ARIA

Author: brunoritchie / Date: Sun, 02/05/2012 - 13:47 /

Questa volta ho deciso di raccontare qualcosa a proposito della Casa giapponese ARIA, ispirandomi alla nostalgia per i bei tempi andati quando, ancora ragazzino, rimanevo incantato per molto tempo ad ammirare le vetrine dei negozi di strumenti musicali. Quali erano i marchi alla portata del mio portafoglio? Pi๠o meno: Eko, Davoli, Vox, Hofner, HB ed appunto la Aria. Viceversa, Gibson, Fender, Gretsch ed Epipohone erano per me e per molti altri assolutamente irraggiungibili.

Negli anni settanta l’ARIA rappresentಠquindi un punto di riferimento per parecchi neofiti squattrinati come me, grazie alla sconfinata gamma delle cosiddette chitarre “di imitazione” che la Casa riuscଠa collocare sul mercato. Io non ne ho mai possedute, ma sono sempre rimasto abbastanza intrigato dalle linee sicuramente non originali, ancorch੠spesso piacevoli ed accattivanti, oltre che dalle vivaci colorazioni di questi interessantissimi strumenti.

I duri tempi dell’epoca imponevano ai figli minori il riciclo dei capi di abbigliamento dismessi dai fratelli pi๠grandi; io non feci eccezione, nemmeno per le chitarre: all’età  di tredici anni, oltre a maglie e pantaloni, ho anche ereditato una semi-acustica Ferrarotti che mio fratello Sergio, di sei anni pi๠grande di me, era riuscito ad elettrificare applicandole due pick-up “posticci”. In assenza di un amplificatore vero e proprio, inizialmente si adattಠa suonarla collegandola alla presa “fono” di una radio a valvole degli anni cinquanta. 

 

www.ferrarottichitarre.it/storia.asp

In seguito, proprio a proposito delle predette “imitazioni”, ho ereditato la sua gloriosa ed ahimਠcompianta HB, copia della Gibson SG Cherry (dotata di ponte “pseudo Bigsby”) che ho maldestramente venduto ad un tizio per raccimolare parte dei soldini che mi servivano per acquistare una Fender Telecaster White Blonde (usata) della fine degli anni sessanta.

 

 

Quest’ultima fu anch’essa ignominiosamente permutata, un paio di anni dopo, con la mia attuale Gibson L6-S (nuova). Il mio carissimo papà  fece molti sacrifici per potermela regalare in occasione del mio diciottesimo compleanno.

 

 

Delle origini della HB non sono riuscito a scoprire molto: all’epoca girava voce che fosse un’antesignana della Squier, alias una sotto-marca giapponese della Fender americana che, qualche anno dopo, iniziಠappunto a produrre strumenti musicali di fascia economica medio/bassa proprio nel “Paese del Sol Levante”.

 

 

Ma torniamo a noi. L’ARIA venne fondata da un imprenditore giapponese di nome SHIRO ARAI verso gli inizi degli anni cinquanta. Fino al 1956 si occupಠesclusivamente di attività  di importazione; in seguito iniziಠa produrre chitarre e, nel 1960, si impose sul mercato con una vasta produzione di chitarre elettriche, semi-acustiche e a cassa piena, anche per conto terzi, distribuite attraverso i marchi pi๠disparati: Arai, Aria, Aria Diamond e Diamond.

Nel 1968 Arai ebbe la brillante intuizione di realizzare la prima “imitazione” di una Gibson con manico avvitato. In seguito e fino al 1978 realizzಠdelle copie di quasi tutti i marchi pi๠blasonati presenti sul mercato.

Alla metà  degli anni settanta fu varata la linea di chitarre ARIA II, realizzate nella sede giapponese di Matsumoku, storico stabilimento della casa che rimase attivo fino al 1987.

Nel 1978 il celebre chitarrista di Jazz Herb Ellis contribuଠalla realizzazione di un modello siglato PE-175, chiaramente ispirato alla omologa e gloriosa archtop della Gibson.

