre primo,quello che nuota meglio degli altri e così via.Chitarristicamente tra ragazzi succede la stessa cosa,il più bravo di solito è quello che riesce ad eseguire una scala molto velocemente,se tra andata e ritorno si "mangia" una nota,di solito,non se ne accorge nessuno(ma non tutti),mentre la conoscenza degli accordi,delle triadi e rivolti diventa un fattore secondario,spesso un problema che da giovanissimi molti neppure si pongono.Poi col tempo un giovane se è dotato di musicalità,sicuramente matura,affina e migliora la tecnica e sa quando deve correre e quando no,quando accentuare il tocco o meno,quando stare fermo,quando conviene ribaltare un accordo per meglio armonizzare,ecc..Il guaio è che al tempo attuale non matura più nessuno,o meglio a farlo sono molto pochi e non mi riferisco solamente a chitarristi apprendisti,ma pure a certi professionisti anche di fama.Comprendo che il mercato musicale deve seguire le mode e che quelle attuali,non prevedono in nessun caso il concetto di gusto musicale (la musica senza questo ingrediente,è come la minestra senza sale);tuttavia almeno da certi noti professionisti oramai bene affermati,qualcosa di diverso e musicalmente più apprezzabile e gustoso me lo sarei aspettato,invece a quanto sembra,sono rimasti dei ragazzini e tutt'ora suonano da ragazzini,tecnicamente molto evoluti per quanto riguarda la velocità (aiutati in questo anche da una caterva di pedali ed effetti),ma la buona tecnica non è solamente grande velocità di esecuzione,anzi,sono ben altre le cose importanti da conoscere e mettere in pratica per ottenere un elevato livello di tecnica chitarristica e non mi riferisco alla particolarità della musica classica.Gusto,tocco,anima e ricerca continua di sensazioni da trasmettere attraverso la tastiera della propria chitarra,questo vuol dire esprimere musica e questo e quanto ha voluto diffondere Tolo Marton attraverso il suo messaggio,spero che siano in molti a comprenderlo.

ciao Dario

AlecB Dom, 15/11/2009 - 14:09

ritratto di AlecB
R: Una bella intervista ad un bravissimo artista
>>> Oltretutto è del 51'(un po' più giovane del sottoscritto),pertanto rientra tra quelli delle buone annate di chitarristi Blues/Rock di origine garantita (più o meno nati tra gli anni 1943-1953),quelli dopo,sono da ritenere troppo giovani per avere avuto la fortuna di apprezzare,inquanto al tempo ancora adolescenti,i primitivi guitar heroes dell'età dell'oro.

:-) Tolo è mio coscritto... Che fortuna essere nato molto tempo fa e quindi far parte du una buona annata :-)))
Ma mi sa che ce ne andremo prima di tanti altri  :-(

Tolo è un grande! Come musicista e come persona!

Ciao.
Lauro.
AlecB.

camp Dom, 15/11/2009 - 16:08

ritratto di camp
R: Una bella intervista ad un bravissimo artista
Dario, nulla da eccepire su quanto hai scritto. Se ci riferiamo ai giovani, tutto fa brodo e - perchè no- persino le 1000 note al secondo, se ad esse corrisponde un trasporto interiore, possono costituire un punto di partenza. Io, come del resto avrai capito, mi riferivo in particolare ai professionisti e, in cuor mio, lamentavo ciò che  avverto come un crescente scollamento tra tecnica strumentale, arrangiamenti (interpretazione?) e composizione, con tutti gli annessi e connessi, tra i quali metterei anche il modo di porsi, che qualcosa comunica. Naturalmente, so che nemmeno di questa precisazione avevi bisogno ma era giusto per aggiungere qualcosa ad una replica che comunque volevo fare.

