
Quando nel lontano 1992 i Kyuss facevano uscire quello che sarebbe diventato il disco STONER per eccellenza, ovvero 'Blues for the Red Sun', forse pochi avevano immaginato un seguito planetario, pochi realizzarono immediatamente che quel disco sarebbe divenuto seminale.
Invece, una pletora di gruppi hanno seguito le orme dei californiani, anche con diverse sfumature e risultati. A distanza di quasi vent'anni (dico 20 anni), da quel magma divenuto fonte di ispirazione per migliaia di giovani, si sono succeduti, a dispetto del grande movimento creatosi, ben poche realtà musicali degne di rilievo. I Dzjenghis Khan sono una di queste, mentre il 90% dei così detti 'gruppi stoner' non fanno altro che copie su copie di ciò che è stato già detto e ri-detto dai Blue Cheer in poi.
Album registrato in Olanda da Guy Tavares degli Orange Sunshine, si dice, con personali modifiche dei microfoni AKG D112 (generalmente usati per la cassa della batteria).
Posto che in tale ambito stilistico è sempre molto difficile trovare e coltivare una propria personalità, elemento che in parte investe anche i qui recensiti ragazzi di Frisco, questo disco merita - a mio giudizio - una attenzione particolare.
Appena 'Snake Bite' apre, si capisce immediatamente che siamo tornati almeno 40 anni dietro. La batteria è praticamente spostata tutta sul canale destro come le vecchie registrazioni, le Gibson ultra nasali e ultra distorte da ampli valvolari urlano blues suonati 'al manico' nel rispetto della vera tradizione stoner. 'Wild Cat': un paio di accordi conditi hard blues corredati da un quasi continuo solo di chitarra iper sofferto coprono quasi la voce in stile (del batterista). Uno dei migliori pezzi del disco.
Il mood del cd rimane identico a se stesso per tutta la durata delle 10 song caratterizzato sostanzialmente da una esasperazione del lick blues, con chiari riferimenti alle ampie digressioni solistiche degli anni '70. E' chiaro, nulla di nuovo sotto al sole, tranne che per l'interpretazione esasperata comunque in grado di porre i Dzjenghis Khan all'attenzione del grande pubblico di genere.
Forse la parte centrale del platter è quella dove la monotematicità del feel raffredda un poco il giudizio finale, ma basta attendere 'Rosie' per tornare in vetta.
Un disco fondamentalmente imperniato sui Blue Cheer con apici di tutto rispetto.
Tracklist
A1 Snake Bite 3:58
A2 Wildcat 3:32
A3 The Widow 4:11
A4 No Time for Love 2:15
A5 Avenue A 3:38
A6 Against the Wall 2:49
B1 Black Saint 5:34
B2 End of the Line 3:30
B3 Rosie 8:03
B4 Sister Dorien 2:23
80/100