 

 

Le chitarre prodotte dal 1977 in avanti erano prevalentemente ad una spalla mancante ed erano dotate di vibrato al ponte; il top era smussato con una curva degradante, dalla spalla alta del corpo fino al ricciolo opposto. Il manico poteva essere sia incollato che avvitato. Le rifiniture erano molto accurate. Vi erano anche modelli a doppia spalla mancante ed hollowbody (Ike Isaacs signature).

Linea PE Prototype 

 

 

www.matsumoku.org/models/ariaproii/catalogs/77_pe_a/77_pe_a_pg4.jpg.html

 

Le RS REV-SOUND, prodotte fino al 1982, avevano manico passante e pick-up attivi. Furono anche realizzati strumenti a doppio manico. La siglia RS, ossia Rock Solid, ਠstata adottata per esteso a partire dal 1986.

 

 

Le TS THOR-SOUND (o TRI-SOUND), presenti a catalogo fino al 1983, avevano pick-up attivi e passivi, potevano avere manico incollato, avvitato oppure passante.

 

 

A partire dal 1982 e fino al 1987 vennero commercializzati dei modelli dalle forme e dalle colorazioni veramente particolari, sempre ispirati alle marche concorrenti: le URCHIN (tipo B.C. RICH), le MINI-FLYING XX e le MINI-EXPLORER ZZ.

 

 

La rinnovata linea RS REV SOUND  (ispirata alla Fender Stratocaster) dal 1983 al 1990 rappresentಠil modello di punta della casa con i modelli BOBCAT, WILDCAT e STRAYCAT, alleggeriti nel peso e dotati di pick-up attivi e passivi. Erano anche molto diffuse le KNIGHT WARRIOR e le ROAD WARRIOR. 

 

La produzione presso lo stabilimento giapponese di Matsumoku contiuಠfino al 1987 con le MM MEGA METAL, le IC INTERCEPTOR, le IG INTEGRA le GT e le XR. Nello stesso anno l’azienda si trasferଠin Corea, per motivazioni esclusivamente di natura economica, proseguendo a produrre i modelli Superstrat e dando vita alla linea SL. 

 

Nel 1988 uscirono le serie CT, LB LIBRA, VA VANGUARD e WR WARRIORS, sostituite nel 1989 dalle POLARIS (Superstrat). Le VS e le AW vennero a loro volta sostituite dalle FS, le JS, le XL EXCEL e le VP VIPER. 

Dal 1990 al 1991 rimasero a catalogo la MA MAGNA  e nel 1991 venne realizzata la HIGH-END AQ ACQUANOTES, evoluta nella successiva linea COBRA.

 

Dal 1993 esiste l’attuale serie LOW-EST END STG.

 

Nel 1994 fu data vita ad una linea “single cutaway” disegnata dal liutaio britannico Trev Wilkinson e distribuita dalla statunitense NHF Industries, denominata inizialmente THE NASHVILLE 93. A seguito di una diffida della GRETSCH che inibଠl’utilizzo del nome Nashville, per evidenti motivi di copyright, fu ridenominata 615 Custom. Venne prodotta in Corea fino al 1998.

Sempre in quegli anni e sempre dietro i suggerimenti di Wilkinson, fu lanciata la serie FULLERTON (Strat), prodotta in Corea ed anche negli Stati Uniti d’America.

 

Alla fine degli anni novanta, attraverso la linea ARIA PRO II ਠstata reintrodotta la gamma dei modelli PE (Pro Electrics) , affiancandola alle serie FULLERTON, STG Solidbody, TA (thinline) e FA (jazz).

La ARIA ha sempre impostato le proprie strategie produttive rivolgendosi principalmente agli amatori ed ai semi-professionisti. Raramente si ਠdedicata a modelli “signature” particolarmente importanti, ad eccezione della linea VENTURES del 1991 (ripresa nel 1999). Queste chitarre sono molto diffuse tra i musicisti giapponesi.

 

www.ariaguitars.com/english/

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Alla prossima.