Ciao:-)

camp

p.s sono consapevole del fatto che quanto ho scritto in questo post andrebbe forse riaggiustato ed anche scorporato in due o tre sotto-argomenti ma probabilmente finirei con il cadere nella tendenza a spaccare il capello in quattro, regalando inutili cavillosità a chi non ne ha bisogno e capisce benissimo lo stesso. Siate magnanimi e chiudete un occhio:-)

dariorepen Dom, 15/11/2009 - 21:05

R: Una bella intervista ad un bravissimo artista

Camp io concordo con te.In breve,volevo dire che i ragazzini li possiamo comprendere in relazione della loro giovane età tendono a essere frettolosi,impazienti e a correre anche quando non serve (ero così pure io).Il fatto che troppi giovani professionisti seguano la stessa linea invece,mi fa trarre un'unica conclusione:musicalmente sono insufficienti,non sanno dipingere la musica,non offrono emozioni tradotte in musica;ma esprimono solamente una notevole conoscenza della tecnologia,seguita da fredda tecnica;quindi non avendo nulla da dire o da trasmettere,si esibiscono e basta,correndo come i ragazzini.Del resto rispecchiano il mondo attuale,dove tutto va eccessivamente di fretta,senza il tempo di assaporare nulla,siamo in fase di estremo declino e non possiamo farci nulla;poi chissà quando sorgera il mondo nuovo.....ma non bisogna cercarlo correndo,è del tutto inutile,quando sarà il momento verrà da solo.

ciao Dario

Bluesbil62 Ven, 13/11/2009 - 17:53

ritratto di Bluesbil62
Bell'intervista, bell'articolo. Complimenti!

Bell'intervista, bell'articolo. Complimenti

Conobbi Tolo con il LP (ho il vinile) delle Orme Smogmagica. Difficile da quel lavoro capire appieno l'artista. Comunque, tempo dopo (siamo nei primi anni '80) lessi una entusiastica recensione del giornalista Fabrizio Zampa sul Messaggero riguardante "One Guitar Band". La recensione terminava con le indicazioni per procurasi il vinile, introvabile nei negozi di dischi: contattare direttamente l'artista. Lo feci, Tolo mi rispose (... a penna su carta azzurrina intestata) e qualche tempo dopo, a seguito di una successiva ristampa del disco, mi spedì il LP. Non ricordo le modalità di pagamento. Il disco era però accompagnato da un'altra lettera, sempre scritta a mano con la penna... gioia e dolori delle e-mail ancora a divenire. Con la lettera Tolo mi chiedeva la recensione di F. Zampa che nel frattempo, attendendo la ristampa del LP, avevo probabilmente buttato via.
Qualche ora passata in emeroteca, sfogliando i Messaggero di tanti venerdì (il giorno in cui venivano pubblicate le recensioni musicali) del periodo nel quale ritenevo di aver letto la recensione, risultò fruttuosa: recuperai
una fotocopia della recensione e la spedii a Tolo.
 
Suggerisco caldamente agli amici lasteriani l'ascolto di One Guitar Band. Otre ai tanti bei brani, ci sono una bellissima versione di Pata Pata di Miriam Makeba ed un'altra eccezionale di Goodby Pork Pie Hat di Charles Mingus...
 
Una sola volta sono riuscito ad ascoltare Tolo dal vivo, nell'ambito di una rassegna Blues attraverso la quale conobbi ed apprezzai anche Maurizio Bonini - italianissimo/romano hendrixsiano doc (per altro mi risulta che Maurizio e Tolo abbiano anche suonato insieme).
Tolo, anche se discontinuamente, l'ho comunque seguito nel tempo. Un altro brano che apprezzo tantissimo è la sua splendida Alpine Valley di cui non posso che suggerirvene l'ascolto (ma è assai probabile che molti di voi la conoscano benissimo...).
Ottavio – Bluesbil62

 

davo12 Ven, 13/11/2009 - 16:58

See the time

leggendo le tue parole ho pensato subito a quanto sia difficile conoscere veramente una persona, o meglio capire le scelte artistiche e le situazioni che stanno dietro all'artista.

spesso ci sono cose che a causa dei preconcetti o del sentito dire non capiamo o non vediamo nemmeno.

da molti anni a questa parte (forse dalla fine dei '70) i media ci hanno abituato a gradire un artista prima di tutto per tutta una serie di apparenze esteriori: la cosidetta immagine marketing, allontanandoci giocoforza dalla essenza dei fatti: la musica e la proposta artistica. cito te: "...I close my eyes and tell my ears to take a look to what is near.." dalla bellissima Music Lady.

... tornando alla prima battuta, la mia ricetta è: ANDARE A VEDERE PIù CHE SI PUO E SOPRATTUTTO A SENTIRE I MUSICISTI DAL VIVO ... ANZI DAL VERO!!!! 

See the time è un piccolo capolavoro che se avesse a disposizione le leve marketing di certi nomi altisonanti della musica internazionale, avrebbe sbancato i botteghini.

bravo Tolo!

 

alexis Ven, 13/11/2009 - 16:51

Grande!

 

Acoltato la prima volta con "Smogmagica" e pensavo fosse un'Americano di L.A. assoldato dalle Orme

Grande grinta e pathos! uno dei miei preferiti!

L'assolo di "primi passi" e' stato uno dei miei primi studi

 

Grande!

matteopaiato Ven, 13/11/2009 - 03:47

ritratto di matteopaiato
Bellissima

Bellissima intervista,

Matteo hai fatto un bellissimo lavoro per mettere in risalto una persona che ha veramente tanto da dire. Ho guardato sull'itunes store ma ci sono solo alcuni album e non c'e' reprints. cosa consigliate per iniziare aconoscere questo fantastico chitarrista tra:

Dal vero

Colours and notes

Stra live

Peccato che qua youtube non esiste piu'....

--
www.matteopaiato.com
www.vivishanghai.com
vivi la tua Shanghai in italiano

 

IlTurko Ven, 13/11/2009 - 08:57

ritratto di IlTurko
R: Bellissima
ciao, Se hai disponibile quelli direi:colours,dal vero,stra. Tolo è un grande,sono stato ad un suo seminario,ti racconta il suo pensiero,la sua visione della musica......e poi qulche trucco,tipo la gommapiuma per fare il banjo:)) Peccato che ora qui non ci siano più locali decenti......

Enzo85 Ven, 13/11/2009 - 03:24

ritratto di Enzo85
uh!
Complimenti a Matteo per l'intervista e grazie mille a Tolo per il brano che ci ha regalato! ;-)

Enzo

parismetro Ven, 13/11/2009 - 01:41

Che bello.

Che bella l'intervista, che bello il video.

Un giorno, non in coda a questo articolo e non adesso, sarebbe interessante condividere i motivi che ci hanno spinto verso la musica, come 'spiega' la canzone di Tolo Marton.

Al quale va anche riconosciuta l'onestà intellettuale di rendere omaggio ai Rokes che, come hanno dovuto ammettere anche i Renegades, erano ... bravi.

g.marras Gio, 12/11/2009 - 20:24

ritratto di g.marras
Purtroppo....

Non ho mai potuto vederlo dal vivo.

Un raro esempio di coerenza e integrità musicale nel desolante paesaggio nostrano!

Purtroppo gli esempi "alla moda" nel mondo del chitarrismo sono altri...

 

bac Gio, 12/11/2009 - 19:00

ritratto di bac
mi aggiungo alla lista di

mi aggiungo alla lista di chi aspettava da tempo questa intervista visto che si tratta di uno dei miei artisti preferiti....dalla prima volta che l ho ascoltato dal vivo al soundtracks festival sono rimasto scioccato dalla personalità della sua musica, gente come lui è uno stimolo e una fonte di ispirazione fondamentale in un mondo della musica dove per la maggior parte le regole sono dettate da ciò che vende o riempie i locali a discapito della qualità...gran bella intervista e naturalmente grande tolo  

pamaz Gio, 12/11/2009 - 18:35

ritratto di pamaz
bravo.....

la cosa che più mi piace, è il brano che ci ha dedicato.
ma vi immaginate che godimento sarebbe essere d'estate sotto la pergola con lui che suona e canta qualcosa?
Complimenti anche a Teo per l'intervista, che non contiene domande tipo: che plettri usi?
Ciao

Paolo

The_song_is_over Gio, 12/11/2009 - 19:39

ritratto di The_song_is_over
R: bravo.....