Bruno

 

 

Comments

beriorTue, 02/21/2012 - 21:05 February 21, 2012

Io ho un'Aria pro II "the cat" dell'87 ereditata da un coinquilino a cui gli ho cambiato il manico perchè con l'originale non mi ci trovavo. Ho anche cambiato alcuni settaggi nei collegamenti selettore pick up per curiosità e mi trovo molto bene. La chitarra però ha un difetto a parer mio grave: il selettore posizionato al di sotto dei controlli di volume e tono. Questo rende difficoltoso il cambio di suono (neck- bridge ad esempio). Un giorno cambierò anche quella disposizione. La perfezione la raggiunge la Telecaster :)

Torno all'articolo. Mi ha fatto molto piacere dato che non si parla quasi mai di queste marche e modelli che hanno reso musicisti persone che magari avevano la passione ma non i fondi per potersi permettere chitarre più di qualità.
Immagino che i primi strumenti musicali che l'uomo ha utilizzato non avessero poi così tanta qualità, ma la musica si è sempre evoluta lo stesso e i geni sono sempre emersi ;)

Un salutone a tutti

brunoritchieTue, 02/21/2012 - 23:16 February 21, 2012

 

 

http://www.ariausa.com/Archive/cp_cat_1986_01.html

E' una bella chitarra. Effettivamente, il selettore è in una posizione non ottimale. Forse si potrebbe risolvere il problema con un micro-switch? 

Ciao e grazie per il commento.

Bruno

beriorThu, 02/23/2012 - 18:01 February 23, 2012

Esattamente come quella. La mia è bianco avorio con pickguard nero (anche se l'ho foderato perchè ha avuto un brutto colpo, non da parte mia). Io l'ho ereditata. Per il selettore anche il microswitch bisogna inserirlo in una posizione comoda perchè altrimenti lo si raggiunge a fatica.
I pomelli dei potenziometri sono molto belli, fanno molta scena a parer mio, ma servono solo per chi suona con il volume al massimo e muto perchè chi usa le sfumature (suonare a un quarto ad esempio e poi metterlo al massimo per un solo e poi riabbassarlo ad un quarto) si trova in difficoltà a trovare nuovamente il volume giusto.
Quando suono con il selettore al ponte l'humbucker ha un volume più fine e leggermente più alto rispetto al resto delle combinazioni. Ho intenzione di rimetterci mano negli "ingranaggi" per provare alcune cose, come il potenziometro logaritmico a 250k

brunoritchieSun, 02/26/2012 - 09:19 February 26, 2012

 ... inserire il micro-switch in prossimità della spalla superiore della chitarra.

Bisogna però valutare la fattibilità dello scasso. Oppure lo si potrebbe mettere appena sopra il potenziometro del volume.

Sono anche comode le manopole push-pull.

aievedrimThu, 05/31/2012 - 20:18 May 31, 2012

E' stato un gran piacere leggere finalmente qualcosa della mia prima chitarra seria...non me ne sono mai separato!
una Aria HB color mogano con ponte bigsby bellissima.
suona da paura, a detta di un liutaio (che mi ha sostituito i tasti con i jumbo) anche meglio di una SG gibson. Ho anche sostituito i pickup con un paio di dimarzio. E' una chitarra eccezionale.

brunoritchieFri, 06/01/2012 - 18:54 June 01, 2012

 ... ci fai vedere una foto?

Ciao e grazie per il contributo.

Bruno

brunoritchieFri, 09/07/2012 - 21:01 September 07, 2012

Che nostalgia mi hai fatto venire!