Ho visto solo ora il video causa filtro aziedale......sono senza parole....
Tolo Grazie.
 

bac Gio, 12/11/2009 - 19:09

ritratto di bac
R: bravo.....

purtroppo e per fortuna mi è capitato di vederlo sotto una simil pergola (in realtà un tendone) a parabiago dove suonava davanti a 4 gatti in quanto gli organizzatori non si erano minimamente degnati di fare un minimo di pubblicità, includendo la sua esibizione (e quella di rudy rotta il giorno prima) solo in un angolo dei pochi manifesti appesi in giro....che tristezza...devo però dire che con la   magia della sua musica una volta iniziata l esibizione la situazione per così dire intima si è rivelato un vantaggio x i fortunati presenti

Mancunion Gio, 12/11/2009 - 18:54

ritratto di Mancunion
R: bravo.....


Ah Paolo Paolo... Tolo usa le dita! ;-)

L'ho visto dal vivo due volte, al Big Mama col suo trio e al Jailbreak con Ian Paice alla batteria.

Un tiro pauroso e un tocco degno di Jeff Beck.



 - Come per i comunisti e' finito il comunismo, per noi potrebbe finire la fica! R. Remotti

lucius Ven, 13/11/2009 - 09:43

R: bravo.....

"Ah Paolo Paolo... Tolo usa le dita! ;-)"

Non è del tutto esatto, usa un plettro da finger picking al pollice e le altre dita per gli arpeggi :-)

La cosa particolare è quando suona nei locali piccoli usa un ampli valvolare di basso wattagio tirato per il collo coi bassi a 0, esce un suono che è na cosa unica

 

IlTurko Ven, 13/11/2009 - 12:33

ritratto di IlTurko
R: bravo.....
si si,thumb pick a manetta trapiantato sul pollice. Io l'ho sempre visto suonare con un fender a 4 coni da 10",non ricordo il modello,ma era il periodo lostiguana. L'altro chitarrista,Michieletto, faceva tutto con uno stomp box della line6,tipo MM4 ma era giallo,quello per le distorsioni, e dentro un fenderino anche lui aveva un gran bel suono.

teotit8 Ven, 13/11/2009 - 13:10

ritratto di teotit8
R: bravo.....

un vecchio super reverb.... meta' anni '60..
sigh..
__________________
www.matteotitotto.com

 

 


pamaz Ven, 13/11/2009 - 10:44

ritratto di pamaz
R: bravo.....

si chiama thumb pick.
Lo usavo anch'io quando ho tentato di studiare fingerpicking sui metodi di Giovanni Untenberger.
E' comodo, ma richiede un certo allenamento per assuefarsi al suo uso.
Se non sbaglio ( cosa probabile) mi pare fosse cosa addirittura inventata e diffusa da chet atkins.

Paolo

pamaz Gio, 12/11/2009 - 18:56

ritratto di pamaz
R: bravo.....

in subordine la domanda potrebbe essere:
ma fai bollire anche tu le corde come van halen?

winstonOboogie Gio, 12/11/2009 - 17:28

ritratto di winstonOboogie
L'accento sulla O.
La prima volta che ho letto il nome di Tolo Marton (era su un Chitarre dell'87-'88) pensai che fosse americano o inglese, magari parente di Sandy Marton (che all'epoca era sulla breccia, e poi è italiano pure lui!).

Mi ci vollero un po' di anni per scoprire che invece era italianissimo e che l'accento andava sulla o. Martòn, osteria!

Non ho mai avuto il piacere di sentirlo dal vivo, ma spero che arrivi presto l'occasione. Quello che ho ascoltato sui cd e su youtube è impressionante. Fa parte sicuramente di quella schiera di chitarristi italiani che, se fossero nati di là dell'Atlantico, oggi sarebbero noti in tutto il mondo.

In privato l'ho erroneamente etichettato come chitarrista blues, ma mi rendo conto che tale definizione è limitata. Ma forse oggi, con questa categoria, io tendo a comprendere anche quel rock - e quel modo di suonare la chitarra - che dal blues è derivato e che comprende gente come Hendrix, Clapton, Zeppelin, Deep Purple, e chi più ne ha più ne metta. Giusto per differenziare questi chitarristi da quelli nati dall'hard rock e dal pop col distorsore, per cercare un confine, direi i post Van Halen.

E poi è vero, Marton è la Strato italiana per antonomasia!

Quindi grazie a Tolo per la sua disponibilità e grazie a Matteo per la bella intervista.

Ciao
Davide

lucius Ven, 13/11/2009 - 09:49

R: L'accento sulla O.

"magari parente di Sandy Marton (che all'epoca era sulla breccia, e poi è italiano pure lui!)."

Non credo proprio siano parenti, Alexander Marton è nato nell'allora Jugoslavia e di italiano ha solo il cognome, probabilmente figlio di qualche italiano rimasto li nel periodo post bellico, tra l'altro se non sbaglio dovrebbe avere la cittadinanza Spagnola.

Corretto l'accento sulla O, come tutti i cognomi veneti tronchi, l'accento va posto sull'ultima vocale

Se ne avrai la possibilità vallo a vedere dal vivo, è una cosa unica:)

rockit Gio, 12/11/2009 - 16:24

Bell'intervista

E' un piacere leggere l'intervista, soprattutto quando parla della situazione musicale oggi, perché viene da qualcuno che vive il tutto da decenni e dimostra un buonsenso e un'umiltà totali.

Io posso solo aggiungere, sul tema "americani": anche se hanno un approccio sonoro secondo me spesso simile, fatto di poca distorsione e tanto controllo, io preferisco Tolo a Robben Ford.

Ciao
Lorenzo

The_song_is_over Gio, 12/11/2009 - 16:02

ritratto di The_song_is_over
Ho un sorriso da ebete sul volto...

....che nemmeno immaginate!!
La aspettavo tanto questa intervista! :-))))
Bella! Complimenti!
Grande Tolo, l'alfiere della strato in Italia. Ho consumato e continuo a consumare Colours and notes, un album MERAVOGLIOSO.
Ora credo che mi farò tutta la dsicografia....complimenti!

P.S.: nelle mie elocubrazioni mentali mi ero già fatto una possibile scaletta per un progetto di band Cover+ inediti di Rock/Blues, per puro divertimento. beh, manco a dirlo, 3 o 4 canzoni di Tolo c'erano dentro... :-)


Ciao!
Luca

..::ZIO::....::LNF::....::Datemi una maschera e vi dirò la verità. Oscar Wilde::..


Moses Gio, 12/11/2009 - 15:41

ritratto di Moses
Grandissimo!
L'ho sentito dal vivo in un piccolo teatro di Umbertide (in Umbria) diversi anni fa.. e mi ha stregato!

Ricordo quella serata con un sorriso grande così, per la musica, i suoni "dapaura", per aver mangiato al tavolino a fianco nello stesso ristorante (azz, se avessi saputo che di li a qualche anno sarebbe nato Laster lo avrei intervistato volentieri tra primo e secondo!) e perchè, arrivando con la sua auto, per poco non mi mette sotto! ;)

Un Grande con la G maiuscola.. e quanto suona.. mamma mia! ;)

Moses - Voodoo Sound

Texasflood Gio, 12/11/2009 - 15:36

ritratto di Texasflood
Bellissima intervista

Grandissimo, immensoTolo.

Condivido tutto quello che ha detto, stampo tutto e lo impongo come "libro di testo" ai miei allievi!

P.S. Mi si è aperto il cuore leggere di quando registrava con due "mangianastri" alternati...lo facevo pure io (beata "povertà" che aguzza l'ingegno!).

sony Gio, 12/11/2009 - 23:58

R: Bellissima intervista

Io lo faccio tutt'ora con un tascam 424 e un videoregistratore :D

ZioBilly Gio, 12/11/2009 - 15:17

ritratto di ZioBilly
Grazie!

Da estimatore di Tolo non posso che ringraziarti per questa bella intervista.

Da Trevigiano (di adozione) capisco bene che a lui, e non solo, questa città possa andare un po' stretta e talvolta indigesta.

Lascio anche un video, che purtroppo non rende merito per qualità di ripresa:

http://www.youtube.com/watch?v=EbZARGnKs7c

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