GiuseppeQFri, 08/03/2012 - 14:01 August 03, 2012

Gran lavoro!
sono un felice possessore del modello VP 30 made in Korea acquistato nel 1997 come quella che si vede in foto priva dei pickup - vintage white ma di colore "fiero red" ...manico comodo e veloce in palissandro, bel suono ma l'elettronica lascia molto a desiderare. Usare i tuners ed il selettore è causa di interferenze e disturbi, servirebbe un nuovo kit wiring. Purtroppo non esistono informazioni su questa serie quasi fosse una limited edition, mi chiedo da dove è tratta la foto di questo articolo e mi piacerebbe contribuire...

brunoritchieSat, 08/04/2012 - 19:21 August 04, 2012

 L'immagine l'ho "pescata" gironzolando sul WEB. Il link è:

pasig.olx.com.ph/aria-pro-ii-road-warrior-made-in-japan-iid-141961902

Nel 1988 alcuni dei migliori modelli della ARIA continuarono ad essere prodotti in Giappone, ma la necessità di contenere i costi di produzione suggerì alla Casa l'eventualità di spostare la produzione in Corea. Nel 1988 arrivarono chitarre della serie CT, LB, Libra, VA, Vanguard e la WR Warrior. Queste furono sostituite nel 1989 da altre Superstrat: Polaris, VS, AW, FS, JS, XL Excel e, appunto, dalle VP Viper. 

Penso che il supporto della Casa possa tornare utile per saperne qualcosa di più. Lo puoi contattare al seguente link:

www.ariausa.com/support/support.html

Ciao. BRUNO

P.S. Link dell'archivio cataloghi ARIA:

www.ariausa.com/Archive/catalogs.html

 

Fabio NovelliMon, 09/10/2012 - 13:16 September 10, 2012

Ciao, ma sai che io posseggo un Diavoletto HB esattamente come quello della tua foto?
L'ho usato con gran soddisfazione in questi anni, ma ora son passato ad un Les Paul della Epihone, davvero ottimo, e non lo uso più.
Le ho sostituito i vecchi pickup con dei Tesla Vintage Reflection VR 60 Classic e il risultato era un sound come nei dischi degli anni d'oro!!!
Ma ora non lo uso più e per questo lo sto vendendo.
Comunque ho scoperto che l'HB è stata poi assorbita dalla ARIA e per un periodo sono stati prodotti strumenti con il doppio marchio ARIA - HB.
Ciao.
Fabio

brunoritchieTue, 09/11/2012 - 07:03 September 11, 2012

 Bella chitarra. Mi ha dato tante soddisfazioni e ne sento ancora oggi la mancanza.

Purtroppo ho troppe chitarre e non ho più spazio a casa per acquistarne altre.

Perché non inserisci l'annuncio nella nostra sezione "MERCATINO"?

Ciao e grazie per il contributo.

Bruno

 

Fabio NovelliTue, 09/11/2012 - 14:43 September 11, 2012

E' vero, è una chitarra emozionante. Ti ringrazio per il suggerimento, in realtà già domenica ho deciso di pubblicare l'annuncio sul mercatino musicale, magari pubblico anche sul vostro. Vi ho trovato cercando notizie sul marchio. Devo dire che qualche esemplare ancora in giro si trova. Così ho scoperto che è stata poi assorbita da ARIA, vedendo strumenti con il doppio marhcio sulla paletta. A distanza di tanti anni, il legno della mia HB si è stagionato ed il suono è davvero bello. Vedere la tua foto con l'HB a trsacolla, pensare quanti anni sono passati, quante cose sono cambiate e vederla ancora qui, testimone di un'epoca mi ha emozionato. Sai quanti ragazzini prima di un live guardavano incuriositi la chitarra sul palco: io sono anche il front man e la mia HB aveva lo stand proprio in mezzo, davanti alla batteria. Una posizione da prima donna. Molte volte il suo suono ha esercitato un fascino tale da oscurare la Gibson dell'altro chitarrista del gruppo. Il suono giusto per il rockblues. Se la vuoi vedere, ti lascio il link all'annuncio su mercatino... http://www.mercatinomusicale.com/mm/a_autentico-vintage-anni-70-made-in-... Grazie di tutto. Fabio

brunoritchieSun, 09/17/2017 - 09:29 September 17, 2017

Sono tornato per un momento su Laster Guitar. Mi sento un po' solo ...